Le Riforme UE. La Bocciatura è dietro l’angolo?
Il primo ragionamento da fare è uno solo, è la “madre di tutte le battaglie italiane”, ovvero la richiesta di Riforme vere da parte dell’Europa all’Italia per avere i 209 miliardi di euro del Recovery Fund. Oltre a quelli della BCE, della disoccupazione Sure già avuti, oltre a quelli del bilancio ordinario del mandato 2014-2021 non ancora presi perché non sono state presentate domande dallo Stato e Regioni compreso il tema turismo.
Quindi riforma della Giustizia, riforma della Pubblica Amministrazione, riforma della Fiscalità. Il Governo italiano ConteBis lo sa dal 26 febbraio 2020 (un anno fa esatto), data dell’invio del documento della Commissione Europea all’Italia da sola, per indicare la strada in ogni caso da fare per avviare il processo “coesione solidale” rispetto a quello di “stabilità austera”.
Lettera – attenzione – inviata in copia per presa d’atto a: Parlamento Ue, consiglio capi di Stato, Bce, gruppo moneta Euro. Più chiari di così! A parte, ma in primis, l’uso dei soldi del Mes per la sanità e ammodernare tutto il sistema italiano.
In totale per l’Italia sono 300 mld euro circa in 6 anni.
Voglio sbagliarmi. Ripeto: sono un pazzo ad anticiparlo. Voglio bene al mio Paese indipendentemente da chi lo governa: “…ma se non facciamo le riforme chieste da tutti i Vertici UE nel 2026 ci verranno bloccati i Fondi? Ci verranno chiesti indietro tutti i miliardi di Euro dati con interessi passivi doppi?”. Gentiloni ha scritto questo a Conte e a Draghi? Mi auguro di avere torto e non lasciare ai miei figli una eredità così da delinquenti.
Non una riforma chiesta dalla Ue, ma una riforma da fare in ogni caso per il bene di tutti
A parte il capitolo-sanità che spero abbia non 19 mld in totale, ma almeno 37 a disposizione, diventa urgentissimo pensare ai più deboli di noi italiani, chi non ha messo un po’ di fieno in cascina, chi ha perso tutto, chi non ha lavoro vero pur andando a cercarlo perché non c’è realmente. Quindi rivedere il reddito di cittadinanza per andare incontro in modo più strutturale a tutti coloro che sono vulnerabili per Covid e non Covid.
Un pase come l’Italia deve essere in grado di sostenere una coesione sociale civile in modo equo, armonico, solidale, trasparente. Non c’è una questione del Sud, c’è una visione Paese. Anche un sostegno temporaneo o continuo deve essere congeniato con indici e azioni concrete, misure più incisive ed efficaci.
La protezione sociale, richiamata da UE non è improntata a sostenere il reddito individuale. La UE chiede di usare strumenti strutturali nel mondo del lavoro per creare occupazione. Il modello Tedesco del 2000-2001 di sostegno al reddito puntando sul lavoro e sulla creazione di nuove imprese start up ha avuto successo seppur in piena transizione digitale e tecnologica.
Meccanismi “do ut des” sociali e imprenditoriali hanno consentito in 20 anni una crescita media dello 0,5 punto percentuale di PIL anno. La UE è chiara: il rischio povertà da pandemia deve essere limitato, ma si parla di povertà lavorativa non assistenziale.
Per questo che un primo “effetto strutturale” immediato può essere quello di unire reddito di emergenza, reddito sussidiario, pensione e reddito di cittadinanza in una unica formula adattabile alle singole e diverse condizioni sociali e reddituali delle famiglie, più che del singolo, indicabile in un “sostegno di inclusione al lavoro”, evidentemente variabile, temporaneo in base al tipo di territorio-regione, stili di vita, costi sociali e civili.
La assistenza lineare a unico senso non risolve il problema ma lo ingigantisce al presente, si trasferisce su generazioni future, non crea presupposti solidi duraturi. Nel solo mese di gennaio 2021, l’Inps indica in 1,3 milioni di famiglie beneficiarie del solo reddito di cittadinanza per circa 3 milioni di italiani, media di 543 euro a testa, con punte di 617 euro in regioni Campania e Sicilia: insieme fanno il 39% delle erogazioni totali. Spesa totale pari a 1,6 miliardi di euro al mese… Ma ci sono state anche nel solo mese di gennaio ben altre 15.000 revoche perché non meritate.
Coronavirus e lockdown, effetti strani della Pandemia
Abbiamo già scritto che i ricchi hanno sentito meno il coronavirus e il lockdown. Qualcuno dovrà spiegarlo bene ai politici Europei. I primi bilanci di società pubbliche e private presentati e riferiti all’anno 2020 lascia perplessi: banche, fondazioni, assicurazioni, gestioni patrimoni, industriali farmaceutici, multinazionale di prodotti di bellezza della persona, farmacie delle città, multinazionali di prodotti per pulizia della casa, venditori di supporti telematici, gli stessi motori di ricerca e grandi multinazionali del web… presentano bilanci fortemente attivi, con utili stratosferici.
Banche che fatturano da 60 a 100 miliardi di dollari l’anno, hanno presentato utili netti da 5 a 9,5 miliardi.
Società di intermediazione finanziaria e di gestione stanno capitalizzando utili dall’11 al 27% netto. Addirittura sono nate nuove banche come quella di Verona e Vicenza… se ce n’era bisogno!
Dall’altro lato ci sono imprese ed ex-imprese di chi non ha più nulla (non certo per colpa sua): in Italia hanno tirato giù le saracinesche per sempre 77.000 esercizi commerciali artigianali, 14.000 ambulanti di cui il 50% solo nelle regioni del sud Italia hanno chiuso ( non venduto) il banco, il 22% delle imprese della ristorazione e alloggio hanno chiuso licenziando dipendenti in % maggiore al nord Italia; anche il commercio al minuto elettronico ha perso il 3%. Invece le imprese estere arrivate in Italia e che hanno acquisito intere o fette di imprese sono in forte aumento.
Due effetti particolari su cui occorre meditare ad iniziare da qualche Ministro
Il settore commerciale al dettaglio dell’alimentare (non dell’agro e non del gastronomico) ha fatto segnare un record di vendite in volumi, di fatturati, che è arrivato a toccare in alcuni supermercati e ipermercati grandi del centro Italia ( marchi molto noti) quasi il 30% di aumento nell’anno 2020. La media nazionale in ogni caso parla di un 18-20% di media di fatturato in aumento da Ipercoop a Esselunga, ma anche da parte di tutti i discount e cache and carry presenti. Andando a spulciare i bilanci, voci per voci, settore per settore saltano all’occhio due dati fondamentali: il prezzo di origine della materia prima fresca o lavorata ( formaggi, prosciutti, frutta, ortaggi…) che è rimasta tal quale (+ 0,9% dal 1 gennaio 2020b al 31 dicembre) mentre il prezzo al banco e in scaffale è aumentato dal 3 al 7% a seconda della referenza se confezionato con brand industriale pubblicizzato o marchio insegna stessa.
Un salto che sicuramente denota non tanto una inflazione reale ( Istat infatti non registra questo incremento nel paniere alimentare di 60 prodotti) quanto un incremento di costi guidato – in modo molto omogeneo fra tutti i supermercati piccoli e grandi – direttamente dal punto vendita. Meditate.
Il secondo aspetto pandemico interessante è la frontiera del Brennero, in Alto Adige, regione autonoma a statuto speciale, territorio al 100% italiano. Lunghe code di 10 km sul fronte italiano. Nessuna coda sul fronte austrico e i camion viaggiano tutti verso l’Italia senza alcun problema.