Bollicine salate. La Francia tassa la Coca-Cola
29 Agosto 2011
Da oggi, la vecchia tensione tra Francia ed Usa si riaccende, ma in una maniera nuova.
Ad inasprire i rapporti, una tassa sulle “Bevande gassate a zucchero aggiunto”, recentemente ideata dal governo di Parigi. Che il balzello tocchi altri drink (come Fanta, Pepsi o la transalpina
Orangina) sembra contare poco: per gli americani (ed i sostenitori della bevanda colle bollicine) l’affronto è aver tassato la cola.
Nazionalismo a parte, per capire la decisione dei blues bisogna tenere conto di due grandi problemi nazionali: la crisi economica e la montante obesità.
Le autorità francesi sono disposte a tutto per mantenere la “tripla A” degli organi di rating ed evitare la retrocessione, ad oggi toccata a Grecia, Spagna, Portogallo e Italia. La
solidità finanziaria passa imprescindibilmente dal reperimento di 11 miliardi per le casse pubbliche. I soldi arriveranno così dalla tassa sui super-redditi (200 mil.), dalla
tradizionale accisa sulle sigarette (600 mil.) e sui super-alcolici, rum escluso (340 mil.)mil. Infine, questo il pomo della discordia, il sovrapprezzo sulle bibite gassate, ormai definito
tassa anti-obesità.
Tale termine fa passare al secondo aspetto della questione. Negli ultimi anni, l’eccesso di peso è diventato molto frequente: se nel 1997 gli obesi erano l’8,5 della popolazione, oggi la
quota è quasi raddoppiata (16%). Più in generale, in Francia un terzo della popolazione ha più peso di quanto sia salutare. Come sostengono gli esperti, governativi, la
“Fiscalità nutrizionale” dovrebbe perciò dissuadere dall’abuso di “Bevande zuccherate il cui consumo incontrollato favorisce l’aumento di peso”.
A fronte di tali valide ragioni, non sono mancati dissensi e perplessità.
Come prevedibile, il partito degli insoddisfatti è capeggiato dalla Coca Cola Entreprise. Il dirigente Tristan Farabet, punta al ventre molle della motivazione salutistica: “Le bevande
gassate rappresentano in media il 3,5% dell’apporto calorico quotidiano di un individuo: non è certo concentrandosi su quel 3,5% che si affronta seriamente la questione dell’eccesso di
peso. Le ragioni di salute pubblica semplicemente non reggono”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, il Collettivo nazionale delle associazioni degli obesi. La presidentessa Anne-Sophie Joly ritiene valido il motivo economico della tassa, “Porterà un po’
di soldi allo Stato, questo sì” ma non quelle salutistiche. Per Joly, un’efficace tassa anti cattiva alimentazione avrebbe dovuto stangare rum e vino, esclusi poiché protetti da
lobbies ed interessi nazionali: “Dietro le bottiglie di vino ci sono i viticoltori francesi e dietro il rum, i produttori di canna da zucchero dei nostri Territori d’oltremare.
A peggiorare il giudizio, la constatazione che, alla fine, la tassa farà aumentare il costo delle lattine di un solo centesimo: una barriera economica più che modesta.
Infine, qualche cittadino smorza i toni pur rimanendo assai poco convinto. Per il dottor Patrick Tounian, pediatra e nutrizionista, l’iniziativa è “Politicamente comprensibile” ma “Ha un
valore nutrizionale pari a zero: se domani proibissimo completamente il consumo di Coca Cola o di Orangina, non avremmo un bambino obeso in meno”. Per il medico, una tassa anti-obesità
veramente efficace dovrebbe colpire i succhi di frutta, assai meno salutari dei drink.
Matteo Clerici
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