Violenze, abusi e crudeltà. Spot PETA contro il consumo di pesce

Violenze, abusi e crudeltà. Spot PETA contro il consumo di pesce

Le campagne della PETA non sono mai convenzionali o tenere, ma questa volta si è raggiunto un nuovo limite.

L’associazione australiana propone infatti “Some scream’s can’t be heard”: alcune urla non possono essere sentite, pubblicità contro il consumo di pesce.

La prima parte del video è un concentrato di crudeltà dell’uomo sull’uomo, dalla violenza sessuale al bullismo alle percosse su anziani. Le immagini sono chiare, l’audio non
lascia niente all’immaginazione. Stacco. Nella cucina di un ristorante di lusso, uno chef sta preparando uno dei suoi piatti. Il protagonista è un pesce, che si volta verso lo spettatore
muovendo la bocca per un ultimo grido silenzioso.

Il messaggio della PETA è chiaro: Far soffrire (cioè mangiare) il pesce è sbagliato quanto far soffrire uomini e donne.

Come spot precedenti, anche questo ha spaccato a metà il pubblico.

Alcuni lo approvano senza riserve, giudicando il suo stile non convenzionale ottimo per promuovere critiche e sfiducia verso l’industria ittica.

Per altri, è bocciato senza riserve, in quanto operazione di cattivo gusto che paragona un’attività lecita, cioè mangiare pesce, ad azioni esecrabili, come i pestaggi o gli
stupri.

Comunque sia, lo spot si guarda: in pochi giorni, il video ha totalizzato visualizzazioni da hit pop.

GUARDA LO SPOT ATTENZIONE! Le immagini possono urtare la sensibilità dello spettatore

Matteo Clerici

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