Veneto: tassa sul turismo

Venezia, 12 Ottobre 2007 – «Sono allibito nell’apprendere che Padoa-Schioppa ha dato la sua approvazione alla tassa di ingresso e soggiorno» lo ha detto il vicepresidente
della Giunta regionale del Veneto, Luca Zaia, commentando la notizia dell’emendamento alla Finanziaria presentato dall’Anci che consentirebbe ai comuni turistici di istituire con proprio
regolamento una specifica tassa di scopo. «Capisco le difficoltà delle amministrazioni comunali, perché la stessa amministrazione regionale si trova nell’imbarazzo di dover
dare risposte a operatori del settore di fronte a legittime rivendicazioni, che si scontrano però con la carenza di risorse a nostra disposizione.

Basti un esempio per tutti: il Veneto, prima regione turistica d’Italia con 60 milioni di presenze all’anno, e più di 4 milioni di abitanti, dispone di 5 milioni di euro per la
promozione mentre la Provincia autonoma di Trento, con un decimo di abitanti rispetto al Veneto, dispone di 35 milioni di euro per reclamizzare il proprio territorio. E questi dati la dicono
lunga sul tipo di concorrenza sleale che noi veneti dobbiamo sopportare stretti tra una Regione a statuto speciale come il Friuli Venezia Giulia e le due Province autonome di Trento e
Bolzano». «Appoggiare l’idea di una tassa di scopo – aggiunge Zaia – ottiene solo due effetti: da una parte rende meno competitive, se non addirittura mette fuori mercato, le
offerte dei nostri pacchetti di soggiorno, dall’altra ha risvolti devastanti a livello comunicativo.

Ricordiamoci, infatti, che il 60 per cento dei nostri turisti è composto da stranieri e che, l’annuncio di questa forma di tassazione è sempre stata accolta, all’estero, nel
peggiore dei modi e con ciò mi riferisco ai vari ticket turistici, per esempio, come quello dei bus che ha provocato non pochi disagi». «A questo punto – continua il
Vicepresidente – mi chiedo se questo Governo ci faccia o ci sia. Un Ministro come Padoa Schioppa, che ha di queste geniali trovate e autorizza l’introduzione di nuove tasse spacciandole per
federalismo, dovrebbe dare le dimissioni. Che a Roma vadano a controllare i conti delle altre Regioni e lascino a noi veneti la possibilità di investire le nostre tasse sul nostro
territorio: se ci fosse un vero federalismo fiscale le risorse che abbiamo basterebbero a sopperire alle nostre necessità».

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