Tracciato il dna del ruchè

Tracciato il dna del ruchè

Quando un vino diventa tendenza, moda, ecco spuntare subito gli imitatori. Sta succedendo anche col ruchè, fino a ieri un semi sconosciuto rosso del Piemonte che oggi riscuote successi
fulminei fra appassionati ed enoturisti. Amato dalle donne per quel suo profumo di rosa canina e di ciliegia, fruttato e beverino, questo autoctono del Monferrato vanta solo 31 produttori ma, a
quanto emergerebbe, ben più ‘scopiazzatori’.

A tutela del vero ruchè, un produttore ventottenne innamorato pazzo del suo vino -che promuove in tutti i modi in Italia e all’estero e che oggi riscontra ottimi punteggi nelle migliori
guide- ha deciso di tutelarsi.

Come?

“Affidando alla Bioaesis di Ancona, laboratorio specializzato nelle ricerche molecolari, l’analisi del dna del ruchè, in modo da scoraggiare furbi e falsificatori del vino che amo e che
rappresenta l’essenza, la poesia della mia terra”, spiega Morando, laureato in legge e maggiore vigneron del ruchè e degli altri vini del Monferrato (grignolino, barbera, cortese,
eccetera), con ben 85 ettari.

Prosegue Morando: “Dopo un attento esame della situazione vitivinicola piemontese e in particolare delle piccole realtà come il ruchè, ci siamo chiesti come salvaguardare
importanti investimenti in agricoltura come l’acquisto di terreni e il successivo impianto di vigneti, la costante ricerca delle qualità dei vini e gli sforzi in termini di immagine del
vino e dell’azienda sul mercato.

La conseguenza è quella, peraltro da noi auspicata, che nel breve periodo questo ottimo vino da uve autoctone dell’Astigiano diventi ‘trendy’ e che quindi come per miracolo si
affaccino sul panorama commerciale decine di marchi e di produttori improvvisati”.

Esempi di questo genere ne abbiamo avuti parecchi, ultimo in ordine di tempo il nero d’Avola, che dopo un momento di grande fama e qualità sul mercato, ha visto produzioni imponenti con
pesanti carenze qualitative. “Se è vero che tutela e controllo della qualità sono compiti di legge e istituzioni, ritengo per contro che il privato si debba rendere garante, in
qualche modo, della qualità dei vini posti sul mercato. La ricerca realizzata ha dunque due motivazioni: tutelare il consumatore e i produttori seri, nonché comunicare a chi di
dovere la voglia di produrre sempre meglio, scoraggiando “traffici strani”, conclude il giovane produttore di Castagnole Monferrato .

Le analisi di laboratorio sul dna del ruchè sono costate a Franco ben 40 mila euro, ma ne valeva la pena. Allegate ecco le carte in questione, mentre per ulteriori notizie su questo buon
rosso, c’è il sito www.montalbera.it.

Nota della Redazione NEWSFOOD.com

La pubblicazione dei due documenti  ufficiali, qui allegati in PDF,  inerenti l’analisi di tracciabilità del Ruchè, commissionata dalla ditta Montalbera allo studio
BioAesis di Ancona, viene effettuata

         oggi 2 aprile 2009 su NEWSFOOD.com in occasione dell’apertura di VINITALY 2009 di VERONA.

NEWSFOOD.com , per l’autorizzazione riasciata, ringrazia il Dott. Franco Morando, responsabile della ditta Montalbera,  azienda produttrice del Ruchè e titolare del documento
ufficiale che certifica il DNA del Ruchè stesso.

1) “RELAZIONE TECNICA FINALE del progetto di ricerca:

Sviluppo di un sistema di analisi molecolare per la tracciabilità genetica di processi di vinificazione di uve Ruchè

dell’Azienda Agricola Montalbera – Terra del Ruchè (vedi il documento)

e

2) “Tracciabilità genetica del vino Ruchè dell’Azienda Agricola Montalbera – Terra del Ruchè (vedi il documento)

PS:  se amate il Ruchè o volete conoscerlo meglio, vi consigliamo di iscrivervi al Club “Amici del Ruchè” , 

      il VERO RUCHE’.

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