Storia dei vini della Sicilia

Storia dei vini della Sicilia

Per merito del ritrovamento dei vasi enoici di Pyrgos, possiamo dedurre che l’uva fu coltivata nell’isola già da prima del secondo millennio avanti
cristo. I coloni greci, giunti a Naxos, per primi si dedicarono “in maniera professionale” alla cultura della vite, dando inizio alla produzione degli ormai celebri vini siciliani.

I Fenici fecero diventare molto importanti i vini siciliani per gli scambi commerciali di quell’epoca. Il Marsala e il Moscato ne sono ancora oggi
testimonianza.

La produzione in quel tempo era notevole e infatti uno storico ci ricorda in uno scritto che durante un viaggio “Policleto, in visita con le milizie, trovò una cantina con 300 botti
scavate nella roccia e una botte colossale dalla quale il vino si distribuiva nelle botti minori”.

Poi con il passare degli anni la produzione diminuì sempre più fino alle invasioni degli Arabi che portarono un miglioramento in agricoltura ma non nella coltivazione della vite,
anzi l’uva era prodotta solo per l’appassimento e per creare vini dolci secondo il loro uso e gusto.

La storia della Sicilia enoica paragona spesso i vini siciliani al vino più importante prodotto fino ad allora, il Mamertino. Nel XVIII secolo poi ci fu un’altra svolta, con l’arrivo
sull’isola di John Woodhouse che spedì in Inghilterra il “bianco vino di Marsala” aggiungendo alcol per mantenerlo durante il viaggio in nave.

Il vino ottenne molto successo e ancora oggi conosciamo molto bene il Marsala in tutte le sue tipologie, anche se diverso da come veniva prodotto a quei tempi.

Il resto della Sicilia non ebbe la stessa fortuna in quanto i vini robusti prodotti venivano usati principalmente da taglio e non interessavano ai consumatori. Attorno al 1950 si iniziò
ad abbandonare la coltura ad alberello a favore di quella a spalliera e tendone e la qualità dei vini migliorò, tanto da ricevere il primo riconoscimento nel 1968 con la DOC Etna
seguita da Marsala nel 1969 (poi modificata nel 1984) e da Moscato di Pantelleria nel 1971.

Negli ultimi anni, grazie anche agli aiuti economici all’agricoltura dovuti al fatto di essere regione a statuto speciale, ha portato molti produttori a passare ad allevamento a controspalliera
e Guyot che, con la riscoperta di vitigni autoctoni, ha portato ad un salto di qualità enorme; ricordiamo ad esempio i vini prodotti con uve nero d’Avola.

La Sicilia è la regione italiana con il più elevato patrimonio vitivinicolo di tutta la nazione, seguita dalla Puglia e dal Veneto. Il
territorio è per il 25% montuoso, per il 61% collinare e per il restante 14% pianeggiante; molto importante l’influenza del mare anche sul clima che è mediterraneo e caldo, arido
nella fascia costiera.

I terreni sono di tre diverse tipologie, la zona collinare ad est è arenario-argillosa con rocce scistoso-quarzose, le Madonie hanno invece terreni calcarei.

La zona centrale è composta da terreno gessoso-argilloso con presenza di zolfo. La zona occidentale infine è composta da argille e arenarie mentre le isole minori (Pantelleria,
Eolie, Ustica) sono di origine vulcanica.

La provincia di Trapani è la zona con maggiore coltivazione di vite in particolare vitigni autoctoni a bacca nera seguita dalla zona sud dell’isola, tra Ragusa e Siracusa e da due zone
storiche, Faro tutto il comune di Messina e Etna, sulle pendici del vulcano in provincia di Catania. Poi le isole con i vini dolci e passiti.

La coltivazione delle uve bianche si concentra soprattutto nella Sicilia occidentale, nelle zone di Trapani, Agrigento e Palermo, invece quelle a bacca rossa nella Sicilia orientale. La Sicilia
è famosa anche per i vini dolci e liquorosi, si va dal Marsala, conosciuto in tutto il mondo alla Malvasia delle Lipari, dal Moscato di Noto e Siracusa al Passito di Pantelleria fino
allo Zibibbo.

Tra i vini da tavola, oltre al Nero d’Avola, ci sono anche il Bianco d’Alcamo, prodotte nelle province di Palermo e Trapani, l’Eloro bianco e rosso, il Contessa Entellina, il Delia Nivolelli,
l’Etna, il Faro, Menfi, Monreale, Riesi, Santa Margherita di Belice e Sciacca e per finire il Sambuca di Sicilia.

Ci sono i vini prodotti con uve autoctone a bacca bianca , come il Carricante, il Cataratto, il Grecanico, il Grillo, l’Inzolia, la Malvasia delle Lipari, il Moscato Bianco, lo Zibibbo e il
Moscato d’Alessandria.

Invece tra i vini prodotti con uve a bacca rossa troviamo il Frappato, il Nerello Cappuccio o Mantelleto, il Nerello Mascalese, il Nero d’Avola o Calabrese e Perricione o Pignatello. Poi ci
sono anche le uve internazionali come le uve Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot, Muller Thurgau, Pinot Nero e Syrah, e vini italiani come Trebbiano Toscano, Sangiovese e barbera. Si
vogliono valorizzare i territori vinicoli, in particolare i luoghi delle produzioni qualitative. Infatti le strade del vino sono indicate con appositi cartelli. Questi percorsi si snodano lungo
vigneti e cantine di aziende agricole singole o associate aperte al pubblico.

Lungo queste strade del vino si sviluppano attività di ricezione e ospitalità , compresa la degustazione di prodotti aziendali, e organizzazione di attività ricreative,
culturali e didattiche. La Strada del vino Alcamo Doc caratterizzato da un vino non molto alcolico che si può gustare lungo i percorsi che vanno dalla Riserva Naturale dello Zingaro alla
cittadina di Castellamare del Golfo, passando per il centro archeologico di Segesta per arrivare a Calatafimi cittadina araba.

Poi c’è la Strada dell’Inzolia o Ansonica dove si trovano vini bianchi e di qualità; a seguire la Strada della Malvasia e delle Lipari, è proprio nelle Isole Eolie che
viene coltivato e prodotto il vino Malvasia di Lipari. Le sette isole vulcaniche sono famose per le loro grotte, spiagge e fondali marini, sono famose anche per i capperi, l’olio e la frutta;
la Strada del vino dell’Etna, il vino dell’Etna primo vino siciliano che ha ottenuto il riconoscimento della denominazione controllata si produce nelle tipologie rosso, rosato, bianco e bianco
superiore. L’Etna è il più alto vulcano attivo d’Europa, troviamo molto turismo anche a Catania, Giardini Naxos, Taormina soprattutto d’estate; Strada del Marsala e del Moscato di
Pantelleria, è caratterizzata dal vino Marsala dal gusto dolce secco o semisecco.

Un vino già apprezzato nel 1844; Strada del Nero D’Avola e Cerasuolo di Vittoria, il Nero d’Avola oggi è tra i vini di più alta qualità anche Doc e I.G.T, Strada del
moscato di Noto itinerario pieno di storia e cultura tra Noto città riconosciuta capitale mondiale del barocco e Siracusa città greca più importante del V secolo. I moscati
di Noto e Siracusa hanno un sapore classico e gradevole.

Laura Genovese
Newsfood.com

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