Italia: finite le scorte di farmaci anti-influenza suina

Italia: finite le scorte di farmaci anti-influenza suina

In Italia sono già finite le scorte di antivirali (Relenza e Tamiflu in particolare).

La paura della nuova influenza ha spinto molti cittadini verso le farmacia. Il risultato sono magazzini vuoti e portafogli depauperati, visto che i farmaci costano dai 32 a 36 Euro.

Al momento la situazione è incerta: la presidente di Federfarma, Annarosa Rocca, garantisce che nei prossimi giorni le ordinazioni sono soddisfatte, ma molti farmacisti affermano come
anche i grossisti siano rimasti senza scorte.

Alcuni pensano che tali prodotti siano stati inviati alle strutture pubbliche, per sostenere il programma anti-pandemia.

Sull’ argomento, ecco l’ opinione di Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani: “I casi sospetti sono dirottati dai medici di base ad Asl e ospedali, i quali
somministrano l’antivirale nel caso che accertino l’avvenuto contagio.

Gli antivirali non sono in quantità infinita, dunque continuare a farli arrivare dai produttori alle farmacie sarebbe un modo per alimentare l’acquisto irrazionale da parte di chi non ne
ha bisogno e vuole tenerli in casa solo per precauzione, e impoverire invece il totale di dosi disponibili per la sanità pubblica, nel caso ci fosse un peggioramento dell’epidemia”.

A non tutti però dispiace tale stato di disagio: tra i più soddisfatti, Roche e GlaxoSmithKline, le industrie farmaceutiche produttori di Tamiflu e Relenza.

E, se dalla Roche non trapela niente, la Glaxo ha quantificato la sua soddisfazione: il 12% in più di utili netti e il 15% in più di fatturato, a oltre 7,5 miliardi di euro.

Tali cifre potrebbero anche aumentare, in quanto i suoi ricercatori stanno lavorando a due nuove misure anti-virus H1N1: una mascherina anticontagio ed, ovviamente, il vaccino.

Proprio oggi, il Ministro del WelfareMaurizio Sacconi ha reso noto come la sanità pubblica ha ordinato 48 milioni di dosi di vaccino, destinate a 15 milioni e mezzo di giovani tra i due
e i 27 anni e a 8,6 milioni di sanitari e personale a rischio.

Perché, a parole si vuole rassicurare la popolazione, nei fatti ci sarà “La più grande vaccinazione di massa” come spiegano gli addetti ai lavori.

Matteo Clerici

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