Inaugurazione Anno Giudiziario Tributario 2013: ribadito il diritto ad una giustizia fiscale equa

Inaugurazione Anno Giudiziario Tributario 2013: ribadito il diritto ad una giustizia fiscale equa

23 febbraio 2013
Sala della Cassa di Risparmio di Venezia e Mestre per l’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario Tributario della Corte d’Appello di Venezia

Intervento del Cav. Franco Antonio Pinardi, Segretario Generale CUGIT:
Gentile signore, autorità e signori, vi porto il saluto del Presidente Dr Emilio Quaranta che oggi purtroppo non è potuto intervenire a questa importante inaugurazione.
Come ogni anno, da quando la  CUGIT,  Confederazione Unitaria Giudici Italiani Tributari, da me qui oggi rappresentata quale Segretario Generale, istituì, nel lontano 1996, la
prima inaugurazione dell’Anno Giudiziario Tributario, ci troviamo gentili Signore, Autorità e Signori qui convenuti, per una celebrazione che ripeterà, nostro malgrado, le solite,
inascoltate proposte, da anni da noi avanzate per migliorare e rendere efficiente, ed al servizio dei cittadini utenti, la Giustizia Tributaria.

Da anni infatti  la Cugit con scritti dei suoi valorosi associati e in convegni ad hoc, ha invocato  il riconoscimento costituzionale di una funzione così importante in uno Stato
fondato sulla democrazia, di un settore giudiziario nevralgico che invece continua a rimanere figlio di un dio minore; una giustizia in cui la lite si svolgesse ad armi pari tra le parti e non di
dipendenza da una di queste, con grave vulnus alla terzietà ed imparzialità del giudice; una giustizia che invece sta scivolando pericolosamente, giorno dopo giorno, attraverso
leggi capestro per il contribuente, vedi mediazione tributaria, verso un vero e proprio svuotamento dei poteri tipici del giudice, che vede svilito e compromesso il suo ruolo, divenuto quasi, se
non esclusivamente, notarile, certificatorio di ” accomodamenti” extragiudiziali, vedi estinzione della lite,  imposti oltre che obbligatoriamente  dalle norme, da un timore
reverenziale verso una controparte resa più forte viepiù da norme scritte a suo favore.

 Una giustizia sempre più distante dall’attività dell’Jus dicere di difesa – in rigorosa applicazione del principio di legalità – del soggetto debole, sovente deprivato
della giurisdizione e anche della possibilità di portare all’esame e allo scrutinio della Consulta norme iugulatorie.
 Come  ogni anno quindi siamo qui a ribadire le solite mai colmate incongruenze che attendono a questa fondamentale giurisdizione, perdurando, purtroppo, le più volte
denunciate  contraddizioni che, per brevità, ci limiteremo ad enunciare per sommi capi, essendo state già più volte da noi Cugit dichiarate, energicamente e con
passione  rappresentate, ma che restano  tuttavia ancora irrisolte, mancando la volontà politica di razionalizzare e cambiare il sistema.

Così:
– La questione della pari dignità dei giudici, togati e non togati, una parità che deve essere valutata in base al  merito, all’esperienza e alla competenza sulle materie
fiscali e tributarie, un parità che deve necessariamente passare per l’assegnazione di incarichi direttivi  e semi direttivi anche a componenti laici.
– Il trattamento economico, che ricordo essere assolutamente inadeguato, rispetto alla complessità delle questioni sottoposte all’esame del giudice tributario: basti pensare all’abuso di
diritto, alla elusione fiscale, alle sospensive di cartelle milionarie, alle richieste da parte del fisco di sequestri cautelari e quant’altro.
– L’indipendenza funzionale ed amministrativa, attraverso l’autonomia e la recisione del cordone ombelicale che lega la giustizia tributaria all’Amministrazione per i servizi e per le
risorse
– L’indennità giudiziaria, dovuta, tenuto conto delle maggiori entrate derivanti dal contributo unificato
– Il funzionamento dei collegi, che sempre sotto organico, arrancano, pur essendo la giustizia tributaria quella più rispettosa anche se con sacrifici  personali, pure  economici
per curare l’aggiornamento e tenere il passo con le riforme e controriforme cui da tempo il potere nomotetico ci ha abituato
– L’adeguamento degli organici : – sia dei giudici,  – sia del personale

E qui consentitemi una breve sottolineatura: non possiamo condividere l’emanazione di concorsi che privilegiano esclusivamente la parte così detta togata, perché come accennato al
primo punto nella richiamata parità, le nomine dei giudici tributari devono essere viste in una luce di dichiarata professionalità ed esperienza che il semplice esame di diritto non
può garantire.
Ciò in aperta violazione del principio  costituzionale (art.101 c.2) per cui  i giudici sono soggetti solo alla legge, per ripetere  Montesquieu ” bouche de la loi, che i
magistrati si distinguono fra loro (art.107 c.3) solo per diversità di funzioni, il che vuol dire  che la progressione in carriera certamente non può costituire gerarchia
ma  non in base al pennacchio si deve valutare il merito, in altre parole nessuna discriminazione nell’accesso può essere   stabilita, escludendo coloro che inseriti nella
giustizia tributaria, e quindi giudici a tutti gli effetti per la funzione esercitata, siano impediti a ricoprire funzioni direttive o semi direttive perché non togati, e quindi mantenuti
, pur se abili nell’jus dicere, in una posizione subalterna.

Un po’ quello che accadeva, assurgendo ad esempio questo caso, sino a cinquant’anni fa (il 9 febbraio le quote rosa hanno festeggiato il mezzo secolo) per le donne relativamente alle quali vigeva
la preclusione di casta
maschile                                                         
 
Ma noi, nonostante tutto, non abbiamo perso né  la fiducia né la speranza né  la voglia del fare (gutta cavat lapidem et repetita juvant) per cui, in questa
importante assise, prendendo a guida un articolo dell’amico Maurizio Villani, nostro iscritto, stimato tributarista ed esperto del processo tributario, vogliamo proporre quello che per noi oggi
è una improrogabile ed urgente riforma del processo tributario quale concreta proposizione per uno strumento la cui riforma è assolutamente necessaria.

È auspicabile, infatti, un inserimento nella Carta costituzionale, affinché il contribuente sia messo nelle condizioni di contrastare gli aggressivi istituti giuridici del
fisco.
Negli ultimi tempi si è particolarmente potenziata sia l’attività di riscossione sia, soprattutto, l’attività di accertamento attraverso le indagini bancarie e finanziarie,
gli studi di settore ed il redditometro.

In particolare, per quanto riguarda gli studi di settore, la Corte di Cassazione ha più volte stabilito che gli elementi probatori  a carico del contribuente devono essere specifici e
concreti, senza il ricorso ad argomentazioni generiche.
Deve essere, ad esempio, dimostrato se e in che misura lo svolgimento di una attività di lavoro dipendente o l’esistenza di una malattia abbiano comportato una diminuzione dei ricavi o dei
compensi.

L’obbligo di motivazione diventa canone aureo per gli accertamenti, che debbono tener conto anche delle osservazioni formulate dal contribuente.
Assumono, inoltre, rilievo, anche  se  contestate dall’Ufficio, le situazioni di crisi del settore e la circostanza che il contribuente si trovi  nella fase iniziale
dell’attività.
Al tempo stesso, il contribuente, soprattutto con il nuovo redditometro, dovrà dimostrare, anche tramite il nucleo familiare, che tutte le spese sopportate erano giustificate dalla
congruità dei redditi dichiarati nell’anno 2009 e seguenti. Con  una sostanziale inversione dell’onere della prova.

Infatti  la Corte di Cassazione (sent. n. 7671/2012) ha precisato che il processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza è assistito da fede privilegiata (art. 2700
c.c.) quanto ai fatti in esso descritti, dal che discende che per contestare tali fatti, è necessaria la proposizione della querela di falso, non essendo sufficiente la mera allegazione di
circostanze di fatto o di generici elementi di prova di segno contrario alle risultanze del predetto documento.
Ora, se è giusto combattere l’evasione con strumenti fiscali incisivi ed invasivi, si deve, al tempo stesso, rispettare scrupolosamente la Costituzione per quanto riguarda il diritto di
difesa (art. 24 Cost.) in un processo tributario che deve svolgersi nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo ed imparziale (art. 111 Cost.),
anche per quanto riguarda l’apparenza.

Di conseguenza, in vista della prossima delega fiscale, si deve totalmente riformare il processo tributario che non deve più essere gestito ed organizzato dal Ministero dell’Economia e
delle Finanze (che è una delle parti in causa), con giudici specializzati a tempo pieno con compensi dignitosi e senza alcun limite al diritto di difesa, nel senso che il contribuente deve
poter utilizzare le testimonianze ed i giuramenti per contrastare gli aggressivi istituti giuridici del fisco.

Inoltre, la mediazione tributaria non deve essere causa di inammissibilità del ricorso, ma bisogna consentire al contribuente di poter conciliare anche in appello, logicamente
riparametrando le sanzioni.
In definitiva, il processo tributario deve avere la stessa dignità processuale del processo civile, penale ed amministrativo, ed appunto per questo è auspicabile un preciso
inserimento nella Carta costituzionale.

Questo porterebbe il nostro paese ad un livello europeo accettabile secondo gli standard  in vigore in altri Stati, ridando, nel pieno rispetto delle regole, fiducia ai cittadini che tali
devono sentirsi e non sudditi, sottoposti ad un fisco che appare debole con i forti e forte con i deboli.
Questo costituisce il nostro traguardo e non smetteremo di reclamare il diritto ad una giustizia fiscale equa, garantita dall’autonomia ed indipendenza dei suoi giudici, anche attraverso la
costituzionalizzazione  dei principi contenuti nello Statuto del contribuente, salutato come rimedio alla mala fiscalità e divenuto nel tempo e con il tempo un mero flatus vocis,
svuotato del suo autentico contenuto e vilipeso costantemente da leggi emanate solo per battere cassa.
Questa la nostra mission e qui concludo, per affermare a voce alta e chiara, in tutte le sedi, che la CUGIT, Confederazione Unitaria Giudici Tributari, si batterà  per la vittoria di
questi elementari e fondamentali principi, che costituiscono il cardine di una società che voglia ritenersi civile.

Cav. Franco Antonio Pinardi

Segretario Generale della Confederazione Unitaria Giudici Italiani Tributari C.U.G.I.T.

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