Varese: Imprese artigiane e sicurezza nei luoghi di lavoro

Varese, 12 Dicembre 2007 – Le imprese artigiane varesine prestano attenzione alla fase della valutazione dei rischi sul posto di lavoro: il documento previsto dalla legge 626, infatti,
viene normalmente redatto, è questo uno dei risultati di maggior rilievo emersi da una ricerca sul tema “L’attuazione della legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro” che – promossa
dalla Camera di Commercio insieme alle associazioni sindacali e di categoria – è stata condotta dal Centro di Ricerca in Etica degli Affari e Responsabilità Sociale (CREARES),
dell’Università dell’Insubria; l’obiettivo era quello di far emergere l’effettivo impatto che la normativa ha sulla gestione aziendale nonché le dinamiche attivate sul piano
organizzativo a livello territoriale.

L’indagine è stata condotta su un campione di 600 imprese dell’artigianato varesino, selezionate in modo casuale fra tutte quelle soggette agli adempimenti previsti dalla normativa sulla
sicurezza: sono state escluse le imprese edili e agricole che potranno essere approfondite successivamente. Ciascun azienda è stata interpellata su cinque argomenti: la valutazione dei
rischi, il sistema di prevenzione, la formazione, l’informazione e le procedure di sicurezza.
Entrando nel dettaglio, si scopre che la stesura del programma degli interventi migliorativi ha visto sempre la partecipazione del datore di lavoro e del responsabile del servizio di
prevenzione e protezione (in molti casi le due figure coincidono), spesso affiancati da un consulente esterno. Marginale invece risulta il coinvolgimento dei lavoratori: il loro rappresentante
è sì presente nella maggioranza delle imprese, ma dall’analisi degli studiosi dell’Università dell’Insubria emerge il dubbio che non venga sufficientemente coinvolto,
né per richiedere il suo parere consultivo nei momenti specifici in cui la legge lo richiede espressamente, né attraverso la convocazione della prevista riunione periodica.
Appare, poi, una certa confusione fra formazione e informazione: così, più del 50% delle imprese dichiara di fare formazione attraverso la distribuzione di materiale informativo.
La formazione del lavoratore avviene soprattutto in una fase iniziale dell’attività, ossia è concentra al momento dell’assunzione; minor attenzione riceve invece l’aggiornamento
durante la vita lavorativa.
Prevalgono gli strumenti formativi che le imprese trovano già predisposti e confezionati e quelli tradizionali come i corsi interni. Strumenti innovativi, quali l’e-learning, sono invece
utilizzati in misura del tutto marginale. E’ sul tema della formazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza che le imprese artigiane mostrano ancora le lacune maggiori.

Infine, per quanto concerne le procedure di sicurezza, lo studio rileva come l’adeguamento alla 626 si trovi a uno stato di avanzamento elevato, ma non ancora completo. Emerge il dubbio che,
laddove esistano, le procedure di sicurezza restino “sulla carta», senza che siano previsti interventi sistematici (nei modi e nei tempi) per verificare la loro concreta applicazione e il
loro aggiornamento. Le imprese si distinguono positivamente in tema di sorveglianza sanitaria e conformità degli impianti elettrici, mentre si potevano attendere situazioni maggiormente
conformi alla legge per ciò che concerne la prevenzione del rischio di incendio e le conseguenti misure per gestire l’emergenza e l’evacuazione dei lavoratori.
Il documento elaborato al termine della ricerca dai docenti dell’Università dell’Insubria vuole allora fornire alle imprese, alle parti sociali, ai datori di lavoro e ai loro consulenti,
ai servizi di prevenzione e protezione aziendale e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza delle indicazioni di riferimento per migliorare e rendere più efficace l’applicazione
della normativa.

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