Ad ogni sport, la sua parte di cervello

Ad ogni sport, la sua parte di cervello

Diversi sport incidono in maniera diversa sul cervello. E’ vero che l’attività fisica migliora le prestazioni mentali, ma non in modo uniforme.

Lo sostiene il dottor Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensa, associazione di neuropsicologi, riuniti dal 2004 per prevenire e ritardare l’invecchiamento.

Fin da subito, il dottore mette le cose in chiaro: “Tutti gli sport sortiscono effetti positivi, per un maggiore sviluppo cognitivo e’ meglio preferire gli sport simmetrici, complessi e di
squadra”.

Gli sport simmetrici sono quelli in cui s’impiegano entrambi gli arti ed entrambe le porzioni del corpo, superiore ed inferiore. Gli sport complessi sono quelli in cui i movimenti non sono
predefiniti e ripetitivi, ma molteplici e imprevedibili. Infine, le discipline di squadra sono quelle in cui bisogna gestire rapporti ed operazioni interpersonali.

Ad esempio, sono da considerare sport di squadra la pallavolo, il basket, la pallanuoto e il calcio “Che prevedono il gioco di gambe, braccia e, soprattutto, di gruppo”.

Altra discriminante per il bene del cervello, sono così il numero (gli sport collettivi vincono su quelli individuali) e la durezza (il soft e meglio dell’hard).

L’esperto analizza poi le discipline a due come, judo, karate o scherma e quelle in solitaria, come maratona e nuoto. Tali sport aumentano la resistenza alla fatica e la concentrazione ma,
conclude Iannoccari, sono “Cognitivamente poco remunerativi”.

Matteo Clerici

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