Cancro, vino e birra più rischiosi della cannabis
30 Maggio 2014
Quando si parla di cancro, il pericolo maggiore viene dal consumo di alcolici, come vino e birra, molto più dannosi del consumo di cannabis.
A dirlo, il dottor Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol ISS, presente al Centro Biotecnologie Avanzate dell’ospedale San Martino di Genova per il primo dei seminari organizzati dal Centro alcologico regionale. A sostenerlo, i colleghi Alberto Sobrero, direttore di oncologia, e Martino Ferrarini, direttore scientifico.
Secondo il dottor Scafato, i dati parlano da soli: in Liguria, l’alcol è causa del 10% dei tumori negli uomini ed il 3% nelle donne, oltre ad essere la prima causa di morte per i ragazzi sotto i 24 anni. Per i costi (medici e sociali) dell’alcol, lo Stato spende circa 22 miliardi l’anno, dovendo far fronte a 200 tra malattie e disturbi collegati.
Per il medico, all’origine del problema, in primis la sbagliata percezione del rischio. Infatti, “Nonostante sia ormai evidente che l’etanolo e altre sostanze presenti nelle bevande alcoliche siano tossiche, e siano tra i fattori di rischio per la salute più diffusi, la percezione del rischio è bassa. Si pensi, come si diceva, alla cannabis: il Moe, ovvero il margine di esposizione, che rivela l’entità del rischio, ci dice che quello dell’etanolo è molto più alto, ha un impatto sociale più ampio della cannabis, eppure si sottovaluta”.
A seguire, le false convinzioni sociali come quella del “buon bicchiere”, la quantità minima al giorno che non dà problemi e fa bene alla salute. Scafato è categorico: “L’evidenza scientifica dice ben altro: non esiste una soglia al di sotto della quale si azzera il rischio. Le bevande alcoliche, anche a bassi dosaggi, sono cancerogene. Certo, una minore assunzione abbassa il rischio”.
Al massimo, si può parlare di pericolo ridotto: “Possiamo indicare le soglie di un bicchiere al giorno per le donne, e due per gli uomini, come quantità a basso rischio”. Quando la soglia viene superata, i rischi crescono notevolmente. Tra i casi più studiati, il tumore al seno per le donne: “Oltre un bicchiere al giorno incrementa del 7% la possibilità di contrarre un tumore, ma a seconda della predisposizione in certe donne il rischio aumenta del 27%”.
Perciò, il dottore ed i suoi compagni si sono assunti il compito di comunicare alla popolazione due concetti essenziali.
Il primo e più importante, la situazione può cambiare: “I tumori causati da alcol, quelli alla mammella come quelli al cavo orale o alla laringe e tanti altri, sono evitabili”. Secondo, la buona informazione può fare la differenza: “Devono impegnarsi anche i medici. Dovrebbero divulgare queste informazioni, dando messaggi etici e onesti. E fare sempre qualche domanda ai pazienti sul loro rapporto con l’alcol, favorendo le diagnosi precoci”.
Matteo Clerici
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