Asili rurali e aziende “agrisociali”: così le agricoltrici della Cia vogliono rafforzare i servizi per l’infanzia, gli anziani e i disabili

Asili rurali e aziende “agrisociali”: così le agricoltrici della Cia vogliono rafforzare i servizi per l’infanzia, gli anziani e i disabili

Nel corso della III Assemblea elettiva, l’Associazione Donne in Campo rilancia il suo impegno nel sociale e per un nuovo welfare. Chiesti interventi per ridurre i costi e favorire l’accesso al
credito. Ripristino di un Fondo nazionale per l’avvio, lo sviluppo e il consolidamento delle imprese femminili. Una forte azione contro la criminalità e per la difesa di ambiente e
biodiversità. La relazione della presidente Mara Longhin e le conclusioni del presidente confederale Giuseppe Politi.
 
Una campagna nazionale di lancio di asili rurali e di aziende “agrisociali” su tutto il territorio nazionale. Obiettivo è la realizzazione concreta di aiuto ai servizi nelle zone rurali,
montane e svantaggiate, in risposta alle gravi carenze dello Stato sociale e per nuove opportunità di reddito delle imprese agricole femminili. Questa una delle proposte scaturite oggi a
Roma durante la III Assemblea elettiva nazionale dell’Associazione Donne in Campo della Cia-Confederazione italiana agricoltori.

L’Associazione – come ha rilevato la presidente Mara Longhin nella sua relazione all’Assemblea – ritiene indispensabile rafforzare i servizi per l’infanzia e per gli anziani non autosufficienti e
i disabili “come pilastro su cui poggiare le libere scelte delle donne, siano esse lavoratrici dipendenti, che, e a maggior ragione, imprenditrici”.
L’offerta dei servizi per la prima infanzia e per gli anziani non autosufficienti sono un diritto di tutti e per questo Donne in Campo propone le aziende agricole multifunzionali come risposta
alle esigenze di un nuovo Welfare e come nuova opportunità di crescita delle imprese agricole femminili e del loro mantenimento sul territorio rurale.

Nel corso dell’Assemblea – conclusa da un intervento del presidente della Cia Giuseppe Politi – sono stati toccati anche i temi di carattere economico. Sono stati messi in evidenza i problemi dei
costi produttivi, contributivi e burocratici, il crollo dei redditi e le difficoltà che si riscontrano nell’accesso al credito. Da qui una serie di concrete proposte: ripristino di un
Fondo nazionale per l’avvio, lo sviluppo e il consolidamento delle imprese femminili; interventi per facilitare l’accesso al credito attraverso lo strumento dei Fondi di garanzia; incentivi per
la costruzione di forme di integrazione, formazione, innovazione, ricerca ed internazionalizzazione; misure per la stabilizzazione e l’aumento dell’occupazione femminile.

Donne in Campo ha ribadito con fermezza anche il suo impegno a combattere tutti i fenomeni di illegalità a danno delle agricoltrici e degli agricoltori che si è diffuso in varie
regioni d’Italia e per questo sostiene l’azione dell’autorità giudiziaria e di polizia per riportare la certezza del diritto su cui si fonda la libertà delle donne. Ed è
questa una delle principali cause del ritardo nelle politiche di sviluppo dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno.

Nel corso dell’Assemblea è stata riaffermata l’insostenibilità per le imprese agricole del peso sempre maggiore degli adempimenti burocratici (a cui si dedicano secondo uno studio
circa 107 giornate lavorative annue) dei costi ed oneri contributivi. Nello stesso tempo è stato detto basta all’indiscriminato consumo di territorio agricolo a vantaggio degli
insediamenti industriali e urbani e si invitano i governi locali a difendere la vocazione agricola dei territori.

Nel ribadire l’impegno nella difesa della biodiversità, delle culture, delle tradizioni e dei saperi locali. Donne in Campo – è stato affermato – difende il valore del paesaggio
rurale, lottando per un riequilibrio tra uomo e natura e aderisce alla campagna “Stop al Consumo di Territorio”, movimento nazionale per la difesa al diritto al territorio non cementificato.

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