PARIGI COP 21, Summit clima: le tappe dei 13 giorni

PARIGI COP 21, Summit clima: le tappe dei 13 giorni

(Vedi anche gli altri articoli su Summit Parigi 2015 Cop 21)

Due settimane di lavori con Accademia Kronos, Giampietro Comolli  e gli esperti Carlo Dettori e Alfonso Navarra
(secondo articolo di cinque)

 

A-COP21-summit-flag-0092) PARIGI SUMMIT CLIMA. GIAMPIETRO COMOLLI  RIPERCORRE LE TAPPE
Sui vari tavoli due prime posizioni: chi vuole una transizione e chi vuole un cambio vero.
Dopo le diverse dichiarazioni ufficiali, il  summit è continuato con diversi tavoli tematici, di settore e di comparto ambientale e territoriale, coinvolgendo diversi  delegati di paesi diversi a turno. Anche la politica e lo scontro Russia-Turchia ha preso il sopravvento. Contemporaneamente alcune comunità del Pacifico hanno organizzato manifestazioni per dimostrare che l’innalzamento del mare porterà alcune isole a essere sommerse e alcuni tavoli hanno trattato il tema molto importante della “ verità” climatica, ambientale e quindi dell’importanza della educazione e formazione.  Ancora alcune domande all’esperto Giampietro Comolli che si è prestato ad informarci grazie alle relazioni e ai report  svolti da Accademia Kronos che è stata sicuramente l’organizzazione italiana più rappresentativa, più ricca di contenuti e proposte, ma soprattutto più attenta alle diverse posizioni. AdKronos ( www.accademiakronos.it) ha registrato, oltre che sostenuto una posizione molto ferma, concreta e forte, i contenuti dei tavoli senza mai perdere di vista quell’equilibrio tecnico-scientifico che si deve avere anche quando sarebbe gioco forza fare più attività di protesta e di contrarietà visto che i giorni passano a Parigi con molte dichiarazioni “enfatiche” di tutti i ministri e capi di governi presenti, senza però mai entrare nel merito di soluzioni concrete e di risposte alla domande banali del cittadino.
Giampietro ComolliComolli, anche scontro fra scienziati?
-” Molti scienziati hanno accusato il forte ritardo nel prendere decisioni utili, un ritardo di almeno 10-15 anni, ad evitare la catastrofe climatica. Oggi, il sistema clima si sta autoalimentando e, quindi, è impossibile ipotizzare soluzioni che blocchino l’aumento della temperatura terrestre. Gli stessi scienziati si attendono un aumento vicino ai 2 gradi centigradi, quindi con progressivo scioglimento dei ghiacciai e innalzamento dei mari, una specie di ritorno dell’”estate” continua già avvenuta nel X-XII° sec d.C. che colpì soprattutto il nord Atlantico che fece scoprire ai Vichinghi la Groenlandia! ”

Cosa potrebbe succedere realmente, quali i veri rischi per il Pianeta Terra?
-“Se non si pone un freno, meglio ancora una riduzione a certi consumi ed usi di materie che aumentano la temperatura terrestre ( e sono di diversa matrice e origine), il fenomeno che ci aspetta fra 20-30 anni è molto chiaro: aumento del livello dei mari, siccità prolungate,  uragani e tifoni sempre più violenti anche al di fuori delle latitudini tradizionali e, di conseguenza, aumento del nomadismo e transumanza di popolazioni e poi anche di animali. Il nord Europa  vedrà la tigre del Bengala? ”

Finalmente si è parlato anche di formazione culturale, vero?
Comolli:-“
L’organizzazione francese “Paris – éducation 2015” ha sollecitato di trovare un accordo tra i popoli della Terra per permettere da qui al 2050, quando saremo oltre 10 miliardi di abitanti, formule condivise di sopravvivenza dignitosa, dall’alimentazione alla sanità, cui anche l’Accademia Kronos ha dato il suo contributo ed ha aderito insieme a  WEEC, il più importante ente internazionale che si occupa di educazione ambientale. La risoluzione prevede un impegno verso le Università Europee a organizzare corsi legati al clima. Questo è una grande iniziativa. Speriamo che le diverse Facoltà di agraria italiane colgano l’occasione!! L’Accademia Kronos, già artefice all’Università della Tuscia di un corso specifico fino al 2012 di “educatore, formatore e divulgatore clima-ambiente nelle scuole dell’obbligo” , ha presentato subito le credenziali  in Italia e in diversi paesi europei come capofila di un progetto universitario specifico.

La prima settimana si è chiusa con l’ampia diffusione e valutazione politica e mediatica di due temi: quello che Cina, India e Brasile hanno intensificato significativamente il loro apporto di gas serra in atmosfera ed hanno anche aumentato di molto l’uso di combustibili fossili come il carbone, contro una Europa che nel complesso ha già bloccato lo status quo dando segnali di regressione, quindi una Europa virtuosa. L’altro tema ha messo a nudo un nervo che scotta: il forte legame del mondo finanziario occidentale ( Banche e Assicurazioni)  con le fluttuazioni climatiche (climate change), alzando notevolmente il livello di preoccupazione con la dichiarazione di Mark Carney, governatore della Banca Inglese, che ha dimostrato come dal 1980 gli eventi climatici hanno causato danni alle persone, alle infrastrutture e all’ambiente in genere sono triplicati e di conseguenza le perdite delle assicurazioni, al netto dell’inflazione, sono quintuplicate, arrivando a 50 miliardi di dollari l’anno.  Al  governatore inglese si sono accodati altri analisti finanziari internazionali”.
Comolli, quindi tutto vero e tutto molto preoccupante anche per quanto riguarda l’aspetto risarcimenti danni e sistemi finanziari a forte rischio?
-“Certamente questo dimostra che l’effetto serra non è solo una questione di abuso del petrolio e ma coinvolge i sistemi finanziari, come sempre, per cui se non si interviene in modo drastico arrestando subito il trend di crescita dovremo affrontare 3 grandi rischi: uno “fisico” relativo ai rimborsi assicurativi dei danni causati da inondazioni e tempeste, specie in agricoltura e commercio; poi il liability risk, legato alla possibile futura richiesta di risarcimenti delle parti danneggiate nei confronti dei presunti responsabili, innanzitutto i settori estrattivo e petrolifero; infine il rischio di transizione, cioè i costi di aggiustamento dell’economia verso un modello più sostenibile”.
In questo grande Risiko mondiale sul clima, quale è la posizione dell’Italia?
Comolli:- “l’Italia è risultata fra i paesi migliori e meglio posizionati: la pianura padana va meglio che certe aree nord ed est  europee. Occorre però “ sostenere” i paesi in via di sviluppo più poveri con programmi finanziati perché riducano le emissioni di ogni tipo. Si è parlato di rifinanziare i progetti Adaptation Fund (fondo di adattamento ) e il GCF (Green Climate Fund) ed altri, anche se l’ultima assegnazione di 10 mld/dollari per creare industrie meno impattanti nei Paesi in via di sviluppo, ne sono stati utilizzati solo 4 “.
Sempre e solo una questione di soldi?
Giampietro Comolli:-“Non capisco se è un avvertimento utile e positivo, o negativo. Carney ha sottolineato che la mancanza di equilibri climatici planetari favorisce l’instabilità finanziaria globale. Tre fattori che possono scardinare equilibri economici consolidati e creare forte instabilità nei mercati finanziari. Si assiste così da una parte alla richiesta dei Paesi emergenti  di avere più soldi per investire verso un economia sostenibile e dall’altra il mondo finanziario che vuole limitare le donazioni a fondo perduto verso Paesi che non sono all’altezza di garantire e assicurare una limitazione di gas serra in atmosfera. E’ un po’ il cane che si morde la coda, come spesso accade nei tavoli delle controversie. Spero che si inizi a parlare anche di inquinamenti e inquinanti magnetici e elettronici 2.

 

 

Giampietro Comolli
Relatore, e Inviato Speciale a Parigi, al Summit COP 21,
in esclusiva per Newsfood.com

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