Adele Buratti Mazzotta e il Palazzo Arcivescovile in “Giovanissima e immensa”

Adele Buratti Mazzotta e il Palazzo Arcivescovile in “Giovanissima e immensa”
Adele Buratti Mazzotta e il Palazzo Arcivescovile in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici
M;ilano, 6 gennaio 2021
“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.

                     Anticipiamo uno stralcio del libro in cui Adele Buratti Mazzotta parla del Palazzo Arcivescovile.

«Il complesso dell’Arcivescovado – racconta Adele Buratti Mazzotta,
saggista, docente al Politecnico di Milano nella facoltà di Architettura – presenta una galleria sotterranea che collega la cattedrale al contiguo Palazzo della Canonica, l’antica abitazione di Giovanni Visconti, donata nel 1493 da Galeazzo Maria Sforza all’arcivescovo Guido Antonio Arcimboldi per riunirvi le abitazioni dei Canonici del duomo.
Ma delle 22 previste dall’Amadeo, allora architetto della Fabbrica, “se ne poterono adaptare quatro ò cinque”. Sarà Carlo Borromeo che dal 1565 riprenderà il progetto affidandolo al suo architetto, Pellegrino Pellegrini.

Questi, cercando di recuperare al massimo le murature preesistenti – lo
testimoniano le finestre gotiche della facciata riemerse nel recente restauro–, le riveste di un moderno paramento murario di severa sobrietà, consono al linguaggio dell’architettura controriformata.  Oltre alle singole abitazioni dei Canonici, fulcro e novità del complesso sono gli spazi collettivi, la biblioteca, l’archivio, la sala per il Capitolo che dovevano esprimere il nuovo spirito di aggregazione comunitaria.
«Un analogo riordino ha avuto anche l’adiacente Palazzo arcivescovile, sorto vicino all’antica Domus Ambrosii e al giardino dell’arcivescovo, il Verziere appunto. L’attuale sede, ricostruita dopo le rovine del Barbarossa e riformata dall’arcivescovo Ottone Visconti, fu poi rimaneggiata da G.A. Arcimboldi e infine adattata, su incarico di Carlo Borromeo, alle nuove esigenze della Curia dal Pellegrini che creò una nuova cappella, lo scalone e il portale di ingresso che ancora si inserisce nella facciata verso piazza Fontana, sistemata a fine Settecento da Giuseppe Piermarini.
«Una curiosità di questo complesso sono le sue scuderie, una particolare costruzione a pianta decagonale, sempre progettata dal Pellegrini, articolata su due piani risolti al centro con coperture a volta poggianti su dieci colonne. Nell’ambulacro erano collocate le poste per ben diciotto cavalli a ogni piano, mentre lo spazio al centro serviva come disimpegno. Sopra, nel sottotetto, si trovava il fienile.
«L’originalità e lo “stravagante lusso” dell’edificio, cui si accede da un pronao di forme classiche, possono essere commentati da una lettera che il pittore Federico Zuccari scrisse verso la fine del Cinquecento a Ludovico Carracci dove dice di aver visto “nel palazzo dell’arcivescovo di Milano una scuderia di questo architetto che potrebbe esser ridotta a elegantissimo tempio”.
Ora, dopo il restauro realizzato nell’ultimo dopoguerra dall’architetto Luigi Caccia Dominioni, i suoi spazi accolgono l’Ambrosianeum, un centro di cultura cristiana ideato dal cardinale Schuster insieme a Enrico Falck e a monsignor Ernesto Pisoni, presidente della Fondazione Pro Juventute Don Gnocchi.
FOTO cover:
Pinella e Bruno Corda, Alessandro Marangoni, Adele Buratti Mazzotta, Giuseppe Sopranzetti, Domingo ed Elena Merry del Val, Consorte gen. Coppola, Achille e Giovanna Colombo Clerici

Redazione Newsfood.com
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