Alla mancanza di acqua e ai campi a secco la Regione Puglia risponde chiudendo i rubinetti
14 Dicembre 2007
Puglia – Alla mancanza di acqua e ai campi a secco la Regione Puglia risponde chiudendo i rubinetti “il ricorso al TAR contro il Piano di Tutela delle Acque è stata una scelta
obbligata per contrastare quella che si configura come una vera e propria beffa ai danni del settore agricolo pugliese; la prolungata e ricorrente siccità, sommata a già avanzati
processi di salinizzazione delle falde freatiche di interi territori agricoli, non può essere affrontata con provvedimenti deleteri, quali il blocco delle concessioni irrigue e dei
trasferimenti delle stesse”.
Il Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, spiega le ragioni che hanno spinto l’Organizzazione ad adire le vie legali contro le misure contenute nel Piano, redatto dall’Assessorato
alle Opere Pubbliche della Regione Puglia, senza alcun propedeutico momento concertativo.
“Le misure restrittive contenute nel Piano comporterebbero – continua Salcuni – la chiusura di molte attività agricole esistenti, causando la regressione di colture irrigue ad alto
rendimento economico in colture non irrigue su vaste aree delle province di Bari, Taranto e Foggia. E’ un modo di amministrare che prima chiude i rubinetti e poi comincia – ma nel piano non ve
n’è traccia – a pensare cosa fare per risolvere efficacemente il problema. Infatti, in una realtà come quella pugliese è evidente la vastità dell’impatto
socioeconomico dell’agricoltura, anche sotto il profilo occupazionale. Meglio sarebbe – conclude Salcuni – prevedere prima soluzioni che consentano lo sfruttamento di risorse alternative o
incentivino il risparmio in modo virtuoso, individuando strumenti per il riuso delle acque o per gli usi plurimi”.
Per questo la Coldiretti Puglia ha chiesto e ottenuto dall’Assessore al ramo la disponibilità ad incontrarsi. E’ urgente, infatti, per la Coldiretti l’adozione di un provvedimento di
sospensione e conseguente modifica delle stesse norme di salvaguardia che rischierebbero di penalizzare irreversibilmente intere filiere produttive agricole, agroalimentari ed agroindustriali,
con grave nocumento per i livelli occupazionali e per il tessuto socio-economico di vasti comprensori del territorio regionale.
“L’attuazione immediata – incalza il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio De Concilio – senza un opportuna razionalizzazione nell’utilizzo della risorsa idrica, significherebbe la
trasformazione di una vastissima superficie di terreni da irrigui a non irrigui, interessando circa l’80% dell’intera superficie produttiva di ampie aree della Capitanata – intervenendo su
circa la metà dei Comuni di Cerignola, Manfredonia, Foggia, Orta Nova, sulla quasi intera estensione del Comune di Carapelle e Lesina – della provincia di Taranto su Laterza, Mottola,
Massafra, Ginosa e Martina Franca, e della provincia di Bari, in particolare su Andria, Canosa, Terlizzi ed il sud barese. Un numero di utenze interessate pari a ben oltre 10.000 pozzi solo di
tipo irriguo senza contare le utenze di tipo industriale zootecnic, tutte in attesa del rilascio del provvedimento di concessione”.




