Usa: 22enne rimane paralizzata mangiando un hamburger. Ora, l’industria della carne è nella bufera

Usa: 22enne rimane paralizzata mangiando un hamburger. Ora, l’industria della carne è nella bufera

Tutto inizio nell’autunno del 2007.

A Cold Spring, nel Minnesota, la famiglia Smith si preparava al pranzo serale: insalata, patate al forno ed hamburger. Dopo aver mangiato la carne Stephanie, all’epoca 22enne, iniziò a
stare male. Prima, fitte alla pancia seguite da crampi lancinanti. Poi venne la diarrea.

I genitori pensando ad un qualche virus intestinale la ricoverarono al Cloud Hospital del Minnesota.

Da lì, iniziarono il dramma della giovane e la bufera sull’industria della carne Usa.

Indagando sui motivi del malessere della giovane (intanto caduta in coma per la presenza nel suo organismo del colibatterio, la peggiore delle salmonelle O157:H17) i medici scoprirono una serie
d’irregolarità sull’hamburger che aveva costituito la cena serale.

Secondo la confezione, la polpetta di carne conteneva Angus Beef selezionata, di prima qualità. In realtà la carne era stata creata mettendo assieme scarti di diversi impianti di
macellazione e di grasso, rimasuglio di mattatoio.

Detto brutalmente, l’azienda produttrice (la Cargill) aveva giocato a dadi con la vita dei consumatori: per un po’ era andata bene, poi la ruota era girata, rovinosamente.

Poco dopo il caso di Stephanie 940 persone che avevano consumato lo stesso tipo di polpetta si ammalarono, costringendo la Cargill a ritirare dal mercato l’equivalente di 400 quintali di carne
macinata.

Ma, secondo gli esperti del “New York Times”, questa è solo la punta di un iceberg, fatto di disinteresse per la sicurezza, carne di cattiva e sonno delle autorità preposte.
Perché, se le aziende sono veloci a muoversi nella zona grigia, i funzionari statali e federali sono piuttosto lenti a far rispettare gli standard di qualità sugli animali e gli
altri ingredienti usati, sulla pulizia degli impianti e sull’intero processo di lavorazione. Il risultato globale è una sorte di campo minato: ogni hanno 70.000 persone vengono colpite
da intossicazioni alimentari.

Ed a volte, le conseguenze sono gravissime, come nel caso della signorina Smith o di 4 bambini, morti nel 1994 per aver ingerito della carne contaminata da colibatteri, servita nei ristoranti
“Jack nit the box”.

Ora, il caso di Stephanie Smith ed altri, (alcuni dei quali finiti in tribunale) stanno smuovendo le acque. Il Dipartimento dell’Agricoltura ha stretto le maglie della sorveglianza, mentre la
Cargill ha reso più severo il processo produttivo.

Intanto Stephanie è uscita dal coma, che però le ha lasciato una paralisi agli arti inferiori ed una serie di danni ai reni, a rischio permanente di blocco. Vive nella casa dei
genitori, a Cold Spring, facendo fisioterapia e cercando di sopravvivere.

Matteo Clerici

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