Dopo Expo Milano 2015: quale futuro? Per chi i vantaggi?

Dopo Expo Milano 2015: quale futuro? Per chi i vantaggi?

By Giuseppe

EREDITA’ COMPLESSA. COME TRASFERIRE UN SUCCESSO CONCENTRATO IN TANTE INIZIATIVE DISTRETTUALI IN APPLICAZIONE DELLA CARTA DI MILANO. L’ITALIA DEVE ESSERE PRIME E DARE L’ESEMPIO CON UNA AGENDA TEMA-EXPO!!

Il bilancio di Expo è ancora prematuro, certo qualche dato dà il senso del successo di persone e volumi, di cifre e di fatturato, di spese alte e di valore del business creato. Una Expo di grande successo nazionale, politico, numerico e concentrato tutto o quasi tutto sulla Città Metropolitana Meneghina (oltre 50.000 eventi, in più a quelli del sito Expo), una rivincita del Paese Italia verso i vari detrattori europei e nazionali. Fatturati top per chi ha fatto ristorazione in Expo (si parla di 600 mil di euro), chi ha saputo cogliere al volo l’opportunità di far vivere una grande rassegna enogastronomica plurinazionale con contorno di giochi, balli, spettacoli, circus e movida. Tutto questo permetterà di far quadrare i bilanci economici.

Scarso il deflusso da Expo verso i territori produttivi, forse poco guidato e promosso, sicuramente qualcosa si è visto nelle città d’arte, nei borghi noti, a Torino e Venezia, bene i Laghi Lombardi, la Brianza, la valle del Ticino fino in Svizzera, Mantova e anche i borghi più caratteristici lungo il fiume Po.

L’altro bilancio importante da verificare è quello dei contenuti, del grande tema di Expo, di quanto scritto e sottoscritto da 1,5 milioni di persone perché si crei una agricoltura e alimentazione sostenibile, si combattano gli sprechi alimentari e di terra, si metta in pratica una nutrizione sana per tutti, si soddisfino le esigenze di cibo per chi non ce l’ha, si prevengano le crisi di materie prime alimentari, si riduca il consumo di acqua dolce magari utilizzando quella salata, si intervenga in territori più sensibili alle calamità naturali e dove il cambio repentino del clima sta riducendo le disponibilità di prodotti, si diffonda una cultura equilibrata e varia del cibo e del bere in tanti paesi spesso legati a poche scelte o a un eccesso di un alimento.

Il tricolore, l’Italia, deve diventare un simbolo non solo commerciale, di crescita delle esportazioni, di business per le imprese nazionali, ma anche di formazione, di istruzione, di monito, di informazione sulla corretta dieta e ricette da portare in tavola a seconda dell’età, della attività, delle disponibilità. La fortuna della dieta alimentare italiana, e mediterranea riconosciuta da Unesco, deve diventare la vera eredità di expo, il vero e reale obiettivo di 184 giorni di festa e di immagine.

Trasformare la curiosità in conoscenza, questo è lo scopo vero che Expo Italia deve promuovere. Questo può essere realizzato velocemente e concretamente con pochi passi partendo dai luoghi produttivi nazionali, creando un sistema paese ( il marchio c’è già ma va migliorato e supportato nel mondo come unico) da esportare sul tema cultura-cibo, andare nei paesi terzi e emergenti per esportare una nutrizione diversificata. Il turismo alimentare è più utile e urgente di altri tipi di turismo in voga.  In questo modo si potrebbe recuperare quel buco nero dell’attrazione turistica di Expo verso il Paese Italia che non c’è stato, che non è scattato. Motivi noti e registrati. Forse certi investimenti di visibilità, di contatti in Expo produrranno effetti positivi nei prossimi anni verso le mete turistiche più importanti d’Italia e verso territori propositivi, ma cercare di dare un sostegno intelligente diventa fondamentale. Anche di Dop e Doc si è parlato e scritto poco durante Expo, altro tema su cui fare leva pro-turismo. Quindi sarebbe molto bello vedere qualche lungimirante Sindaco o Governatore di Regione prendere l’iniziativa per definire una Agenda Italia Post-Expo che guardi ai contenuti e a progetti proposti dai distretti italiani interessati all’abbinamento cultura-alimentazione-ambiente-turismo. La sinergia pubblico-privato in Expo ha funzionato ad alto  livello con impegni di oltre 11 miliardi di euro complessivi.

Si deve pensare ad uno strumento semplice che faccia diventare attori economici e strategici la corretta produttività, sostenibilità, no-spreco, uso del biologico e dei genomi con regole chiare, etichette utili al consumatore, cultura del cibo e formazione. Perché il Governo italiano non mette a disposizione un fondo economico speciale (ricavato dai surplus delle transazioni immobiliari del sito-Rho o dalle royalties sui fatturati, come un robin-tax) da assegnare a chi propone progetti post-Expo sui territori e distretti produttivi nel rispetto dei temi di Expo favorevoli alla crescita occupazionale e a progetti di attrazione turistica con export di cultura nutrizionale.

Il fiume e la Valle del Po potrebbe rappresentare una destinazione turistica dove si può toccare con mano una cultura millenaria della biodiversità, di come l’uomo nel tempo ha coltivato e imparato a cucinare, come la varietà dei prodotti e alimenti creano una dieta diversificata con tanti componenti e ingredienti. Inoltre il Grande Fiume potrebbe essere una  alternativa al Danubio, Loira, Mosella, Volga, come meta turistica di paesaggio culturale agroalimentare enogastronomico in grado di mettere in fila  attrazioni leader mondiali. Il fiume PO deve diventare il 9^ distretto fluviale europeo riconosciuto.

Giampietro Comolli
per Newsfood.com

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