Agricoltori protagonisti, così la Cia disegna il futuro dell’agricoltura italiana

Agricoltori protagonisti, così la Cia disegna il futuro dell’agricoltura italiana

In vista dell’Assemblea nazionale del 24, 25 e 26 febbraio a Roma, si è conclusa la prima fase pre-congressuale con centinaia di Assemblee zonali, comunali e provinciali, con le Assemblee
nazionali dei pensionati (Anp), delle donne (Donne in Campo) e dei giovani (Agia), che hanno visto la partecipazione di decine di migliaia di imprenditori agricoli. Un confronto intenso e
costruttivo durante il quale sono stati affrontati i gravi problemi del settore. Dalla prossima settimana partono le Assemblee regionali. L’autoriforma della Confederazione per rispondere in
maniera efficace alle sfide del cambiamento. Il nuovo “Patto con la società”.
 
Conto alla rovescia per la quinta Assemblea elettiva nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori, in programma a Roma, presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur, il 24. 25 e 26
febbraio prossimi e che ha per tema “Agricoltori protagonisti. Uniti per vincere”. Un appuntamento che è stato finora preceduto da centinaia di Assemblee zonali, comunali e provinciali e
dalle Assemblee delle associazioni nazionali dei pensionati (Anp), delle donne (Donne in Campo) e dei giovani (Agia), che hanno visto la partecipazione di decine di migliaia di agricoltori. Dalla
prossima settimana prenderanno il via le Assemblee regionali, ultimo passo prima dell’Assise nella capitale.

Quello territoriale – avverte la Cia – è stato un confronto intenso e costruttivo che si è sviluppato sul documento congressuale. Un dibattito molto ricco dove gli agricoltori hanno
assunto un ruolo di primo piano, di veri protagonisti. Oltre alle tematiche interne della Confederazione, sono stati affrontati i gravi problemi dell’agricoltura italiana, sempre più in
crisi e con i produttori alle prese con il crollo dei prezzi e dei redditi e la crescita onerosa dei costi. Dalle analisi è emersa chiara la volontà di cercare di superare le
attuali difficoltà attraverso un impegno incisivo e una forte mobilitazione nei confronti delle istituzioni, dal Governo al Parlamento, alle Regioni, affinché al settore vengano
date le risposte più opportune e concrete.

Nel corso del dibattito territoriale è stato, infatti, evidenziato che le imprese agricole – come mette in risalto lo stesso documento congressuale – hanno difficoltà ad agire in un
mercato sempre più ampio e concorrenziale. È necessario, per questo motivo, un salto di qualità delle politiche, un progetto per lo sviluppo dell’agricoltura, per accrescere
le capacità concorrenziali delle imprese agricole, per promuovere e difendere il “made in Italy” alimentare.

Le difficoltà dell’agricoltura sono accresciute dall’assenza di un’azione delle istituzioni di governo all’altezza della situazione. Migliaia di agricoltori sono stati costretti ad
abbandonare l’attività. La crisi economica ha incrinato la capacità di adattamento delle imprese agricole che traevano forza da una maggiore flessibilità nell’impiego delle
risorse, a cominciare dal lavoro, e da una rete di solidarietà familiare che contribuiva ad alleviare i
problemi di ricorso al credito e ad assicurare una sufficiente capacità di spesa.

Occorre, insomma, una politica agraria nazionale che consenta al nostro sistema produttivo di superare le difficoltà ed essere parte attiva della ripresa economica del Paese. Da qui la
richiesta di convocare entro il 2010, in previsione degli appuntamenti sulla riforma della Pac e del bilancio dell’Unione europea, della Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo
rurale. Un’iniziativa a parole condivisa, negata nei fatti. Come già avvenne con le due precedenti Conferenze del 1961 e 1978, anche oggi siamo chiamati a disegnare un progetto di
agricoltura che ci permetta di affrontare, con adeguata capacità competitiva, le sfide di un’economia globalizzata.

Scenari che impongono cambiamenti da parte della Cia che, quindi, sta innovando i contenuti del “Patto con la società”, lanciato nel 2004, al fine di tenere conto delle nuove sfide
dell’economia (la crisi e le emergenze alimentare e climatica) e della politica (le relazioni con le istituzioni dell’agricoltura), sia con una verifica dei passi compiuti e delle scelte
organizzative per la sua realizzazione.

L’agricoltura, le sue imprese, che le organizzazioni professionali e cooperative insieme rappresentano, hanno bisogno, per la Cia, di unità d’azione per dare più forza alle loro
proposte e richieste e per affrontare più agguerrite la competizione mondiale e le difficoltà che ne sono derivate.

Sono tutti problemi che – come si è rilevato durante le Assemblee territoriali – hanno bisogno di risposte e di decisioni rapide, coraggiose ed innovative e la Cia con l’autoriforma
avviata si propone soprattutto di realizzare la partecipazione degli agricoltori alla vita della Confederazione ed alle scelte di politica agricola; di accrescere la nostra capacità
professionale e di confronto con le istituzioni dell’agricoltura, di rendere il sistema confederale sempre più efficiente e moderno, di rafforzare l’azione di comunicazione interna ed
esterna.

Il protagonismo degli agricoltori – come si legge nel documento congressuale – va affermato e attuato con nuove regole interne di governance. Obiettivo è quello di una Confederazione dove
tutti gli agricoltori soci pesano e sono protagonisti. Una Confederazione che moltiplica le possibilità di avvicinamento dei non iscritti. Una Confederazione forte e autorevole nella
capacità di agire.

In questa ottica i Gruppi di interesse economico (costituiti nel febbraio 2009) sono i “mattoni” con i quali si realizza la responsabilità degli agricoltori nel governo della Cia. Essi
sono lo strumento della partecipazione degli agricoltori alla elaborazione, alla realizzazione delle proposte della Cia ed agli organismi economici di autogoverno (cooperative, organizzazioni dei
produttori, consorzi di tutela) che incidono sulle scelte produttive e di mercato degli agricoltori. I Gruppi di interesse, articolati sul territorio, aperti a tutti gli agricoltori sono, dunque,
uno strumento della democrazia economica.

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