Tabacco: il dissenso della filiera sulle dichiarazioni della commissaria Fischer Boel

 

I produttori, trasformatori e lavoratori del settore tabacchicolo di tutte le regioni italiane, esprimono il proprio dissenso sulle dichiarazioni della Commissaria europea Mariann
Fischer Boel, ieri a Roma per incontrare i giovani agricoltori del Ceja.

Non si comprende l’intransigenza della Commissaria di fronte alle richieste della filiera europea del tabacco, fatte proprie dai Presidenti delle Regioni e dai Governi dei Paesi
interessati oltre che dal Parlamento europeo, che in un momento critico dell’economia mondiale, chiede di continuare a coltivare e ad occupare una quantità assai
significativa di forza lavoro, 100.000 tabacchicoltori, 400.000 lavoratori nelle aziende tabacchicole europee, 30.000 unità lavorative nell’industria di trasformazione,
oltre a svariate migliaia di lavoratori nell’indotto.

La filiera ritiene necessità prioritaria prolungare al 2013 l’attuale regime per il settore, in scadenza nel 2009. L’istanza è condivisa, senza distinzioni,
dall’intera filiera europea che risponde alle dichiarazioni della Commissaria annunciando una grande manifestazione a Bruxelles il prossimo 19 novembre in occasione delle
decisioni finali sul cosiddetto health check della PAC.

Il vertice informale tenutosi martedì scorso a Verona sulla questione “tabacco” con i ministri e le delegazioni di Bulgaria, Grecia, Italia, Francia, Polonia,
Romania, Spagna e Ungheria ha confermato che otto grandi Paesi sono più che mai convinti della necessità di prorogare fino al 2013 gli attuali sistemi di sostegno al
settore. Forti di questa posizione comune, i ministri agricoli presenteranno la richiesta al presidente di turno dell’UE Michel Barnier ed alla Commissaria Europea Mariann Fisher
Boel.

La Commissaria non può continuare a ignorare tutto questo e ad insistere sul fatto che la riforma è stata adottata nel 2004 e quindi che il dossier non può essere
riaperto: gli effetti disastrosi sull’agricoltura, l’economia e l’occupazione registrati nei Paesi che hanno già optato per il disaccoppiamento totale sono un
monito più che sufficiente a non proseguire per una strada evidentemente sbagliata.

La Commissaria, poi, ha ribadito anche un altro concetto del tutto infondato: “sarò brutale – ha detto – ma non si può continuare a produrre tabacco che
nessuno vuole fumare.” E’ necessario smentire categoricamente quanto affermato ed informare la Commissione che in tutta Europa non esiste nei magazzini una sola foglia di
tabacco invenduto, che il tabacco europeo è destinato in grande parte alle manifatture europee, le più esigenti al mondo in termini di qualità.

Non è certo eliminando la produzione europea, poco più del 4% del totale mondiale, che si può influire sui consumi. Si otterrebbero solo altra disoccupazione,
spopolamento delle aree rurali, abbandono della produzione agricola e desertificazione, con danni ingenti all’ambiente e depressione irreparabile delle fragili economie
interessate.

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