Egitto: file per i sussidi del pane

By Redazione

Migliaia di persone la scorsa settimana hanno accalcato gli uffici anagrafici del rione di Kasr el Ainy, al Cairo in Egitto, migliaia di persone in fila per ricevere un pezzo di carta che in
questa città, come nel resto della nazione, fa la differenza fra mangiare e non mangiare: il certificato che garantisce il sussidio.

Con il 45 percento della popolazione che vive con meno di 2 dollari al giorno, il governo egiziano spende un quinto del suo debito pubblico per sovvenzionare i sussidi. E il 13 percento di
questo è sborsato per un alimento che non a caso qui chiamano «aysh» (vita) : il pane.

Il sistema è semplice, ma non fa che alimentare il caos. Lo Stato sovvenziona le farine, che vengono acquistate dai panificatori a un prezzo inferiore a quello di mercato. In questo
modo, i cittadini muniti del fatidico certificato possono acquistare il pane con un costo molto basso. Il sistema dei sussidi causa diversi problemi, fra i quali il meno spinoso sono proprio le
immense file che si formano per richiedere il certificato

Con l’impennata dei costi delle farine registrata a livello mondiale, il panificatori trovano molto più conveniente vendere le farine al mercato nero piuttosto che usarle per panificare.
Anche e soprattutto perché da circa venti anni il prezzo del pane è rimasto invariato: cinque piastre (pari a circa 4 centesimi di euro) per un pagnotta di un etto. In più,
come ha fatto rilevare la Banca mondiale, le 17 mila panetterie statali che consentono l’utilizzo dei sussidi, sono dislocate nei centri urbani, lontane quindi dall’oltre 70 per cento dei
più poveri che vivono nelle campagne dell’Alto Egitto e del delta del Nilo.

La situazione, a meno di voler ipotizzare un cambio di rotta quasi impensabile, non farà altro che peggiorare in futuro. Le file sono destinate a ripetersi e i sussidi, data la crescita
del prezzo del grano, ad aumentare.

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