Ue: «no» alla restituzione del «bonus-serre»

Ue: «no» alla restituzione del «bonus-serre»

Il presidente della Cia Giuseppe Politi giudica assurda la richiesta di Bruxelles che ritiene illegittima l'”accisa zero” sul gasolio per il riscaldamento e sollecita gli arretrati dal 2000 al
2004 (oltre 48 milioni di euro). Chiesto al ministro Luca Zaia un incontro urgente con le Regioni e le organizzazioni agricole.

“Sarebbe un colpo mortale per i nostri produttori in serra. Quindi, bisogna fare fronte comune per respingere in maniera ferma l’assurda richiesta che viene dall’Ue. Non possiamo mettere a
rischio il futuro di migliaia di imprese agricole che si troverebbero a sostenere costi enormi che porterebbero in breve tempo al tracollo. Il ministro delle Politiche agricole, alimentari e
forestali Luca Zaia e il governo nel suo insieme devono intervenire prontamente per evitare un vero disastro per la nostra agricoltura”.

Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi interviene in merito alla richiesta all’Italia da parte di Bruxelles della restituzione di 48 milioni di
euro per l’illegittima concessione dell’agevolazione ai serricoltori, che dal 2000 al 2004 hanno acquistato il gasolio ad “accisa zero”.

“E’ una richiesta che va contrastata nel modo più assoluto. I produttori agricoli in serra – avverte Politi – non possono pagare per la negligenza dei vari governi che dal 2000 non hanno
risposto in maniera esauriente alle sollecitazioni di chiarimento della Commissione europea che ha sempre considerato l’esenzione dal pagamento  dell’accisa sul gasolio da riscaldamento un
aiuto di Stato. Un braccio di ferro che si è protratto per nove anni senza che si arrivasse ad una soluzione. Ora, davanti all’apertura di un procedimento di ingiunzione, bisogna
sviluppare a livello comunitario una strategia condivisa e forte per respingere un attacco che può mettere fuori mercato migliaia di aziende, soprattutto floricolo e ortofrutticole. Per
tale ragione chiediamo al ministro Zaia di convocare in tempi rapidi una riunione con le Regioni e le organizzazioni agricole per affrontare il grave problema”.

“L’Italia – aggiunge il presidente della Cia – non può aderire a tale richiesta. I nostri produttori non devono pagare. Bisogna cercare tutte le strade possibili per porre fine a questa
‘querelle’. Se occorre, ci si rivolga anche alla Corte di Giustizia europea. L’agevolazione fu introdotta per contenere i pesanti effetti del caro-gasolio ed è assurdo che un
produttore che legittimamente ha beneficiato bonus, frutto di una norma nazionale, debba oggi rimborsare somme perché la norma è stata considerata in contrasto con il regime di
concorrenza, dato che, secondo Bruxelles, si sarebbe consumata una discriminazione fra produttori che coltivano in serra e quelli che operano in pieno campo”.

“Una motivazione – rileva Politi – che è contestabile sotto ogni punto di vista. E’, infatti, evidente che si tratta di cicli produttivi molto differenti, con costi di produzione diversi
che in un caso sono presenti (serra riscaldata) in un altro no (pieno campo). Basti ricordare che solo il prezzo del gasolio per le serre incide per oltre il 20 per cento sui costi complessivi
dell’azienda”.

“Se non si chiude subito questo contenzioso, c’è il pericolo – sottolinea il presidente della Cia – che l’Ue si comporti allo stesso modo per il periodo 2005-2009. Sarebbe un vero
disastro. Qualora davvero si dovesse procedere al recupero delle agevolazioni da ogni singolo interessato, si rischierebbe una debacle dell’intero settore serricolo che rappresenta più del
6 per cento della Plv agricola italiana. Per questa ragione ci batteremo affinché i produttori non paghino. La richiesta europea è insostenibile ed ingiusta. Il governo deve
intervenire subito”.

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