A Bologna pane a un euro il chilo

Il 6 marzo scorso, giornali bolognesi hanno informato che, nel corso di un incontro con il garante per la sorveglianza dei prezzi, cioè il dottor Antonio Lirosi, con organizzazioni del
commercio, i rappresentanti della catena Coop regionale avevano avanzato la proposta di un accordo per vendere pane a 1 euro il chilo.

La cosa ha fatto notizia e ha ottenuto spazio sulla stampa, ma non ha portato alcuna novità. La catena Coop dell’Emilia Romagna (Estense, Adriatica, Nord Emilia e Reno), infatti, vende
già da qualche mese il pane a un euro il chilo e l’annuncio dei giorni scorsi ha assunto così un aspetto più elettorale che commerciale.

Ma, in ogni caso, che pane è questo proposto a 1un prezzo così lontano dalla realtà di mercato?. Qualche panificatore artigiano lo aveva già testato e il giudizio
non è esattamente elogiativo.

Scrive, nell’ultimo numero, il Notiziario di Informazione dell’associazione provinciale panificatori di Bologna, che si tratta di un pane comune, toscano, con poco sale. «Un prodotto
normalmente fabbricato con una impastatrice a sollevamento automatico, spezzatrice volumetrica e filonatore a tappeti». Una attrezzatura specifica per quel prodotto, che «ben pochi
panificatori artigiani possono permettersi» e che riduce al minimo l’intervento umano. Del resto, «la quota di mercato che questo prodotto rappresenta nelle nostre botteghe è
meno del 5%».

«A chi riesce a produrre pane, di buona qualità o anche solo di media qualità, e riesce a coprire i costi, il rischio d’impresa e ottenere anche un ridotto utile che lo
ripaga del proprio lavoro, vendendolo a 1 euro al chilo, noi non possiamo che dire bravo», scrive ancora il notiziario bolognese. Ma di che qualità è il pane di cui stiamo
parlando? Chi lo ha testato gli ha riconosciuto qualità medio-bassa: è prodotto in forme da un chilo, con alveolatura piccolissima, che ne aumenta il peso specifico, dura 3-4
giorni e viene messo in vendita incellofanato in microforato.

Il tipo di prodotto e la sua stessa presentazione, sottintende il Notiziario d’Informazioni, lo fanno derivare da una produzione industriale. E conclude: «Si tratta di un’operazione
commerciale: di sicuro richiamo, fatta dalla grande distribuzione con il contributo dei propri fornitori che «sacrificano» su quel prodotto per «trasferire» su altri il
minore introito (…) ciò che perdo su A, lo recupero su B, C, D; e questo non ci sembra moralmente giusto».

Definito dal Notiziario bolognese «pane fenomeno» per prezzo di vendita incredibilmente basso, questo prodotto non sembra aver ottenuto, almeno per ora, un particolare successo di
vendita. Anche notizie da Parma confermano che, nonostante il prezzo, spesso molte pagnotte restano sugli scaffali. L’apprezzamento dei consumatori è limitato, anche per questioni di
pezzatura.

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