Agricoltura: cresce il prezzo della semina e cala a picco quello sui campi

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi lancia una proposta a tutte le componenti, dagli agricoltori agli industriali, ai commercianti, per un accordo che permetta di rilanciare la
produzione e la qualità “made in Italy”. Attraverso l’intesa si possono evitare aumenti come quelli che ha subito la pasta al consumo, nonostante il calo
registrato dal grano duro. Invito al ministro Zaia per aprire subito un Tavolo di confronto.

Un “patto di filiera” per i cereali. Questa la proposta lanciata oggi dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in una fase veramente
difficile per gli agricoltori che, proprio nel momento delle semine, fanno i conti con un vertiginoso aumento dei costi produttivi (soprattutto concimi e prodotti petroliferi) e degli
oneri sociali e con un crollo dei prezzi sui campi (quello del grano duro, in particolare, si è praticamente dimezzato rispetto ad inizio anno). Obiettivi prioritari: dare
maggiori certezze ai produttori, rilanciare la produzione, migliorare la qualità, fornire valide garanzie ai consumatori che in questi ultimi tempi hanno dovuto fronteggiare
rincari pesanti, come per la pasta e il pane.

Per questa ragione Politi evidenzia l’esigenza di un valido progetto che coinvolga tutti i soggetti, dagli agricoltori agli industriali, ai commercianti. Occorre superare gli
squilibri e le difficoltà che stanno caratterizzando lo scenario del grano duro e tenero. Ormai i prezzi non coprono i pesanti costi sostenuti dagli agricoltori. Una situazione
dalla quale si deve uscire al più presto per non compromettere la produzione “made in Italy”.

Da qui l’invito del presidente della Cia al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia di convocare al più presto un Tavolo con tutte le componenti
della filiera cerealicola, in modo da aprire un costruttivo confronto che permetta di imprimere una svolta positiva e assicurare al settore nuove prospettive. “Serve -avverte
Politi- un moderno progetto. C’è la necessità di un innovativo accordo di filiera proprio per dare nuove certezze e impedire che vi siano squilibri che alla fine
danneggiano i produttori e gli stessi consumatori”. Il discorso relativo alla pasta è emblematico.

In venti anni, d’altra parte, le superfici destinate a grano duro in Italia -rimarca la Cia- si sono ridotte di circa 200 mila ettari, anche se quest’anno si è avuto
un aumento consistente. La dipendenza dall’estero continua, però, a restare. Per di più è stato importato grano da paesi extracomunitari nel pieno della
campagna di commercializzazione che ha causato una flessione notevole dei prezzi. 

I nostri produttori, inoltre, fanno i conti con una crescita considerevole dei costi aziendali. I dati parlano da soli. I concimi, in particolare, hanno fatto registrare, a settembre
scorso, un aumento del 62,5 per cento rispetto all’analogo periodo del 2007; i prodotti energetici sono cresciuti del 12,1 per cento; mentre le sementi hanno avuto un incremento
superiore al 10 per cento.

A questi incrementi si accompagna -sostiene la Cia- una caduta verticale dei prezzi dei cereali che, sempre a settembre, hanno registrato un calo del 33,4 per cento rispetto alle
quotazioni dell’ottobre 2007, quando ancora non si erano avute le impennate d’inizio anno. Se si considerano queste, il prezzo si è ridotto di oltre il 50 per cento.
Oggi un quintale di grano duro non raggiunge i 22 euro. Un valore addirittura inferiore a quello di vent’anni fa, con l’aggravante che i costi produttivi in meno di tre anni
si sono triplicati. Calo che, tuttavia, non si è riscontrato sul prezzo al dettaglio della pasta, che in quest’ultimi mesi è continuata a crescere in maniera
considerevole e ingiustificata, provocando non pochi problemi ai consumatori.

“Tutto ciò -conclude Politi- impone l’esigenza di uno sviluppo di questo importante settore. E’ necessaria una rinnovata politica per la cerealicoltura
italiana. Una politica che deve passare necessariamente attraverso un valido ‘patto di filiera’, proprio per superare le attuali difficoltà, incrementare la
produzione e favorirne la crescita qualitativa”.

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