Lo strano caso della birra al caramello
3 Giugno 2014
Una notizia corre sulla Rete: l’Unione Europea permette l’uso del caramello al posto del malto nella birra.
Nonostante numerosi commenti sdegnati, la realtà è diversa. La normativa UE permette l’uso del colorante solo per alcune bevande specifiche, tipiche della Gran Bretagna e di altri Paesi nordici, ma non impone tale scelta per tutti i prodotti del genere.
Perciò, per la birra italiana continuerà a valere la legislazione nazionale, che impone di preparare il prodotto senza additivi (e senza caramello). Allora, concludono gli esperti, la vicenda della birra al caramello è un brutto di caso di confusione dovuta a normative poco chiare.
Ben peggiore, e sempre legato all’UE, la questione delle birre annacquate.
Tutto nasce dal grado saccarometrico (il rapporto tra zucchero e malto impiegato) minimo. In Italia, secondo la normativa, per poter considerare birra una bevanda bisogna raggiungere il grado minimo di 10,5. Nel resto d’Europa, invece, il grado è inferiore: in Paesi come Olanda e Slovenia l’equivalente è 6, in Germania 7, in Belgio 8.
Le tasse sulla birra sono definite in relazione al grado saccarometrico e, grazie alla circolazione delle merci, la birra italiana deve competere con le colleghe straniere: contenendo meno alcol, queste pagano un dazio inferiore. Di conseguenza, se una birra a bassa gradazione italiana versa 29 centesimi al litro, quelle analoghe importate ne versano 19-20, creando così grossa disparità a livello di concorrenza.
Matteo Clerici





