Annus horribilis 2020 un anno dopo – dati e commenti sintetici, economia e pandemia

Annus horribilis 2020 un anno dopo – dati e commenti sintetici, economia e pandemia

Annus horribilis 2020 un anno dopo – dati e commenti sintetici, economia e pandemia

Giovedì, 25 febbraio 2021

 

Commenti, riflessioni, dati, resoconti dell’anno 2020. Le prime riflessioni. Ecco alcuni temi sul tappeto
Testo di
Nico da Comolonia

Le Riforme UE. La Bocciatura è dietro l’angolo?

Il primo ragionamento da fare è uno solo, è la “madre di tutte le battaglie italiane”, ovvero la richiesta di Riforme vere da parte dell’Europa all’Italia per avere i 209 miliardi di euro del Recovery Fund. Oltre a quelli della BCE, della disoccupazione Sure già avuti, oltre a quelli del bilancio ordinario del mandato 2014-2021  non ancora presi perché non sono state presentate domande dallo Stato e Regioni compreso il tema turismo.
Quindi riforma della Giustizia, riforma della Pubblica Amministrazione, riforma della Fiscalità. Il Governo italiano ConteBis lo sa dal 26 febbraio 2020 (un anno fa esatto), data dell’invio del documento della Commissione Europea all’Italia da sola, per indicare la strada in ogni caso da fare per avviare il processo “coesione solidale” rispetto a quello di “stabilità austera”.
Lettera – attenzione – inviata in copia per presa d’atto a: Parlamento Ue, consiglio capi di Stato, Bce, gruppo moneta Euro. Più chiari di così!  A parte, ma in primis, l’uso dei soldi del Mes per la sanità e ammodernare tutto il sistema italiano.

In totale per l’Italia sono 300 mld euro circa in 6 anni.

Voglio sbagliarmi. Ripeto: sono un pazzo ad anticiparlo. Voglio bene al mio Paese indipendentemente da chi lo governa: “…ma se non facciamo le riforme chieste da tutti i Vertici UE nel 2026 ci verranno bloccati i Fondi? Ci verranno chiesti indietro tutti i miliardi di Euro dati con interessi passivi doppi?”. Gentiloni ha scritto questo a Conte e a Draghi? Mi auguro di avere torto e non lasciare ai miei figli una eredità così da delinquenti.

Non una riforma chiesta dalla Ue, ma una riforma da fare in ogni caso per il bene di tutti

A parte il capitolo-sanità che spero abbia non 19 mld in totale, ma almeno 37 a disposizione, diventa urgentissimo pensare ai più deboli di noi italiani, chi non ha messo un po’ di fieno in cascina, chi ha perso tutto, chi non ha lavoro vero pur andando a cercarlo perché non c’è realmente. Quindi rivedere il reddito di cittadinanza per andare incontro in modo più strutturale a tutti coloro che sono vulnerabili per Covid e non Covid.
Un pase come l’Italia deve essere in grado di sostenere una coesione sociale civile in modo equo, armonico, solidale, trasparente. Non c’è una questione del Sud, c’è una visione Paese. Anche un sostegno temporaneo o continuo deve essere congeniato con indici e azioni concrete, misure più incisive ed efficaci.
La protezione sociale, richiamata da UE non è improntata a sostenere il reddito individuale. La UE chiede di usare strumenti strutturali nel mondo del lavoro per creare occupazione. Il modello Tedesco del 2000-2001 di sostegno al reddito puntando sul lavoro e sulla creazione di nuove imprese start up ha avuto successo seppur in piena transizione digitale e tecnologica.
Meccanismi “do ut des” sociali e imprenditoriali hanno consentito in 20 anni una crescita media dello 0,5 punto percentuale di PIL anno. La UE è chiara: il rischio povertà da pandemia deve essere limitato, ma si parla di povertà lavorativa non assistenziale.
Per questo che un primo “effetto strutturale” immediato può essere quello di unire   reddito di emergenza, reddito sussidiario, pensione e reddito di cittadinanza in una unica formula adattabile alle singole e diverse condizioni sociali e reddituali delle famiglie, più che del singolo, indicabile in un “sostegno di inclusione al lavoro”, evidentemente variabile, temporaneo in base al tipo di territorio-regione, stili di vita, costi sociali e civili.
La assistenza lineare a unico senso non risolve il problema ma lo ingigantisce al presente, si trasferisce  su generazioni future, non crea presupposti solidi duraturi. Nel solo mese di gennaio 2021, l’Inps indica in 1,3 milioni di famiglie beneficiarie del solo reddito di cittadinanza per circa 3 milioni di italiani, media di 543 euro a testa, con punte di 617 euro  in regioni Campania e Sicilia: insieme fanno il 39% delle erogazioni totali. Spesa totale pari a 1,6 miliardi di euro al mese… Ma ci sono state anche nel solo mese di gennaio ben altre 15.000 revoche perché non meritate.

Coronavirus e  lockdown, effetti strani della Pandemia

Abbiamo già scritto che i ricchi hanno sentito meno il coronavirus e il lockdown. Qualcuno dovrà spiegarlo bene ai politici Europei. I primi bilanci di società pubbliche e private presentati e riferiti all’anno 2020 lascia perplessi: banche, fondazioni, assicurazioni, gestioni patrimoni, industriali farmaceutici, multinazionale di prodotti di bellezza della persona, farmacie delle città, multinazionali di prodotti per pulizia della casa, venditori di supporti telematici, gli stessi motori di ricerca e grandi multinazionali del web… presentano bilanci fortemente attivi, con utili stratosferici.
Banche che fatturano da 60 a 100 miliardi di dollari l’anno, hanno presentato utili netti da 5 a 9,5 miliardi.
Società di intermediazione finanziaria e di gestione stanno capitalizzando utili dall’11 al 27% netto. Addirittura sono nate nuove banche come quella di Verona e Vicenza… se ce n’era bisogno!
Dall’altro lato ci sono imprese  ed ex-imprese di chi non ha più nulla (non certo per colpa sua): in Italia hanno tirato giù le saracinesche per sempre 77.000 esercizi commerciali artigianali, 14.000 ambulanti di cui il 50% solo nelle regioni del sud Italia hanno chiuso ( non venduto) il banco, il 22% delle imprese della ristorazione e alloggio hanno chiuso licenziando dipendenti in % maggiore al nord Italia; anche il commercio al minuto elettronico ha perso il 3%. Invece le imprese estere arrivate in Italia e che hanno acquisito intere o fette di imprese sono in forte aumento.

Due effetti particolari su cui occorre meditare ad iniziare da qualche Ministro

Il settore commerciale al dettaglio dell’alimentare (non dell’agro e non del gastronomico) ha fatto segnare un record di vendite in volumi, di fatturati, che è arrivato a toccare in alcuni supermercati e ipermercati grandi del centro Italia ( marchi molto noti) quasi il 30% di aumento nell’anno 2020. La media nazionale in ogni caso parla di un 18-20% di media di fatturato in aumento da Ipercoop a  Esselunga, ma anche da parte di tutti i discount e cache and carry presenti. Andando a spulciare i bilanci, voci per voci, settore per settore saltano all’occhio due dati fondamentali: il prezzo di origine della materia prima fresca o lavorata ( formaggi, prosciutti, frutta, ortaggi…) che è rimasta tal quale (+ 0,9% dal 1 gennaio 2020b al 31 dicembre) mentre il prezzo al banco e in scaffale è aumentato dal 3 al 7% a seconda della referenza se confezionato con brand industriale pubblicizzato o marchio insegna stessa.
Un salto che sicuramente denota non tanto una inflazione reale ( Istat infatti non registra questo incremento nel paniere alimentare di 60 prodotti) quanto un incremento di costi guidato – in modo molto omogeneo fra tutti i supermercati piccoli e grandi – direttamente   dal punto vendita. Meditate.
Il secondo aspetto pandemico interessante è la frontiera del Brennero, in Alto Adige, regione autonoma a statuto speciale, territorio al 100% italiano. Lunghe code di 10 km sul fronte italiano. Nessuna coda sul fronte austrico e i camion viaggiano  tutti verso l’Italia senza alcun problema.

Camionisti Italiani alla frontiera: obbligo del tampone non più vecchio di 48 ore… prezzo 40 euro cadauno!

I camionisti italiani o provenienti dall’Italia (non succede per esempio alla frontiera fra la Germania e l’Austria e non succede in Pannonia ad Est dell’Austria) invece hanno l’obbligo del tampone non più vecchio di 48 ore (da rifare se scade) per passare la frontiera con certificazione “patente” sanitaria in mano e in regola. Quindi un Green Pass o Health Card c’è già in Europa, mentre è in atto la discussione.

Il test a 40 euro cadauno è a carico del camionista!

Manca reciprocità: se ci fosse il presidente Pertini la cosa non sarebbe passata sotto traccia e avrebbe avuto l’onore del “ brigante sei, brigante ricevi doppio”. Dove è finita la solidale coesione europea? Dove sta la Commissione europea. Dove sono i nostri ministri della Salute e degli Esteri? Meditate

La questione sanitaria nazionale è un gran pantano!

Esiste anche una questione Europea: contratti centralizzati nella mani della burocrazia europea, accordi che eludono proprietà di brevetti, contratti senza esclusiva di fornitura o almeno priorità di consegne, versamenti di contributi a fondo perduto per accelerare ricerche e sperimentazione a 6 zeri senza alcuna garanzia, impossibilità di poter accedere al mercato libero, diversità di obblighi in Italia fra regioni a statuto speciale e regioni ordinarie, sempre più evidenti trattamenti diversi fra figli e figliastri.

E questa è la coesione territoriale europea e nazionale?

Siringhe mancanti e sbagliate,  dosi diversi per siringhe, dosi non consegnate, dosi giacenti in magazzino, tamponi non obbligatori poi obbligatori, luoghi di vaccinazione solo in strutture sanitarie pubbliche, spazi ristretti e code lunghe ravvicinate. Londra e Tel Aviv hanno fatto tutto una altra cosa e oggi hanno il 40% della popolazione già con il primo vaccino, pronti per il blocco pandemia e una prima libertà riconquistata. La UE punta il dito contro troppi sistemi nazionali diversi: carenza del personale tecnico e di ospedali di comunità, esclusione delle cliniche, punti clinici contaminanti, non uniformità di trattamento nelle scuole, uso diverso di Shengen, assenza di una vera resilienza e sostenibilità in ospedali enormi. 10,5 miliardi di euro in Italia per l’innovazione della assistenza sanitaria nazionale a domicilio è sufficiente? C’è un piano di costruire nuovi ospedali di territorio?

Questione Vaccini. Niente di più incasinato

Sinceramente è una sfida notevole per chiunque avesse preso in mano la patata bollente. Arcuri ha colpe, ma molte colpe sono anche di un sistema nazionale-regionale che non è mai andato oltre – in molti argomenti nevralgici – alla banale condivisione o non condivisione di una svelta politica di referenza diretta e di personalizzazione partitica. Può una siringa in Lombardia costare 25 centesimi e in Sicilia 112 centesimi? Negli ultimi 20 anni la Sanità italiana è stata al centro di questioni, scandali e in prima pagina solo quando ci sono state nomine dirigenziali o per impostazioni diverse fra una regione e l’altra, fra costi ridotti ed efficienti al Nord e buchi senza fondo al Sud, fra il turismo sanitario dal Sud al Nord Italia con altri costi aggiuntivi per le Regioni del Sud, fra Commissari nominati da Roma senza incarichi precisi e non a termine.
C’è stato un filone di “prebende” sanitarie poggianti sul rapporto politica-sanità. Il sistema sanitario dei carrozzoni ospedalieri pubblici megagalattici è finito in Europa da circa 20 anni: in Italia continua. Oggi la pandemia sembra stia agevolando la Cina e la Russia avendo mano libera.
Fin la Brexit nel campo vaccini è stato un toccasana per Boris Johnson. Israele in silenzio ha dato prova di una capacità organizzativa e logistica fuori dal comune, in totale isolamento, acquistando sul mercato i vaccini migliori e pronti senza vincoli volumi e quantità! Fin nella Repubblica di san Marino sono già arrivati i vaccini Sputnik russi appena ordinati. In Africa 21 Paesi ricevono già da tempo il vaccino Cinese per il 50% delle dosi gratis e pagamenti di lunga data per i paesi più grandi e che possono permetterselo. Forse la Pandemia-Vaccino diventa uno strumento diplomatico per fare altri affari ed apparire più buoni?
Mi chiedo: come può un Draghi, un uomo di numeri, di strategie, di programmi … portare il Paese Italia in salvo se tutti (tanti, troppi…) remano contro?
Sto pensando a quello che da anni scrive il direttore di Newsfood… L’Italia farà la fine di Venezia… ben pochi ormai sono i Veneziani indigeni che si possono permettere di abitare, vivere, lavorare nella loro ex città.
Venezia perchè è la città più bella e invidiata del mondo… l’Italia? idem!

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
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