Un raggio ai protoni per curare i tumori
16 Febbraio 2010
Un raggio ai protoni, una struttura avveniristica per la lotta ai tumori più ostinati.
A Pavia è iniziato il progetto Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) che inizierà a trattare i primi pazienti da fine 2011 ed lavorerà a pieno regime nel 2013.
Il CNAO, quarto centro al mondo del genere dopo Chiba e Hyogo (Giappone) ed Heidelberg (Germania) ha richiesto ingenti risorse, sia scientifiche che economiche.
Infatti, alla sua realizzazione hanno collaborato l’Istituto Nazionale di Fisica (Insf), le Università di Milano, Pavia, Torino ed il Politecnico di Milano, per un costo totale di 125
milioni di Euro: come sottolinea Formigoni, un mix efficace di pubblico e privato.
Punta di lancia del tutto, l’adroterapia, metodo di cura che “Può essere impiegata nella cura dei sarcomi, dei tumori pediatrici e dei tumori al polmone, al pancreas, oculari, alle
ghiandole salivari, al cervello, al midollo spinale, e per alcuni tumori della testa e della zona pelvica”, come spiega il presidente della Fondazione CNAO Erminio Borloni.
Il cuore di tale sistema saranno 3 sale, attrezzate con una sorta di super raggio intelligente in grado di bruciare i tumori. Spiega il direttore tecnico CNAO Sandro Rossi: “I fasci utilizzati
sono prodotti dal sincrotrone, un acceleratore di particelle con due sorgenti che generano ioni carbonio e protoni. Durante il trattamento un ‘pacchetto’ di particelle viene immagazzinato in
una ciambella d’acciaio svuotata d’aria, lunga 80 metri e con un diametro di 25. Qui le particelle viaggiano inizialmente a circa un decimo della velocità della luce. Il fascio viene
quindi accelerato fino a compiere un milione di giri (pari a circa 30 mila chilometri) in mezzo secondo, per arrivare all’energia desiderata, scelta dal medico in base alla profondità
del tumore. Al momento opportuno una ‘porta’ si apre e il fascio colpisce il bersaglio con una precisione sub-millimetrica”, fermandosi laddove serve e ‘tagliando ‘a fette’ il tumore”. Il tutto
regolabile in base alle esigenze del malato e le caratteristiche della massa da colpire.
Per gli esperti, l’adroterapia presenta numerosi vantaggi.
Innanzitutto, la sua complementarità con le tecniche tradizionali. Pur essendo in grado di colpire i cancri più solidi e radioresistenti, “Non sostituisce la radioterapia
convenzionale: è un arma in più”.
Inoltre è un trattamento veloce: 2-3 minuti d’irradiamento, per una media di 10 sedute di 25 minuti l’una.
Infine, i risultati sono positivi. Le statistiche parlano di 50.000 pazienti trattati con protoni e oltre 6.000 con ioni carbonio, ed in maniera efficace.
La tecnica del CNAO è giudicata positivamente anche dal dottor Umberto Veronesi. Per Veronesi, è una tecnica mirata al millimetro, con zero effetti collaterali, che può
rappresentare una svolta “Per tutti quei pazienti con forme tumorali difficili da raggiungere con le cure tradizionali”.
Spiega lo studioso: “Le particelle pesanti strumento dell’adroterapia hanno il grande vantaggio che, proprio perché sono pesanti, non deviano ma seguono un percorso collimato che va
dritto sul bersaglio, anche piccolissimo, anche di un millimetro appena”.
E, nonostante il progetto debba ancora superare la fase di rodaggio, sono già in programma ulteriori espansioni.
Ferruccio Fazio, intervenuto all’inaugurazione del centro CNAO, ha annunciato l’intenzione di proporre a Tremonti “Di trasformare il Centro nazionale di adroterapia oncologica di Pavia in
Istituto nazionale di adroterapia oncologica”.
Afferma Fazio: “Dovremo valutare in che modo, ma come Istituto nazionale questo centro potrebbe dotarsi di un finanziamento autonomo e potrebbe fare un grandissimo lavoro di indirizzo non solo
per l’Italia, ma anche per gli altri Paesi”.
Matteo Clerici





