Viaggio a Budapest, Ungheria, un bel Paese ma preferisco vivere nella mia Italia

Viaggio a Budapest, Ungheria, un bel Paese ma preferisco vivere nella mia Italia

Milano, 22 luglio 2013
Ogni volta che vado all’estero, poi torno sempre più rammaricato per il mio paese.
Spesso viaggio e vado in altri Paesi per motivi di lavoro ma anche per svago, la scorsa settimana, appunto, mi sono dovuto recare a Budapest in Ungheria. Non sapevo molto di questo paese se non
per qualche vago ricordo sul regime comunista filo sovietico che lo aveva governato per anni, quindi il mio approccio era un poco diffidente e guardingo non sapendo bene cosa avrei trovato.

Devo invece testimoniare una grande sorpresa, non disgiunta da sentimenti di estrema gradevolezza per la cordiale popolazione, per la città e le sue strutture e servizi. Certo le
periferie risentono ancora delle geometrie dittatoriali bolsceviche tristemente note anche in alcune nostre città, con cubici palazzoni di cemento pensati e realizzati per rispondere a
esigenze abitative della classe operaia, quindi senza troppi fronzoli e orpelli, veri e propri soffocanti dormitori.

Man mano però, che ci si avvicina al centro, non si può non essere positivamente colpiti da bei palazzi inizio secolo di matrice architettonica austriaca che vestono di
piacevole fascino questa bella e tranquilla città. Tanti i monumenti di pregio: il castello di Buda con le sue tipiche antiche costruzioni ivi compreso il castello, il Palazzo del
Parlamento, i magnifici edifici che ospitano le università, il tutto condito con molto verde e tante statue a memoria della fiorente cultura del paese.

Da non sottovalutare anche i mercati coperti, ricchi di variopinte merci perfettamente organizzati ed efficienti, dislocati in sei punti della città e pensati per rendere agevole la spesa
quotidiana dei cittadini.

Vi sono anche alcuni centri commerciali, uno, in speciale modo, veramente grande, con i suoi tre piani fuori terra e uno sotterraneo, costruito in soli sedici mesi e per nulla
architettonicamente dissonante rispetto alla più nota Old Station di Budapest, collegata al grande magazzino con dei passaggi sotterranei.

Altro aspetto sicuramente apprezzabile è il senso di tranquillità e di sicurezza che pervade il turista nel suo aggirarsi tra strade, piazze, vicoli e negozi, per non
parlare poi della cortesia dei residenti. In proposito giova segnalare la professionalità dei Taxisti locali: erano anni che un Taxista non mi apriva la porta per farmi accomodare a bordo
della vettura e questa non è un’eccezione, ma qui è una apprezzata consuetudine. Anche le tariffe replicate dai tassametri sono sempre certe e non si usano le più italiche
furberie su presunte maggiorazioni bagagli, tasse inesistenti come quella romana che voleva applicata la somma di due euro in più perché si partiva dalla Termini,
indipendentemente dalla destinazione scelta.

Riflettevo, mentre mi recavo verso l’aeroporto per far rientro in Italia, su come fosse intelligente la gestione politica di questo Paese, un Paese che sfrutta appieno le proprie risorse per
garantire ai cittadini criteri di sempre maggior positiva vivibilità, valorizzando appieno il proprio patrimonio artistico per attrarre turisti e creare così elementi positivi di
bilancio per lo stato.

Riflettevo e consideravo di poter tornare, magari per una breve vacanza, in questa gradevole città e in questo bel Paese. Poi il pensiero è corso al mio di Paese. Un Paese
enormemente ricco di reperti archeologi, artistici, culturali, tanto che nemmeno sappiamo quanti e quali sono. Un Paese con una storia e tradizione unica al mondo. Un paese con delle risorse
naturali e paesaggistiche che tutto il pianeta ci invidia e vorrebbe. Un Paese con la più apprezzata cucina del mondo…..potrei andare avanti ancora, ma mi fermò qui, perché
la imprescindibile amena considerazione è quella di un Paese che non valorizza nessuno di questi aspetti, un Paese alla deriva che sta “morendo di fame” seppur seduto su una “tavola
preziosamente imbandita” ma che per stupidità, ignoranza e…mettete voi il termine opportuno… si ostina a perdere tempo nella ricerca di chissà quali miracolose ricette
economiche, ma che potrebbe, semplicemente sfruttando positivamente il suo su indicato patrimonio, far vivere da sovrani i propri cittadini che oggi, più che mai, sono ridotti ad una
bieca ed assurda sudditanza.

Questo pensavo, sconsolato, mentre mi recavo all’aeroporto per far ritorno a casa. Giunto all’aerostazione, dopo aver fatto il dovuto check-in, mi sono imbattuto, al controllo di sicurezza, in un
(a Milano lo chiamerebbero gandulone) agente della sicurezza evidentemente troppo cresciuto in altezza e poco nel cervello che, non so per quale motivo o ragione, ha preteso, con toni e
atteggiamenti arroganti e saccenti, di triste comune conoscenza, di sottopormi ad un controllo così approfondito ed ossessivo da ritenere opportuno effettuare una scansione, sotto il
metal detector, anche della cartina di Budapest (non scherzo) e del mio passaporto, generando così sentimenti di grande insofferenza sia nello scrivente sia nella fila che si era, nel
frattempo, creata.

Per finire, prima di imbarcarmi sul volo della Wizz Air, siamo stati costretti ad una sorta di percorso obbligato tra transenne metalliche simile a quello a cui sono sottoposte le vacche
prima del macello, rimanendo poi in fila e in piedi per circa 50 minuti, in una sorta di hangar di lamiera che viene chiamato gate. Non ci crederete, ma questi due ultimi descritti
negativi aspetti, mi hanno sollevato moralmente perché, a ben guardare, il mio rimane sempre il più bello ed invidiato Paese del mondo.

Cav. Franco Antonio Pinardi
per Newsfood.com

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