Tutti pazzi per il Superenalotto. Ma può essere un gioco molto rischioso

Tutti pazzi per il Superenalotto. Ma può essere un gioco molto rischioso

Data la dimensione della vincita in palio, la passione per il Superenalotto aumenta sempre più.

Finché si tratta di “Tentare di partecipare occasionalmente ad un sogno collettivo”, come spiega lo psicologo Bruno Mazzara, non è di per sé sbagliato: lo diventa quando si
parla di un abitudine ricorrente.

Sempre più cittadini si avvicinano al gioco d’azzardo; secondo le stime dell’ Istituto di fisiologia clinica del Cnr, (Centro Nazionale Ricerche), quelli che almeno una volta hanno
puntato alla roulette, scommesso sui cavalli o sfidato la fortuna con le lotterie sono 15 milioni.

Di questi, 120.000 hanno l’ habitus mentale del gambler, il giocatore incallito.

Sull’ argomento, il dottor Mazzara, ‭ ‬docente di Psicologia sociale dell`Università La Sapienza di Roma, spiega: “‬Dietro la rincorsa al montepremi milionario si possono
nascondere motivazioni molto diverse.

Tra le componenti motivazionali che spingono il giocatore a tentare la fortuna‭ ‬rientrano le caratteristiche personali e la ricerca di una vincita che compensi le frustrazioni della
vita quotidiana.

La ricerca del favore della Dea Bendata può essere motivata dalla recente crisi economica: “‬Si tratta di una favola di massa molto attraente,‭ ‬soprattutto in tempo di
crisi,‭ ‬che in qualche caso potrebbe però far perdere il contatto con la vita reale”.

Alla base, c’ è anche la spinta dei mezzi di comunicazione, specialmente Tv ed Internet.

Il dottor Mazzara avverte però come tale fenomeno lecito possa sfociare facilmente nella patologia.

Ed i più soggetti sono i “drogati del rischio” coloro che hanno cioè un abitudine quotidiana al gioco in cui, ricorda il medico, “Non viene richiesta nessuna abilità o
conoscenza e tutto è affidato al caso‭”.

Conclude lo specialista: “l fenomeno del gioco è molto noto ma bisogna prestare più attenzione al confine labile che può portare una innocua abitudine a diventare una
patologia”.

E a muoversi su tale limite tra gioco “pulito” e dipendenza sono moltissime persone.

Uno studio del CNR afferma come 15 milioni di italiani, almeno una volta nella vita hanno giocato d’ azzardo.

A livello di genere, il 50% degli uomini ed il 29,2 % delle donne si riconosce in tale profilo.

Se invece si analizza l’ età, la fascia dei giocatori più numerosa si colloca tra i 25 ed i 34 anni.

La ricerca ha anche evidenziato dati meno innocenti, come spiega Sabrina Molinaro dell`Ifc-Cnr: “Il 10,8% dei giocatori, pari a un milione e mezzo di persone, prova l’impulso a giocare somme di
denaro sempre più consistenti.

Un fenomeno che riguarda il 13,1% degli uomini e l`8% delle femmine.

Tra questi giocatori, il 5,3% nasconde addirittura l’entità del denaro speso ai familiari”.

Ma l’analisi più preoccupante è quella sulla dimensione della dipendenza patologica da gambling, termine con cui si indicano i giochi d’ azzardo e le scommesse: ” Tra i residenti
in Italia che hanno giocato almeno una volta il 19,8%, pari a tre milioni di persone, potrebbe sviluppare una dipendenza da gioco d`azzardo.

 Fra questi il 12,4%, secondo la valutazione del Canadian Problem Gambling Index, è nella fascia a rischio minimo, il 4,6% a rischio moderato e lo 0,8%, ovvero 120.000 persone,
risulta avere un profilo da gambler”.

Matteo Clerici

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