Il Punto e Virgola di Comolli – Newsfood – Giugno 2026

Il Punto e Virgola di Comolli – Newsfood – Giugno 2026

By Giuseppe

Vino, territorio, consumi e società: riflessioni in progress sul futuro dell’agroalimentare italiano

Un mese di analisi, commenti e spunti firmati Giampietro Comolli. Dal consumo di suolo alla valorizzazione dei territori, passando per turismo, sostenibilità, vino e nuove sfide del mercato agroalimentare.


NOTA della Redazione
Il Punto e Virgola di Comolli – Newsfood – Giugno 2026
Nel primo aggiornamento di giugno, Giampietro Comolli affronta tre temi centrali: il consumo di suolo agricolo e le sue conseguenze sulla capacità produttiva del Paese, il ruolo dell’identità territoriale nello sviluppo turistico delle città medie italiane e la necessità di un piano strategico capace di rilanciare il vino italiano di fronte ai cambiamenti generazionali e alle nuove dinamiche dei consumi.


 

7 giugno 2026

Congresso Assoenologi n. 79. Sono tre anni che sento dire e scrivere le stesse formule, proposte e riflessioni. E basta!

Ha perfettamente ragione l’amico, da almeno due generazioni, Carlo Cambi quando dice ancora una volta che i consumi di vino continuano a calare, da generazione a generazione, senza un preciso piano strategico. Così si è espresso al Congresso Assoenologi svolto a Conegliano, fra i soliti noti da decenni, fra le stesse considerazioni, gli stessi numeri e le stesse voci.

Mi sarei aspettato qualcosa di più in uscita dal cilindro del pluri-presidente Riccardo Cotarella e dai diversi enologi chiamati a confrontarsi sui temi ormai arcinoti. Ma qualche soluzione concreta, non estemporanea, non occasionale e non per sentito dire, sarà mai possibile leggerla o ascoltarla? Un vero piano di rivitalizzazione, ricambio e rivalorizzazione del vino italiano?

Ovvio che il mondo del Prosecco, delle bollicine top nazionali come Franciacorta, TrentoDoc e Alta Langa e dei super wine non ha molto da dire, perché il loro mercato funziona ancora molto bene. Ma per quanto tempo ancora?

Il ricambio generazionale nelle cantine dovrebbe andare a braccetto con le nuove generazioni del vino, quelle tra i 18 e i 30 anni. Chi meglio dei nuovi dirigenti e titolari può conoscere bisogni e aspettative dei giovani consumatori? Ma sono davvero consumatori? Conoscono il vino? Non sono interessati a tannini, mineralità o glicemia. Forse sono più attenti al prezzo, alla semplicità, alla facilità di accesso e ad altre bevande.

Come avvicinarli? Come convincerli? Come creare un piano di contatti e di conoscenza? Sono tutte domande che non ho sentito affrontare in modo concreto da Assoenologi e dai giovani enologi ed enotecnici presenti.

Sono rimasto deluso anche dall’intervento di Nomisma Wine Monitor. Oltre a tabelle, numeri, confronti e grafici perfetti, non ho sentito una proposta concreta, una interpretazione accompagnata da una soluzione immediatamente applicabile per affrontare il nuovo modello di mercato e di consumo locale, nazionale, europeo e internazionale.

La segmentazione oggi non riguarda soltanto i consumatori ma anche i canali distributivi e i singoli mercati. Certo, vendere vino è più difficile. Ma come reagire? Come evitare di rincorrere continuamente i problemi senza affrontarne le cause?

È brutto da dire, ma il vino deve essere comunicato come una bevanda di largo consumo: facile da comprendere, accessibile e vicina ai bisogni e ai luoghi frequentati dalle nuove generazioni. Una comunicazione da adulto esperto a giovane neofita non funziona più. Occorre cambiare canale prima ancora che linguaggio. Forse una ricerca universitaria di demografia socio-economica potrebbe aiutare a capire meglio il fenomeno e a costruire nuove strategie di contatto e coinvolgimento. Forse.


3 giugno 2026

Modena, Festival Economia Pulita e Forum Città Medie per Arte, Cultura e un Turismo a Identità di Territorio

Si è svolta la sesta edizione del “Futuro Impresa Sostenibilità” a Modena con il contributo di Camera di Commercio di Modena, Comune, Fondazione, Regione Emilia-Romagna, Consorzi Aceto Balsamico, Consorzio Parmigiano Reggiano e i grandi marchi della Motor Valley e dell’Automotive. Presenti diversi sindaci della Regione e del Veneto.

Giornate intense che hanno affrontato lo stato dell’arte sui vari temi creato dagli ultimi 10-15 anni di investimenti e scelte strategiche dell’intera provincia, distretti compresi come Sassuolo, Mirandola, Carpi e Vignola, e le nuove traiettorie da intraprendere su settori che negli ultimi anni hanno assunto un maggiore e più diffuso interesse, come il turismo delle città medie italiane (150-300 mila abitanti) e la cultura integrata come volano di sviluppo e di connessione telematica e sostenibile dell’intero territorio provinciale.

Modena ha scoperto il grosso incremento turistico avuto negli ultimi dieci anni, triplicando un dato storico che era appannaggio soprattutto del centro Ferrari di Maranello con circa 800.000 visitatori all’anno. In questo contesto hanno avuto un ruolo maggiore i tavoli che hanno affrontato il tema della mobilità, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale nello sviluppo del turismo, portando esempi concreti di come oggi il consumatore locale, nazionale o internazionale scelga una destinazione in base all’attrattività e alla qualità della vita della meta stessa.

A Modena, come Ovse-CevesUni (Centro Studi, Ricerca, Analisi Mercato, Consumi e Distretti Produttivi Turistici), siamo stati invitati da VisionUp Consulting, organizzatore dell’evento, a chiudere il tavolo sul tema “Motori e Sapori nella ricerca della identità territoriale”. Abbiamo fatto notare che oggi vince il brand identitario leader e forte anche se il territorio esprime 5, 10 o 20 marchi, imprese o luoghi di grande pregio. L’identità territoriale deve essere immediata, diretta, semplice, ovviamente arricchita da tutti gli altri attori nella fase organizzativa della DMB.

Sono superate le DMC e le DMO proprio per un eccesso di collettività, di offerta, di organizzazione e di management. Siamo di fronte a un cambiamento, non a un crollo, della globalizzazione nata trent’anni fa. Oggi abbiamo una globalizzazione segmentata e multilaterale che si ripercuote in tutti i contesti e settori, anche a tavola, anche nella scelta di una auto o di una moto.

Non è più una globalizzazione basata esclusivamente sul rapporto internazionale tra prodotto e Paese. Oggi è una segmentazione globale fondata sui bisogni della persona. Una visione totalmente nuova che parte dalla domanda e non dall’offerta. L’Italia degli 8.000 comuni possiede almeno 80.000 prodotti leader di territorio, di brand e di marca. Troppo patrimonio culturale, artistico e alimentare.

Oggi il successo solido e proiettato al futuro di un territorio si basa su una DMB che individui uno o due prodotti capaci di soddisfare insieme i bisogni richiesti dal mercato, bisogni che cambiano fortemente in base alla provenienza e alla disponibilità di spesa, con annesse divagazioni dinamiche di diversa tipologia. Meglio avere due lati della stessa medaglia: uno più costoso dell’altro, con tutto quello che ne consegue in termini di Leader Brand e servizi all’utenza.


 

1 giugno 2026

Allarme: consumo suolo continua senza rispetto limiti, norme, buonsenso e futuro. Tanti proclami e propaganda eppoi…

Appare sempre più urgente, impellente, fondamentale, imprescindibile arrivare ad educare e a sensibilizzare tutti: siano consumatori, genitori, studenti, politici, giornalisti, benpensanti, tutelanti. Sono oramai più di 20 anni che un modello di “lotta e critica” è portato avanti dal mondo ambientalista e da associazioni parallele e assimilabili (Onlus, Terzo Settore, ecc.) in merito al consumo del suolo, soprattutto terreno agrario, da parte di tutti i governi (Italia ed Europa insieme) che si sono succeduti dal 1994 in poi e soprattutto dal 2004 in poi. Date politiche e partitiche fondamentali che hanno visto enunciazioni di proclami, tazebao per le città, appelli, proposte di legge depositate in tutti i parlamenti e consigli dei ministri di questo nostro continente.

Convegni, discese in piazza, manifesti, cortei in strade, autostrade, blocco di stazioni ferroviarie (tutto condivisibile e sostenibile nel segno della protesta e denuncia democratica) che hanno portato, forse, in pochissimi casi (anche Regione per Regione), a emanare leggi ottime e di buona volontà. Leggi che imponevano limiti massimi, assai ridotti, di consumo del suolo soprattutto quello coltivabile, fertile, agrario. Per l’Italia, ovvio, è una tutela evidente per le pianure ampie, a iniziare dalla Pianura Padana.

L’Emilia-Romagna ha imposto da anni un massimo di “consumo del 3%”, ma solo per opere già avviate, già deliberate e soprattutto di utilizzo e servizio totalmente pubblico. Dato ISPRA del 2024: l’Italia perde 23 ettari al giorno di terreni per altri scopi, non solo pubblici. Questo riduce la capacità produttiva agricola e riduce gli spazi ecosistemici e le ecoschede della biodiversità naturale. Ma non solo: stando ai parametri necessari per fruire delle risorse rinnovabili, con il 3 maggio 2026 abbiamo già esaurito tutte le risorse dell’intero anno 2026, ovviamente a scapito della produzione alimentare e con l’aumento dei trasporti su gomma.

Una riduzione della coltivazione territoriale locale non solo impone più importazioni da Paesi UE ed extra UE (con tutte le aggravanti dei costi e dei prezzi, maggiore necessità energetica e sbilancio dei pagamenti), ma anche l’impossibilità di distribuire il superfluo a chi ha fame, a chi ha meno. Un circolo vizioso molto pesante per la società e per il futuro. In questo contesto nazionale, la mia città, Piacenza, come scrive la Coldiretti, è in uno stato preoccupante. Sono 700,45 mq di maggior suolo consumato e/o usato e/o portato via dalle coltivazioni per ogni abitante della provincia di Piacenza. Nel 2024 sono stati 700 metri quadrati a testa tolti ai piacentini, contro i 453 dell’intera Regione Emilia-Romagna e la media nazionale di 365,85 mq pro capite.

Secondo Coldiretti, nel 1970 in Italia erano coltivati e agricoli 250.000 kmq di terreni (pianura e montagna), oggi siamo a meno di 165.000 kmq. Un ultimo dato importante: la frutta è l’alimento più sprecato a tavola, in cucina e nelle case italiane. Oltre 1,2 chili pro capite all’anno finiscono in pattumiera.

Propongo che la scuola ritorni a essere, dalla materna, un luogo soprattutto educativo oltre che didattico e istruttivo. Soprattutto la scuola dell’obbligo deve educare e sensibilizzare in tutti i campi, non solo sul suolo. Parlare e scendere in piazza per i diritti senza una educazione degli stessi a priori, fin da bambini e fuori dalla famiglia, è segno di libertà, democrazia e accoglienza. Ovvio che la famiglia è il luogo primario dell’educazione, ma “un aiutino” forte è obbligatorio.

 

Il Punto e Virgola di Comolli: Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre. Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.

 

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