Nel tempio dei funghi bagnato dal ruchè

Nel tempio dei funghi bagnato dal ruchè

By Redazione

Miniature di una cena sublime in campagna

Inventare la gioia. Quella di dimenticare il cellulare per sostare in campagna, quando la buona tavola promette e mantiene senza trucchi. Un goloso gioco di prestigio che riesce a  pochi,
selezionati maghi. Ve li vogliamo presentare e raccontare, poiché sono in tutto tre: un autentico tris d’assi dei buoni sapori.

Eccoci quindi fra le eleganti boiseries nocciola del Ristorante Avetta, pieno centro di un sonnolento paesino del Canavese ai piedi del turrito castello di Masino, gioiello del Fai, Fondo per
l’ambiente italiano, di cui in questi giorni si festeggiano le giornate. In questa regione-non regione che si chiama Canavese, c’è un autentico tempio del gusto, il Ristorante Avetta,
specializzando in funghi di cui Cossano è apprezzata capitale. Qui da quasi novant’anni si celebrano trionfalmente i porcini. Merito della famiglia Avetta, proprietaria del locale fin
dal 1921. Oggi, dopo il ricambio generazionale, anima del rinomato locale è Rosetta, insieme alla cognata Daniela, magistrali e sorridenti nel mettere a proprio agio amici e clienti
abituali -e sono sempre di più.

Avetta, pantheon dei funghi

Dopo un’attenta ristrutturazione che ha lasciato intatto lo spirito di rusticità, magari rivisitata, il Ristorante Avetta dispone di una sala interna sufficientemente grande e
accogliente. Qui, fra il gradevole salottino d’ingresso, la sala e il lungo, elegante bancone del bar, in un’atmosfera décontractée, si è celebrato un famoso vino autoctono
del Monferrato che, in un tiepido venerdì di inizio primavera, è stato sposato a un menù d’eccezione: porcini sott’olio per iniziare; tortini di porcini alle cipolle con
amaretto, tometta e speck; terrina di polenta concia con porcini trifolati; cappelle di porcino alla griglia; tagliolini caserecci ai porcini; frittura di funghi impanati. Per la cronaca, un
tripudio ha accolto lo zabaglione della casa e, infine, il caffè: un raro Blue Mountain della Jamaica Coffee di Alessandria portato per l’occasione. Piatti deliziosi, magnificamente
realizzati, grazie all’ottima abilità delle cuoche nell’assemblare i prodotti secondo gusto e tradizione, per non tradire il forte legame che la famiglia Avetta possiede con il proprio
territorio.

Franco Morando, golden boy del ruché

Piatti dove il fungo -in tal caso il porcino- predomina, è sovrano. Pietanze che ben si sono gemellate con il ruchè di Franco Morando, ventottenne produttore di Castagnole
Monferrato, nell’Astigiano, nelle due versioni: il classico e il cru ‘L’accento’, delizia per gli estimatori di questo rosso piemontese di rara intensità.

Franco coltiva la vite per scelta di vita: messa nel cassetto la laurea in giurisprudenza, ha puntato le vele in direzione della qualità senza se e senza ma. Il suo ruchè,
soprattutto ‘L’accento’, cru di sole seimila selezionate bottiglie, a cui il “dottor Montalbera” (come lo chiamano gli amici) ha dato veste elegante e marketing accurato, è un rosso
dallo spiccato carattere fruttato con un registro olfattivo del tutto originale: erbe aromatiche, note officinali, spezie e sentori di chiodi di garofano e rosa canina. Ricco e alcolico in
bocca, il ruchè griffato Montalbera sviluppa nuances di ciliegia e amarena sotto spirito, espandendosi in un buon finale ‘amarenato’. Perché autoctono si nasce.

Dopo aver donato una jeroboam di ruchè, autografata dall’intera compagnia, alle graziose padrone di casa Franco Morando ha dato appuntamento al Vinitaly, la fiera-principe dell’enologia,
mentre a tutti noi è rimasta la voglia di tornare al più presto fra gli incantesimi golosi delle maghe Rosetta e Daniela, in quel di Cossano. Prosit !

 

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