EUROPA PRETENDE RIFORME – DRAGHI DEVE FARCELA

EUROPA PRETENDE RIFORME – DRAGHI DEVE FARCELA

EUROPA PRETENDE RIFORME – RENZI AVEVA PROVATO – DRAGHI DEVE FARCELA – UNA TERZA VIA ITALIANA

Draghi deve farcela per rassicurare l’Europa ma soprattutto per snellire il carrozzone e salvare gli Italiani

Lunedì, 1° marzo 2021

 

Riforme chieste e richieste dall’Europa all’Italia. Questione primaria, dopo la soluzione caos vaccini. “…speriamo che ce la faccia..” almeno le più importanti. L’Italia ha bisogno subito di merito, di socialità, di liberalità, di pulizia, di futuro lungo. Fra socialdemocrazia e liberismo sociale.  
Testo di Nico da Comolonia 

Matteo Renzi ha avuto e ha una idea chiara, o ha sbagliato tutto?

 

Non sono un sostenitore di Renzi, nè della prima nè dell’ultima ora, nè quando aveva raccolto il 41% dei consensi a nome e per conto del Pd e nemmeno ora che viene dato sotto il 3% con Italia Viva.
Due cose però ho letto molto volentieri di questo animale politico toscano: la sua prima bozza di Riforma Istituzionale del Paese e non,  incentrata sulla modifica parziale di alcuni passaggi della Costituzione, quella che sfociò nel disegno di legge presentato nel 2014 e non la versione uscita dal Parlamento nel 2016 con i tanti emendamenti presentati da alti esponenti dello stesso partito di Renzi.
Contesto diverso, seconda lettura,  ma molto simile,  l’elenco della “spesa” di 62 articoli presentata al governo Conte bis. Due documenti che sono stati accantonati volutamente da un certo potere politico. Molte scelte e richieste  anche non condivisibili, ma almeno chiare.
Entrambi gli “scritti” esprimono il carattere del toscano puntiglioso, con mira sicura, fin troppo sagace, bravo di lingua, martellatore, affabulante… proprio tipico del personaggio.  Al Renzi rottamatore gliela hanno giurata in molti non amici, altri hanno fatto volta gabbana pur di mantenere un posto. In politica, tutto, ha tempi lunghi e tempi dettati da fatti concomitanti. In questo la politica è molto simile alla alta finanza.
E’ logico che un politico di carriera o che vuole esserlo, deve puntare sempre a dare una impronta al proprio messaggio: certo che per realizzarlo ci vuole consenso. Ho accolto molto favorevolmente già nel 2014 e anche nel 2020 i soli contenuti delle proposte renziane, in modo oggettivo tecnico progettuale. E’ molto controproducente, per l’Italia stessa, oltre che il Pd, che l’unità del partito ci sia solo quando spara a un bersaglio nominale: mi interessano proposte politiche concrete utili e obbligatorie per il nostro Paese.
Da decenni manca una proposta concreta e chiara da contrapporre ad altri (vedi Salvini e Grillo). Il Renzi birichino o il Renzi del 2% che fa crollare il Conte bis o il Renzi che aveva già condiviso l’arrivo di Draghi e l’ingresso della destra al governo di sostenibilità nazionale non mi interessano. Renzi simile a Bersani, ma trattati in modo totalmente diverso dallo stesso Pd.
Renzi non ha resuscitato Salvini, sono le 14 Regioni su 20 e i sondaggi chiari dal Paese con i numeri in mano a dettarlo. Anzi forse Salvini perderà consensi se non sarà capace di tenere gli elettori,  a vantaggio della Meloni.  Mi interessa se l’idea progettuale di qualche politico  ha un fondamento e serve per l’Italia, per le Riforme obbligate.

Riforme urgenti italiane, nell’ordine: Giustizia, Fiscalità, Pubblica Amministrazione, Sanità, Debito Pubblico, Efficienza Legislativa

Stando alle lettere e scritti, le due ultime Commissioni Europee reclamano dai tempi del patto di stabilità e austerity le Riforme urgenti italiane, nell’ordine: Giustizia, Fiscalità, Pubblica Amministrazione, Sanità, Debito Pubblico, Efficienza Legislativa. Non so quante  di queste Draghi riuscirà a portarne a termine o avviarne, certo è che quello della PA, Fiscalità, Debito Pubblico sono nel suo DNA. Io propendo di più per mettere in prima fila Giustizia, Fiscalità, Sanità, Efficienza Legislativa.

Quante strade, quanti problemi urgenti attorno ai ministeri del governo Draghi

 

Quello che mi interessa è capire se il modello Renzi è un modello politico che sta in piedi, in questo fatidico momento, per l’Italia che ha mille problemini che diventano enormi più scorrono nel tempo, che assommati creano buchi neri continui e irreparabili senza un dietro front chiaro e netto più che una discontinuità verbale, politically correct.
Quanto questo governo Draghi è in grado e vuole prendere posizioni impopolari ma necessarie?
Penso alla soluzione definitiva di Alitalia. Penso agli asset paese come l’acciaio nazionale (Ilva è un soggetto fondamentale ma va visto in ottica ampia), le Autostrade e Infrastrutture, i porti marittimi, l’alta velocità di merci al posto del trasporto gomma. Si riuscirà a mettere mano a contratti innovativi?
Si può e si deve licenziare e assumere con altri contratti, si può e si deve rivoluzionare il modello pubblico, si può e si deve creare occupazione anche in fase di totale digitalizzazione e tecnologia 5.0, … si DEVE rinnovare tutto l’organigramma e le strutture sanitarie, si DEVE subito fare una nuova scuola e formazione dedicata al lavoro senza implementare assistenzialismo, mancette, prebende elettorali, navigator e uffici per l’impiego con la fila all’entrata e nessuno in uscita.
E il Parlamento resta intoccabile dopo che da 1000 si è scesi a 600 nello stesso condominio sempre ancora con le doppie camere per la democrazia superperfetta al 110%? Anche questa riforma andrà impostata e rivista per andare al voto nel 2023. Forse concomitante anche con l’elezione del nuovo Capo dello Stato dopo una breve estensione di Mattarella se Draghi lavora bene e macina successi…
Quanto la parabola negativa del PD e del M5S e dei rispettivi gruppi dirigenti attaccati alle poltrone senza avere una visione del paese inciderà sull’ulteriore paralisi e sprofondamento? Questo è il dubbio dei dubbi per tutti gli elettori sia di sinistra che di centro che di destra

Ha senso una politica di centro, di sinistra, di destra? Chi le contraddistingue? Gli italiani vogliono solo fatti

 
La mia storia di piccolo politico impegnato, fra i 16 e i 27 anni, di universitario di lungo passo e di comodo per mantenere vive le spensierate nottate con amici, le vacanze all’estero prolungate mi lega alla matrice cristiana, sociale, liberale. Tutt’ora esistente. Renzi incarna questa matrice realmente? Idem Macron? Oppure sono finti messaggi.
Una “terza via” che certamente scombussola tutti i colori politici, le formule e le squadre. E’ questo che vuole l’italiano e l’Italia oggi? Credo di si, ma non copiando manuali teorici e progetti lineari validi per tutti.
L’Italia ha bisogno di una sua strada.
E’ nei momenti di crisi pesante che occorre rischiare e tirare fuori il meglio e il massimo. Da qui che la mediocrità, la inappetenza, la salvaguardia dello status quo espressi negli ultimi anni da molti partiti hanno trascinato in avanti problemi che si sono autoalimentati da soli nel tempo, come il parlamentarismo di nome e di fatto, la auto alimentazione dei burocrati, il metodo di soluzione. Gli italiani chiedono cose concrete: se poi vengono o da destra o da sinistra poco importa. E’ da tempo che dico “vorrei veramente sentire qualcosa di sinistra” come pure scrivo “ma è così difficile semplificare e liberalizzare?”.
Eppure sono 3 anni che sentiamo dire dal partito più rappresentato in Parlamento che quando una impresa va male o ha delle difficoltà anche congenite e strutturali, sia privata che pubblica, è lo Stato che deve assumerne la totale gestione e proprietà insieme. Diciamo che neanche al tempo del PCI si era arrivati a tanto: ma almeno è una posizione politica ben chiara.

Il socialismo liberale o il liberismo sociale può essere una soluzione, ma quale per l’Italia?      

 
Per la mia storia personale c’è anche l’aspetto cristiano che entra in ballo parlando di una società e di una economia che unisca la presenza sociale con l’indirizzo liberale. Diversi intellettuali, filosofi, sociologi, economisti negli ultimi due secoli hanno approfondito formule teoriche e di principio. Nel secolo scorso abbiamo avuto “adattamenti” diversi di questa politica dalla formula svedese alla impronta inglese, da quella più sociale tedesca a quella più liberale americana. Il principio base è che l’azione umana nel governo di cose proprie e altrui deve essere cosciente e responsabile, ancor più se trattasi di figure verticali della cosa pubblica. Importante è il rapporto e la proporzione fra l’individualismo metodologico e ontologico come difesa umana senza pretese pretestuose verso le svariate forme del collettivismo. E’ determinante quanto la scienza sociale e la ragione logica possono convivere nel modello di impresa privata liberale e di ente pubblico e dialogare a distanza. Esatto! La moderna novità del modello social-liberale sta proprio nella definizione di una formula che si deve adattare settore per settore, ambiente per ambiente, macroregione per macroregione.
Uno Stato autorevole non è quello dell’asso pigliatutto anche quando non è briscola, ma proprio nella capacità alta e responsabile di intervenire con mezzi legislativi idonei perché vi sia controllo sicuro, competenza certa per una gestione privatistica nel settore privato riscontrabile anche sindacalmente nel mondo pubblico. Uno Stato autorevole ha forza e valore nel momento in cui da indirizzi chiari di governo e non suscettibili di interpretazioni giuridiche  e non gestisce;  in cui pone binari di valore equitario nella diversità e nella differenza che esiste nella natura stessa di azioni e misure. Snaturare per puro potere, diventa un blocco.
In questo modo in Italia oggi e prima possibile, occorre che ci sia un modello legislativo, in tutti i campi, dove la migliore e più trasparente competizione  diventi la più alta e sicura forma di collaborazione, dove l’economia di mercato abbia una libertà politica con alcuni fattori di automisurazione e di controllo esterno che salvaguardi il potere di acquisto dei più deboli, la vita stessa sociale con una piattaforma minima di salvaguardia di diritto.

Solidarietà è sussidiarietà, sostenibilità è resilienza

Solidarietà è sussidiarietà, sostenibilità è resilienza;  la difesa dei deboli è la garanzia di vita dei più forti. Toqueville e Ropke, ma anche don Sturzo e Einaudi, Schlesinger giovane e Maritain, Spadolini e Tosato hanno espresso concetti oggi attuali anche nel valore del debito pubblico buono e quello cattivo, sul limite oltre al quale uno Stato-Nazione non deve andare perché immediatamente butta benzina sui mal di pancia sovranisti, nella responsabilità verticale e nell’esempio primario che un dipendente pubblico deve dare a quello privato (legge Mitterrand), nell’inutilità di una fiscalità oltre un  certo limite che diventa fautore di corruzione ed evasione, nella importanza di un reddito per tutti contro una rendita diffusa passiva e assistenziale, nella visione di una educazione comportamentale istruttiva di una economia reale e non virtuale per favorire il legame fra produttore e consumatore in una filiera più corta.
Ecco questi potrebbero essere alcuni dei più importanti concetti economici che dovrebbero rientrare nelle Riforme del governo Draghi e che in parte erano interconnesse con le proposte renziane, ma avevano un peccato originale incancellabile: une espressione non di sinistra pura di un politico di sinistra e in una sinistra che non sa più  capire e andare incontro agli elettori di sinistra. Spero che questo sillogismo politico assurdo venga sciolto non per tornare a vecchi schemi partitici ma per fornire soluzioni giuste a tutti gli italiani.                  

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
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