Vino, la vittoria di Obama è una buona notizia per il made in Italy
8 Novembre 2012
Il mondo di oggi è una struttura globale: data la connessione, pochi uomini potenti possono fare la differenza per interi settori di commercio. Così, la rielezione di Obama come
presidente USA è “Sicuramente una buona notizia” per il made in Italy.
A spiegare perché, Edoardo Narduzzi, wine economist e presidente della società di consulenza Synchronya, nonché titolare della rubricaVino e Finanza sul quotidiano ‘Tre
Bicchieri’ del Gambero Rosso.
La prima ragione riguarda i dazi: il vino deve sottostare ad una serie di controlli e strettoie normative notevoli e, durante la campagna elettorale, Romney aveva espresso di aumentare il
livello di protezionismo, per difendere il mercato nazionale. Detto chiaramente, “Romney pensava che il vino doveva essere solo americano, come pensava che le automobili dovessero essere
nazionali, sparando a zero sull’italiano’ cioè su Marchionne”.
Per Narduzzi, sarebbe stato un autogol: l’America è il primo mercato del mondo, capace di sfruttare a suo vantaggio le importazioni. La vittoria di Obama, più liberale, è
allora un vantaggio per tutti, anche per il vino nostrano.
La seconda ragione tocca l’economia dei singoli stati dell’Unione.
Obama si è mostrato capace di conquistare California, Oregon, Virginia e Washington: tutti stati dalla forte vocazione agricola e vinicola. Sicuramente un buon auspicio, una
sensibilità verso il settore che promette bene.
Discorso simile per l’intellighenzia del vino a stelle e strisce. Di recente, il settore vitivinicolo USA è cresciuto molto, e stesso andamento si è registrato per le riviste di
settore: WineMaker, Wine Spectator, detentrici di influenza in patria ed all’estero. Tramite la sua vittoria, Obama ha mostrato di conoscere il loro linguaggio e saper ottenere la loro stima,
fatto sicuramente positivo.
Matteo Clerici




