WWF: «recuperare i fiumi devastati dal cemento»

Appena 10 giorni fa era la volta del fiume Aniene e del fiume Sacco, straripati dopo tre di giorni di piogge intense, ora è toccato al Po e alla Dora Baltea e purtroppo ci sono anche
delle vittime, sui giornali si moltiplicano allarmi dei meteorologi, il clima, con le sue anomalie, non fa che amplificare una cattiva gestione del territorio, entrambe responsabilità
dell’uomo.

Eppure nell’ultima finanziaria sono stati stanziati ben 265 milioni di euro per la difesa del suolo, ma ancora oggi, ad esempio, l’Autorità di bacino del Po preposta alla gestione del
più grande fiume italiano, non ha neppure i mezzi adeguati per visitare le zone colpite.

«Sono bastati due giorni di pioggia intensa per mettere in ginocchio un pezzo del nostro territorio: altro che piogge intense, lungo i nostri fiumi si è costruito, cementificato e
canalizzato troppo con conseguenze devastanti che puntualmente si verificano alle prime piogge – commenta il direttore generale del WWF , Michele Candotti – Un paese che vuol pensare in grande
deve poter investire nella più grande opera pubblica che occorre davvero, il ripristino del nostro martoriato territorio.Ci chiediamo ancora come siano stati spesi i 4300 miliardi di
vecchie lire per la difesa del suolo dopo l’alluvione del 1994 e quelli dopo il disastro del 2000. Si interviene ancora con opere, spesso a forte impatto ambientale, con una logica di emergenza
in modo localizzato e non in ottica di bacino. La ricetta esiste, si chiama ‘rinaturalizzazione dei fiumi, gestione integrata del territorio, come stanno facendo da anni sulla Loira, in
Francia, sulla Drava in Austria o sul Reno in Germania. Se non si parte subito con decisione seguendo le regole di sana gestione che altri paesi hanno imparato ad applicare continueremo a
contare vittime, danni alle comunità, danni alle imprese e a tutto il sistema produttivo».

Il commento del WWF arriva durissimo poiché la stessa associazione nel 2000, insieme ad alcune associazioni piscatorie, aveva denunciato gli interventi di regimazione idraulica proprio
sulla Dora Baltea, tra la centrale di Montjovet e Verres. 8 anni fa quindi il WWF sosteneva che le opere realizzate e previste tendevano ad aumentare la velocità di deflusso delle acque
in un tratto nel quale, semmai, per caratteristiche idrogeologiche ed ecologiche, bisognava aumentare la capacità di ritenzione delle acque e dissipazione dell’energia per ridurre il
rischio idrogeologico più a valle. Ma non vi sono stati sviluppi giudiziari e la Regione Valle D’Aosta è andata legittimamente avanti nella sua opera di regimazione idraulica. Il
WWF segnala che si è continuato un po’ ovunque a canalizzare, come sul MAIRA (affluente del PO), in provincia di Cuneo, altra zona colpita dall’emergenza di questi giorni, dove,
nonostante l’opposizione da anni del Comitato locale (www.saviglianocn.it/maira/maira.html), supportato anche dal WWF, sono iniziati nel 2006 i lavori di canalizzazione e restringimento del
fiume da parte dell’AIPO con buona pace delle «buone pratiche».

Altre Regioni, come la Lombardia, si sono fatte promotrici della navigazione commerciale sul Po attraverso la sua «bacinizzazione»: si tratta di una ulteriore proposta obsoleta
(risale al 1963) che, oltre a distruggere completamente quel poco di natura rimasta, può aumentare il rischio idrogeologico e causare l’ennesimo spreco di denaro pubblico.

Attualmente tutti, Stato, Regioni, Autorità di bacino, Province, Comuni, si occupano di difesa del suolo, ma non vi è, o non vi è più, un coordinamento adeguato e
una logica unitaria.

Recentemente il CIPE nell’ambito dei Fondi Aree Sottoutilizzate (FAS) ha stanziato 180 milioni di euro per il «progetto Valle del Po» per valorizzazioni ambientali e progetti
turistici: potrebbe essere una grande opportunità come l’ulteriore occasione persa e l’ennesimo sperpero di denaro pubblico. Il WWF ritiene si debba procedere con un percorso partecipato
in modo da condividere progetti e attività per rivitalizzare e rinaturalizzare il nostro più grande fiume. Sulla Loira sono 15 anni che hanno avviato un piano condiviso e
partecipato e basterebbe prendere esempio.

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