Chisso: «la politica industriale veneta spiani la strada all'economia»
22 Dicembre 2007
Mira (Venezia), 15 Dicembre 2007 – «Il ruolo delle istituzioni e della politica non può essere quello di insegnare all’economia cosa deve fare, ma di servizio, per
consentire all’intera società di affrontare la sfida dello sviluppo e di vincerla» lo ha detto all’assessore agli investimenti strategici del Veneto intervenendo questa mattina a
Mira all’Assemblea Generale di Apindustria, dedicata al tema «Politica industriale o industria della politica?».
Ai lavori è intervenuto anche il presidente della Commissione Cultura e Turismo del Consiglio Regionale Daniele Stival.
E’ stato un dibattito a tutto campo su una tematica che la piccola industria ritiene essenziale per la società italiana e la realtà veneta in particolare: quello della piccola e
media industria è un segmento imprenditoriale – ha detto in sostanza il presidente Gian Pietro Penso nella sua relazione – del quale lo Stato si ricorda solo quando deve introitare le
tasse, che lavora due giorni a settimana per la burocrazia, che produce 7-8 mesi all’anno per pagare tasse, imposte e balzelli di ogni tipo, compresa la tassa sulla tassa dell’energia, e che
alla viene tacciato di evasione, mentre anche con il sistema bancario ha problemi, spesso solo perché qualche grande industria non paga o ritarda nei pagamenti. Per contro, è un
settore che, da solo, ha costruito il fenomeno economico veneto, fornendo un contributo essenziale all’attuale benessere della regione.
«La politica industriale del modello veneto – ha ricordato Chisso – è quella di mettere la media e piccola azienda in grado di partecipare al mercato in condizioni di parità
o migliori di quanto non avvenga in altre aree del Paese. Rispetto a questo, però, se guardiamo al costo economico dell’impresa oggi troviamo rigidità nel lavoro e negli stipendi
che non bastano, conseguente conflittualità, pressione fiscale e adempimenti in crescita, in base ad una politica delle entrate che bada solo al conto matematico e non allo sviluppo,
costi del trasporto, inefficienze e vincoli di ogni genere. Non è così che si accompagnano le intelligenze dei nostri imprenditori, che hanno vinto sfide straordinarie – ha
concluso Chisso – né si accompagna il tessuto sociale verso lo sviluppo, assecondando la voglia di tutti di stare meglio».





