ALLARME ONU – EFSA: AGRICOLTURA ECONOMIA PRODUZIONE – CONSULTAZIONE UE STATI MEMBRI

ALLARME ONU – EFSA: AGRICOLTURA ECONOMIA PRODUZIONE –  CONSULTAZIONE UE STATI MEMBRI
ALLARME ONU – EFSA: AGRICOLTURA ECONOMIA PRODUZIONE – CONSULTAZIONE UE STATI MEMBRI
2 marzo 2021
Testo di Nico da Comolonia

Agricoltura UE. Post pandemia virale-economica occorre visione strategica comune dei 27 paesi. Previsioni Onu-Efsa allarmanti. Agire inversamente. Dare sicurezza. Equilibri produzione consumo.

Le previsioni sulla produzione e consumo di cibo in Italia, in Europa e nel Mondo oramai sono note almeno da 20 anni. Economisti e agronomi spesso non sono concordi, dibattono il tema. 9,7 miliardi di abitanti sul pianeta nel 2050, come dice l’Onu, impone una necessaria crescita produttiva ma senza erodere il suolo e curando i cambi climatici. Una sfida accademica di alto profilo che senza la politica mondiale ed europea non può essere vinta.
Già oggi produciamo alimenti sfruttando in certe aree il terreno come se non ci fosse un domani: la fertilità della terra non è infinita e l’uso eccessivo di prodotti non naturali crea altri grossi problemi. Non dimentichiamo che le quantità prodotte incidono sui prezzi, e solitamente la carenza di cibo disponibile è abbinato alla povertà dei paesi e delle popolazioni. Da un lato sfruttamento, eccessi e sprechi, dall’altro incolto, scarsità e malattie.
Produrre-mangiare è il binomio che viene prima di ogni altro. Quindi anche la scelta della “produzione” diventa fattore determinante della “salute”, quindi la limitazione di certe produzioni deve andare di pari passo con cibi alternativi ma con le stesse proprietà nutritive. Produrre per la salute e sicurezza di tutti: questo deve diventare lo slogan della agricoltura del futuro europeo.
Scegliere proporzionando i fattori produttivi: suolo, acqua, energia. I cibi così ottenuti devono diventare comuni sia nei paesi maturi che in quelli emergenti. Il cambio del carrello della spesa dipende da come viene gestita la produzione, compreso la deforestazione immolata per i nuovi cibi vegetali. Un fattore importante è il no-spreco del cibo, a partire dal campo produttivo fino ai rifiuti della singola casa. Contaminazione e intensività, calo demografico e estensione produttiva non possono andare a braccetto ovunque e comunque in tutte le aree: qualità speciale e biodiversità hanno regole diverse che possono trovare chiare aree di incidenza e fornire alimenti particolari.           
Oggi urge ri-organizzare tecnicamente giuridicamente e legislativamente l’agroalimentare perché non è solo un fornitore di cibo, in termini di volumi per soddisfare più popolazione ma anche in termini di valore economico. La produzione agroalimentare è il punto di partenza di un insieme di fattori che governano, nell’origine naturale, una transizione obbligata fra cambi climatici e sicurezza nutrizionale.
I volumi hanno ancora un fondamentale valore, ma con varietà e matrici differenti, anche in funzione dei luoghi, degli ambienti, della cultura e della disponibilità. C’è bisogno di una strategia agroalimentare diffusa che dia cibo a tutti, una opzione dedicata al non sfruttamento delle risorse naturali anche in funzione dei cambi climatici, c’è bisogno di una azione e componente salutistica formativa, una visione produttiva di alimenti altamente energetici.
Ecco che allora la geografia, morfologia, geopedologia, idrografia, demografia, altre disponibilità economiche diventano tutti fattori produttivi da collegare nella individuazione di destinazioni d’uso e di coltivazione e di allevamento del suolo…recuperando suoli non ancora agrari… alleggerendo terreni in precarie condizioni di fertilità ma importanti per altri obiettivi escopi collettivi. Anche la logistica e i trasporti sono sempre più una componente che lega il modello di consumo e della domanda di prodotti, alla condizione migliore della produttività d’area. In 70 anni tutta la agricoltura è cambiata acquisendo sempre più una figura industriale anche con la lodevole finalità di portare il cibo a più popolazioni possibili. In alcuni paesi europei il paesaggio agrario-rurale è totalmente cambiato anche nella sola morfologia-dimensione del campo arrivando a uniformità-monoculture estese e intense.
La economia-finanza è diventata la principale domanda-consumo anche in agricoltura e non tutte le economie di scala hanno finalità sostenibili e di biodiversità. Anche l’Europa, seppur meno, c’è stato un indirizzo di mezzo secolo improntato a favorire la concentrazione e l’ingrandimento delle imprese agrarie, soprattutto nelle aree più meccanizzabili.             
Produrre di più e produrre meglio. Questo è lo slogan giusto, ma difficile che necessita di azioni e interventi di ampio raggio non più relegabili solo a fattori produttivi tradizionali, a economia di scala. Il fattore uomo e il fattore clima devono diventare sempre più fondamentali nelle scelte strategiche: l’uomo modella e fa rendere un paesaggio agrario sia esso dedicato al pascolo di pecore che a serre di pomodori fuori stagione. Per questo che stagionalità e biodiversità sono altri parametri da considerare nella definizione di una nuova visione post Pandemia dell’agricoltura-alimentazione europea.
Negli ultimi 30 anni la superficie agraria in Europa si è ridotta: oggi solo il 40% dell’intero suolo UE è dedicato all’agroalimentare. Solo 1/3 delle 9 milioni di fattorie europee sono aziende agricole a titolo unico. Quindi forte concentrazione, sfruttamento e produzione altamente intensiva che serve per produrre volumi a scapito di altre questioni: quanto è possibile far ridurre determinati processi di forte incidenza naturale senza perdere la quantità necessaria per dare cibo a più persone possibili?  Come le restanti 2/3 di aziende agricole piccole, marginali, part-time, con il 50% della produzione destinata a autoconsumo e consumo prossimale possono migliorare la dimensione ma continuare a esistere e svolgere un ruolo fondamentale? La soluzione migliore che come economisti-agronomi-ecosistemici abbiamo formulato è quello di un nuovo disegno di alternanza delle due figure di impresa, con altre funzioni scopi e prodotti per le aziende piccole (italiane, francesi, spagnole..) e una forte riduzione dei fattori inquinanti e di risorse naturali per le mega imprese e le multinazionali agrarie europee.
Le norme PAC 2023-2027 possono dare un primo grande supporto e strategia a questa visione della biodiversità fra imprese, l’uso delle ricerche scientifiche per le grandi imprese, funzioni e misure diverse per le aziende collegate a cooperative di produzione e distribuzione, la multifunzionlità e la valenza di presidio-tutela-cura del paesaggio agrario di zone diverse e svantaggiate per le aziende agricole famigliari artigianali.       

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
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