Summit Parigi Cop 21: Viticoltura e clima caldo … e la bici

Summit Parigi Cop 21: Viticoltura e clima caldo … e la bici

By Giuseppe

(Vedi anche gli altri articoli su Summit Parigi 2015 Cop 21)

Due settimane di lavori con Accademia Kronos, Giampietro Comolli  e gli esperti Carlo Dettori e Alfonso Navarra
(quarto articolo di cinque)

 

Newsfood.com
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4) SUMMIT PARIGI CLIMA, LA VITICOLTURA E L’EFFETTO ALTE TEMPERATURE
Comolli: <<La vigna e la bici al centro di dibattiti a margine di Parigi>>
Non sembrerebbe….ma i dibattiti di Parigi sono seguiti e letti, da molti. Purtroppo succede che si danno sbrigative interpretazioni e lanci stampa……non proprio corretti, equilibrati, referenti delle dichiarazioni. Lo stesso argomento e le stesse osservazioni – a seconda di chi le dice e di chi ne scrive – appaiono totalmente opposte, sicuramente sembra di aver assistito a due spettacoli diversi. A Parigi non c’è solo il Parc d’Exposition dove nella Area Blu della Cop21 hanno luogo i grandi lavori e incontri, bilaterali e su tavoli ampi, ma ci sono anche spazi aperti al pubblico con grandi frequentazioni anche di imprenditori e personalità conosciute in tutto il moferrmondo. Nello spazio per ONG e Onlus, c’è anche l’Accademia Kronos. Quest’area  è  l’Espace Génèration Climat, dove si trovano 340 stand di associazioni e enti legati alla tutela e l’ambiente, compreso rappresentanze internazionali e delle Organizzazioni delle Nazioni

Fra i temi importanti ritorna ancora l’uso del suolo agrario e non collegato alle coltivazioni verdi, cedue, produttive. L’impianto forestale-alberato delle coltivazioni appare sempre più un fattore collegato ad un insieme di elementi coadiuvanti al controllo e al miglioramento del clima, così è per le piante di ulivo, nocciole, noci e vigne. Sul tema del cambiamento climatico collegato alle piante produttive in agricoltura sono intervenuti diversi personaggi, fra cui un grande produttore di vino come Angelo Gaja che ha indicato come la genetica faccia parte anch’essa del pool-staff di fattori che possono incidere positivamente sul clima, la fame, l’uso del terreno, il non spreco. Tema complesso e difficile, ma cosa vuol dire?

Giampietro Comolli, è vero quanto scritto?: <<Sicuramente, come sostenuto e scritto da qualcuno, le Ogm non salveranno il futuro della viticoltura e non sono un fattore endogeno che può frenare o modificare l’andamento climatico, tutto questo senza far perdere alla vigna e all’uva prerogative biologiche e genetiche proprie da 7000 anni. Pensare che le Ogm siano utili è un errore grave. Addirittura distorcere frasi o estrapolare frasi da un concetto più ampio espresso da un autorevole viticoltore come Angelo Gaja è assolutamente fuori luogo, pazzesco. Concordo con chi è intervenuto per frenare queste affermazioni senza un briciolo di scienza e coscienza. E’ risaputo già dagli anni ’90 (e il prof Fregoni di Piacenza è stato un precursore nello studio) che la foglia di vite è la macchina naturale con la maggiore efficienza fra superficie e volume nel trasformare l’anidride carbonica in ossigeno, ma da questo a considerare la modifica di un cromosoma come unica strada, ce ne passa…>>

Comolli, troppe bufale, sempre? : << Certamente, e con le pagine web, i blogger, gli ultimi arrivati che devono trovare “audience” subito senza 30-40 anni  di studio, lavoro, esperienza professione evidentemente l’abbinamento Parigi-Gaja-Ogm fa immediatamente salire il termometro, l’attenzione e lo score! Gaja in modo pacato ha voluto attirare l’attenzione, visto lo spessore che ha nel mondo del vino mondiale, sull’ampio spazio e stimoli che la ricerca e la sperimentazione agraria in centri universitari, grazie alle più moderne tecnologie e conoscenze scientifiche vegetali-botaniche, possa contribuire a fare inversione di tendenza di alcuni problemi in vigna e in cantina determinati dall’aumento delle temperature climatiche. Tutto altro concetto, totalmente condivisibile>>
  Ma cosa succede realmente? << Certamente non considerare a priori e in primis gli Ogm come medicina o panacea dell’incremento delle temperature climatiche. Mi piace ricordare a tutti che a cavallo dell’XI° secolo la parte nord del nostro pianeta ha subito una forte de-glaciazione con l’aumento per circa un secolo di 2 gradi centigradi che hanno “scoperto” le terre della Groenlandia favorendo le navi Vichinghe. Allo stesso modo in pieno inizio del Rinascimento si è assistito, per il sud Europa e il nord America, ad un ritorno dei ghiacciai e a un ritorno di temperature medie più basse. Oggi questi fenomeni “ naturali” sono aggravati da interventi “antropici-industriali” che accentuano e accelerano il fenomeno. Occorre trovare soluzioni naturali e, anche tecnico-artificiali, per bloccare l’escalation>>
Quindi quale soluzione,  in vigna che si deve fare? <<E’ assolutamente sbagliato e controproducente, da vietare a priori e ancor più senza regole, spostare parti di Dna da un organismo ad un altro. Certamente la ciber e la cisgenetica possono invece aiutare nel lungo periodo. Cioè la natura è più forte, ma ha tempi più lunghi che spesso non vanno d’accordo con l’orologio dei consumi, della domanda, dell’uomo. Il trasferimento di un gene nell’ambito della stessa specie aiuta: penso alle clementine e all’uva da tavola senza semi che già consumiamo! Molto spesso ripulendo o ammogliando qualche gene, il genoma della stessa varietà acquisisce poteri naturali fortissimi in termini di sanità, patologie, risposte ambientali. Su questo concordo con Gaja, le università devono lavorare su questo e velocemente. Può essere un grande aiuto anche per “ aiutare” a mantenere controllato il clima attraverso nuovi comportamenti vegetativi su larga scala e in ambienti delicati e più sensibili.>>

Ci alternative percorribili, altre strade?
Comolli: << Certamente. Anzi più urgenti. Quanto inquinano gli impianti di riscaldamento, quanto elevano per metro cubo la densità dell’aria e la temperatura gli scarichi di camion e di pullman cittadini, le auto private. Certamente però occorre un piano strategico almeno nazionale, perché diventa difficile raggiungere obiettivi solo con l’intervento della singola città o regione. inoltre la Pianura Padana, fra tutte le aree-vaste mondiali e fortemente industrializzate e antropizzate, non è neanche fra le più pericolose e difficili. Ci sono condizioni geomorfologiche insormontabili, ma una politica – per esempio – di piste ciclabili intelligenti e non precarie, pericolose, strette, saltuarie, rabberciate…che creano altri problemi e non abbinate ad un riordino dei percorsi cittadini e sensi unici, obbligo dei parcheggi sotto terra, non risolve il problema urbano>>
Comolli, e il suo progetto clima-fiume-alimentazione-benessere? : << al Summit di Parigi lo spazio aperto al pubblico e alle proposte delle onlus è molto seguito. Molti presentano progetti, fra cui è stato presentato anche quello della “riserva e tutela” della biosfera della Valle del Po. Presente anche il presidente della Bolivia, Evo Morales, che ha puntato il dito contro i danni del capitalismo e dell’individualismo che portano a un rincorrersi del consumismo. L’Area Blu è aperta a tutti. Si accavallano progetti, idee  profonde. I movimenti ambientalisti del pianeta hanno proposto diverse vie d’uscita dalla temuta prossima catastrofe climatica. Alcune molto estreme, altre discutibili, alcune sicuramente mediane che accompagnano le scelte differenziate e percorsi diversi verso un solo obiettivo. Purtroppo molto peso decisionale è in mano a poche persone, molto legate ad un business contemporaneo e contingente. Un grande risultato sarebbe la firma di tutti ad un programma da rispettare nei prossimi 30 anni. sarebbe già un grande risultato, ma da rispettare senza alcun ma>>

 

Giampietro Comolli
Relatore, e Inviato Speciale a Parigi, al Summit COP 21,
in esclusiva per Newsfood.com

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