Agricoltura in crisi e le nuove sementi: i pannelli solari

Agricoltura in crisi e le nuove sementi: i pannelli solari

By Redazione

L’uomo imparò a coltivare quando si accorse che mettendo alcuni semi nel terreno, il sole e la pioggia li faceva germogliare e poi poteva cibarsene, coglierne i frutti, …

Affinò le sue tecniche ed imparò ad arare, ad annaffiare, a concimare. Non contento imparò a selezionare le sementi, ad “incrociarle” ed a creare degli ibridi più
produttivi e resistenti.
Poi vennero gli OGM, organismi geneticamente modificati.

Ma neppure con questi gli agricoltori e gli allevatori oggi riescono a “sbarcare il lunario”, se non “forzando” la natura in modo “innaturale”.

Ogni contadino, sa benissimo che una gallina in natura,  d’inverno fa pochissime uova semplicemente perché la giornata è corta e manca la luce necessaria che stimoli
l’organismo a fare le uova.
Oggi le ovaiole sono stipate in allevamenti multi-piani di gabbie con una superficie inferiore al metro quadrato per  6/7 capi e 16/17 ore di luce artificiale. Le galline del contadino fanno
poco più di 100 uova in un anno. Quelle d’allevamento arrivano a produrne 300 in 356 giorni.

I polli che vediamo scorrazzare nelle campagne intorno alle cascine non sono certo destinati ai supermercati.  Quelli se li mangia il contadino, oppure il medico di famiglia, l’avvocato, il
commecialista…(ricordate I promessi Sposi…Renzo …i capponi…)
Il consumatore cittadino che non ha un pollaio si deve accontentare dei polli da carne allevati in batteria: le femmine vengono mandate alla macellazione quando hanno poco più di un mese
dalla schiusa ed i maschietti dopo neppure due mesi, circa 50 giorni, pesano già oltre tre chili. I tacchini arrivano a pesare anche 20.

Una volta, come in Argentina, c’erano le mucche al pascolo ma oggi ce ne sono sempre meno perchè il latte viene pagato molto poco (si preferisce importarlo dall’estero, anche se i sistemi
di allevamento ed i controlli sono molto discutibili).
Resistono i grandi allevamenti che comunque non hanno più bisogno di grandi spazi per il pascolo. La vacca ha tutto a portata di mangiatoia:  fieno (leggi mangime con “integratori”
vari), veterinario a disposizione che le “cura” (anche se non stanno male), la mungitrice (non è la contadina) automatica ma non possiamo più considerare vacca una “macchina di
produzione” di latte che è costretta a produrne cento quintali in dieci mesi  (circa 30-35 litri di latte al giorno per 300 giorni). Ed al terzo parto è da “rottamare”, da
macello.

I pascoli quindi non servono più. Forse servono ancora nei luoghi impervi per le capre, le pecore.

Vogliamo parlare dei campi?

L’Italia produce grano, mais, girasole, riso, leguminose, ecc

Ma sempre meno perchè le sementi costano di più di quanto l’agricoltore riesca a ricavare.

L’agricoltura è in ginocchio. Che fare?

Fortunatamente è stata trovata una geniale soluzione, una coltivazione intensiva di una nuova semente.
E’ semplicemente straordinaria: non occorre arare, la si semina una volta sola, con i contributi anche a fondo perduto della Comunità Europea, non occorre irrigare, non è necessario
dare anticrittogamici o altri trattamenti perchè non è attaccata dai parassiti. Non occorre potare e, che ci crediate o no, non occorre nemmeno
mietere/vendemmiare/raccogliere!
Questa semenza fa tutto da sola.
Ormai in tutta Italia, dove prima c’erano frutteti, campi e prati si vedono centinaia/migliaia di queste nuove lastre che guardano il cielo.
Guardano il sole e con i suoi raggi tessono energia pulita.
E’ il pannello solare.

La fame di energia nel mondo è tanta e bisogna sicuramente trovare una soluzione. Ma se costringiamo gli agricoltori a “piantare” pannelli solari, alla lunga scombussoliamo l’economia di
base dei paesi e, senza forse, in questo modo, aiutiamo la globalizzazione ad inglobare le eccellenze, le nicchie, le diversità, le asperità culturali ed etniche.
Io non vorrei mai vivere in un mondo piatto e grigio, neppure se fosse perfetto  e non ci fossero più ingiustizie.

E’ indubbio che trovare una o più fonti rinnovabili  potenti ed ecologiche sarebbe l’ideale, ma per ora è ancora un’utopia.

E’ altrettanto indubbio che le centrali nucleari siano pericolose ma pare che per ora non ne possiamo fare a meno. Lo stesso Prof. Umberto Veronesi pare che non veda un’alternativa valida.
Neppure le pale eoliche, gli impianti a biomassa e le altre soluzioni conosciute possono risolvere il problema senza rischi e/o effetti collaterali indesiderati.

Credo anche che non ci sia una sola soluzione ma diversi modi di utilizzare le varie fonti di energia che dovrebbero essere utilizzate in modo ottimale, ognuna secondo l’esigenza.

Ed i pannelli solari li metterei solo sui tetti,  non a fare da ombrello all’erba.

Come verrà tagliata sotto i pannelli? Col diserbante o con un lastricato di cemento?

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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