Governo del fare: ancora la Mediazione obbligatoria? …perseverare autem diabolicum!

Governo del fare: ancora la Mediazione obbligatoria? …perseverare autem diabolicum!

Milano, 17 giugno 2013
Il cosiddetto “governo del fare”, per risolvere i problemi della Giustizia ha ben pensato, nonostante le dodici ordinanze di rimessione della Corte Costituzionale che con sentenza
06.12.2012 n° 272, G.U. 12.12.2012, ha sancito, inequivocabilmente, l’incostituzionalità della mediaconciliazione obbligatoria, di ripristinare tale istituto assolutamente
inaccettabile.

Perché, se è vero che abbiamo bisogno di snellire i tempi biblici della giustizia, è anche vero che per tali nobili obiettivi si debbono porre in essere non falsi
provvedimenti tesi solo a fare cassa in favore di poteri forti e delle lobbie delle agenzie di intermediazione, ma dobbiamo seriamente affrontare i singoli problemi senza riesumare
strumenti inattuali e, come certificato dalla precedente esperienza conclusasi con la sancita incostituzionalità, totalmente fallimentari.

Alla luce di quanto sin qui esposto, prendendo a spunto le dichiarazioni di profondo sconcerto e rammarico espresse da autorevoli esponenti quali l’avv. Maurizio De Tilla, Presidente
dell’Associazione nazionale avvocati italiani, mi sento di condividere e per tanto di ribadire con forza che, l’istituto della mediazione obbligatoria, vero e proprio “zombie”
legislativo, oltre che per il vizio macroscopico di eccesso di delega avrà i seguenti, ben noti devastanti effetti:
– la grave limitazione all’accesso alla giustizia, la non gratuità della procedura, gli effetti negativi nel successivo giudizio, che comporta la introduzione di un vero e proprio quarto
grado di giudizio, la lunga durata del tentativo, l’eccessiva estensione delle materie, la inidoneità dei mediatori e, infine, l’evidente intento di lucro che ha fatto in modo che si
costituissero più di mille Camere di conciliazione private, autorizzate in massima parte con il silenzio-assenso.

Che dire poi, così come puntualmente indicato dal presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa, delle questioni afferenti al Reclutamento di magistrati onorari per le Corti
d’appello. La misura, oltre a non risolvere il problema del sovraccarico in primo grado, non presta sufficiente attenzione ai criteri di selezione, che dovrebbero esser rigorosi per evitare
l’infelice esperienza delle sezioni stralcio.

Dell’impiego di magistrati togati. Il CNF rileva anche la contraddittorietà interna tra le norme, attinente all’utilizzo dei magistrati togati, laddove da una parte si reclutano
magistrati onorari e dall’altra si distolgono risorse preziose dal servizio attivo nella magistratura giudicante e requirente laddove si modifica la nuova legge forense, prevedendo che delle
commissioni d’esame per l’abilitazione facciano parte dei magistrati in servizio. Delle Funzioni para giurisdizionali e nuove proposte. Il decreto, cosi come evidenza il presidente Alpa, non
si cura della funzione sussidiaria dell’avvocato rispetto alla possibile devoluzione di funzioni di tipo “para giurisdizionale”, che potrebbero ben riguardare l’Avvocatura.
Senza contare che il CNF, mosso dalla ferma volontà dell’Avvocatura di cooperare all’amministrazione della giustizia, ha proposto innovativi istituti per deflazionare il carico
giudiziario, a costo zero per lo stato, come la negoziazione assistita, la translatio judicii ai procedimenti arbitrali (il passaggio a determinati condizioni della controversia dal giudice
alle camere arbitrali), senza che dal ministero sia giunta alcuna risposta. In conclusione, una dovuta ultima riflessione: possibile che i nostri politici, nell’assunzione di nuove leggi,
provvedimenti e norme, non riescano a capire che sarebbe meglio un preventivo confronto con chi poi queste norme, leggi e provvedimenti li deve applicare nella esercizio della sua quotidiana
professione.

E’ mai possibile che poi si debba tutte le volte correre ai ripari invocando superiori decisioni volte ad inibire arzigogolati strumenti, come quello della mediazione, che, come già
sperimentato, non giovano ai cittadini, ai professionisti, alla Giustizia ma solo, come su detto, a pochi, privilegiati, soliti “amici”.
Questo nostro sofferente Paese merita certo una classe politica più attenta, più ossequiosa di quelle che sono le reali necessità, più attiva nel fare, a partire dalla
tanto decantata riduzione degli sprechi e per finire, anche più umile nell’interpretare virtuosamente quel ruolo di “servizio” che, se compreso ed attuato, ci risparmierebbe tanto lavoro e
spese inutili.

Cav. Franco Antonio Pinardi
Segretario Generale della Confederazione Giudici di Pace

per Newsfood.com+WebTv

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