Vino rosso, uva e mirtilli: il piceatannolo contro il grasso

Vino rosso, uva e mirtilli: il piceatannolo contro il grasso

Il piceatannolo è un derivato del resveratrolo. Contenuto in alimenti come uva, vino rosso e mirtillo, tale sostanza influenza i processi delle cellule del grasso, impedendo la loro
formazione. Di conseguenza, è minore l’assunzione di peso.

Questo il messaggio di una ricerca della Purdue University (Indiana, USA), diretta dal dottor Kee-Hong Kim e pubblicata su “Biological Chemistry”.

La squadra della Purdue ha lavorato su cellule di laboratorio, sottoponendole all’azione del piceatannolo. In base alle loro osservazioni, il piceatannolo agisce sul gene dell’insulina nella
fase dell’adipogenesi, il processo in cui le giovani cellule di grasso diventano cellule grasse mature. Grazie alla presenza del piceatannolo, l’adipogenesi (e quindi la presenza del grasso)
è ridotta ed assente.

Spiega il dottor Kim: “Queste cellule precursori, anche se non hanno accumulato lipidi, possiedono il potenziale per diventare cellule di grasso. Riteniamo che l’adipogenesi sia un importante
obiettivo molecolare per ritardare o impedire l’accumulo di grasso delle cellule e, si spera, l’aumento di massa grassa”.

Nonostante siano necessari ulteriori esami, il dottore ed i suoi colleghi hanno già un’ipotesi di lavoro. Secondo questa, il primo passo è assumere il resveratrolo, forma
principale del piceatannolo, presente nella frutta rossa o viola: uva, mirtilli, frutto della passione. Inserito nel corpo, il resveratrolo muta in piceatannolo, si lega ai recettori
dell’insulina, impedendo l’azione dell’ormone e la conseguente nascita delle cellule grasse.

FONTE: Jung Yeon Kwon, Sang Gwon Seo, Yong-Seok Heo, Shuhua Yue, Ji-Xin Cheng, Ki Won Lee, and Kee-Hong Kim, “Piceatannol, Natural Polyphenolic Stilbene, Inhibits Adipogenesis via
Modulation of Mitotic Clonal Expansion and Insulin Receptor-dependent Insulin Signaling in Early Phase of Differentiation” J. Biol. Chem. 2012 287: 11566-11578. First Published on January 31,
2012, doi:10.1074/jbc.M111.259721

Matteo Clerici

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