Alfio Noto in “Giovanissima e immensa”
9 Gennaio 2021
Alfio Noto in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici
Milano, 9 gennaio 2021
“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano. Nelle librerie da Natale.
Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Alfio Noto:
«Sono stato assunto in Banca d’Italia a Milano nel 1961» ricorda Alfio.
«Nel ’65 mi chiesero di andare in Somalia. Mogadiscio era ancora de facto
una colonia italiana. C’era il vescovo, la chiesa. C’era un bel circolo. Ho
apprezzato molto l’esperienza. Allora la situazione era molto diversa. La Somalia era indipendente. Uno che veniva in Somalia spesso era Amintore
Fanfani. Guido Carli stesso. Intendiamoci era ed è un Paese poverissimo.
Conta per la posizione strategica. Infatti il primo attacco a quella gestione
filo-italiana fu con la venuta dei russi. Loro non guardavano a obiettivi
economici, guardavano a obiettivi politici. Poi arrivarono i cinesi. Il corno
d’Africa è sempre stato un punto strategico. Il Kenya aveva una situazione
completamente diversa. Gli inglesi avevano dato allo Stato africano una
struttura politico-amministrativa. E si vedeva. Durante l’amministrazione
italiana prima della guerra e poi quella fiduciaria abbiamo creato un po’ di
aziende agricole che producevano banane. Non c’era alla base un progetto
di sviluppo industriale.»
Dopo la Somalia dove sei andato?
«Sono andato a Washington. Si è posto il problema se restare negli Stati
Uniti o tornare in Italia e si prese la decisione di tornare. Dal 1970 sono
stato a Brescia, Siena e quindi Parma. Nel ’79 sono venuto a Milano e sono
rimasto sino alla fine del mio incarico alla Banca d’Italia. Ho battuto tutti
i record di permanenza. Un direttore non doveva fermarsi più di sei sette
anni. Di solito si veniva prima della pensione. Io ci sono rimasto quasi per
vent’anni.»
Vent’anni decisivi. Dal 1979 agli ultimi anni Novanta è cambiato il
mondo.
«Qui a Milano negli anni Ottanta abbiamo avuto problemi seri. Il crack del
Banco Ambrosiano per esempio. Poi Mani pulite. A noi delle banche Mani
pulite non ha toccato molto. Ma con Mani pulite maturò la decisione di
privatizzare le banche.»
Com’era cambiata Milano tra il tuo primo e il secondo incarico?
«Molto. Ho un bellissimo ricordo degli anni Sessanta. Milano era una fucina
di idee. Quando sono tornato nel ’79 c’era il problema del terrorismo
rosso. Rispetto alla funzione delle banche è cambiato tutto. Negli anni Ottanta
le banche avevano in mano il sistema industriale e la banca d’Italia
esercitava una certa influenza.»
Quando inizia la finanziarizzazione dell’economia?
«Negli anni Novanta inizia il controllo assoluto delle banche sul sistema
delle imprese. Se vogliamo fare dei nomi, il controllo di Mediobanca. Se
una società voleva un aumento di capitale doveva andare da loro. Nel ’93
ebbe inizio la privatizzazione delle tre BIN (Banche di interesse nazionale:
Banca Commerciale italiana, Credito Italiano e Banco di Roma, NdR). E
ci fu uno dei primi errori di Cuccia. Il disegno era mantenere il controllo di
Mediobanca sulla Comit e lasciare il Banco di Roma e il Credito Italiano
ai privati.»
Invece poi la Comit è confluita in Banca Intesa.
«Non doveva confluirvi. Era l’unica banca di livello internazionale, presente….
Foto cover:
Alfio e Cesira Noto, Laura Perego di Cremnago, Achille e Giovanna Colombo Clerici
Redazione Newsfood.com
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