Agrifood: Per mangiare meglio… mai fragole a dicembre

Il libro di Licia Granello vuole ricordarci come il ritmo delle stagioni influisca sulla bontà dei prodotti, ma anche sul nostro organismo, il consiglio è di prenderci il tempo
di ascoltare le esigenze del nostro corpo, di leggere le etichette di quello che compriamo, di chiedere informazioni, ma anche di riprenderci la libertà di dire che quello che mangiamo
non è buono, al di là delle mode del momento.

Verona – “Guastarci stomaco e palato sta diventando uno dei nostri sport preferiti”, lo dice Licia Granello, giornalista di Repubblica, nel suo libro Mai fragole a dicembre, presentato
oggi ad Agrifood alla presenza del sottosegretario alle politiche agricole Guido Tampieri.
Con questo libro, l’autrice intende rimettere ordine nelle nostre conoscenze sui cibi che mangiamo, spiegandoci come le serre prima, gli allevamenti intensivi poi, giù giù fino
alla globalizzazione delle merci, hanno spezzato il nostro rapporto tradizionale con le stagioni e con la produzione degli alimenti e aumentato a dismisura i livelli di inquinamento, a causa
delle decine di migliaia di chilometri che separano luoghi di produzione e luoghi di consumo.
“Dobbiamo e possiamo scegliere – ha detto Licia Granello – i prodotti legati alle stagioni, perché sono quelli che ci garantiscono le proprietà nutrizionali necessarie nei giusti
periodi dell’anno. Non è possibile vedere sulle tavole a Milano, per esempio, gli asparagi in questa stagione. Arrivano dal Sud America, sono pieni di conservanti e il nostro organismo
non ha bisogno in questo periodo dell’anno di depurarsi, ma piuttosto di accumulare energie e calorie per affrontare l’inverno”.
Per questa ragione – ha continuato Licia Granello – “c’è la possibilità di mangiare meglio e soprattutto in modo sano. Occorre essere vigili e informarsi senza accettare quello
che ci propina la moda del momento”.
Il sottosegretario Tampieri ha ricordato, da parte sua, come la politica di governo non solo possa, ma debba essere ispirata da contributi culturali come quelli espressi nel libro di Licia
Granello. “Sono convinto – ha detto Tampieri – che oggi nel mondo ci siano due esigenze specifiche: da una parte occorre pensare a sfamare una popolazione mondiale che tra 20 anni sarà
di 8 miliardi di persone e che quindi ha una domanda di prodotti alimentari che si può dire inclusiva; mentre dall’altra nelle società più evolute e benestanti vi è
una domanda più esclusiva, che tende a valutare i prodotti secondo una scala di valori maggiormente legata all’origine e alla qualità. Sarà comunque difficile – ha concluso
Tampieri – ottenere un’uguaglianza alimentare”.

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