Stop ai colpi bassi. La guerra ai calcoli renali comincia in cucina

Stop ai colpi bassi. La guerra ai calcoli renali comincia in cucina

Dolorosi. Fastidiosi. Pericolosi, specie se sottovalutati od ignorati.

I calcoli renali sono uno dei più antichi nemici dell’ uomo, tantochè tracce del “male della pietra”, sotto forma di sassolini e pietruzze sono state rinvenute persino nei canali
urinarie delle mummie.

Per opporsi a tale disturbo, gli esperti (in occasione della Giornata mondiale del Rene 2009) hanno sfornato alcuni suggerimenti, sottolineando come la protezione dei reni inizi con l’
alimentazione sana.

Primo passo: ridurre il sale.

Spiega Annamaria Bernardi, direttore del Dipartimento di Nefrologia e Nutrizione clinica delle ULSS 18 e 19 di Rovigo: “La calcolosi renale è una patologia caratterizzata dalla
formazione di aggregati cristallini, sali di calcio per lo più, che si depositano nelle vie urinarie e che muovendosi con il flusso urinario provocano la colica. Il meccanismo di
formazione dei calcoli dipende da una concentrazione eccessiva di elementi minerali superiore a quella che può essere disciolta nelle urine.”

Per evitare tale overdose chimica, diminuire la quantità di sale consumato, con un massimo di 4-5 grammi al giorno, specie nei soggetti la cui dieta e povera di calcio e fosforo,
ma ricca di proteine.

Poi, scegliere frutta e verdura giuste, scartando gli alimenti ricchi di ossalati (sali dell’ acido ossalico che combinandosi con il calcio producono i calcoli di ossalato di calcio) e quelli
ricchi di fruttosio, come frutta molto matura, marmellata e sciroppi.

I protagonisti della tavola devono essere perciò sedano, cavolfiore, carote, arance e limoni. Bene anche prezzemolo, cipolla, cavolo, carciofo e mela, le cui proprietà diuretiche
favoriscono l’eliminazione dell’ acido urico.

Da evitare il più possibile, invece, pietanze a base di salumi ed insaccati, alici, acciughe, sardine, scampi, gamberi e cozze, merluzzo e trote, ma anche di fegato, pancetta affumicata,
tacchino, interiora, estratti di carne e selvaggina: questi sono ricchi di purine, molecole che il metabolismo trasforma in cristalli di urato che producono, in ambiente acido, calcoli di urato
o depositi (la cosiddetta renella).

Per lo stesso motivo, calma anche con pane, riso, pasta, uova e formaggi.

Non esistono solo promossi e bocciati: nel rapporto cibo-calcoli renali esistono anche le zone d’ombra e le incertezze.

E’ il caso dei liquidi.

Gli studiosi discutono su quanto si debba bere primo perché i liquidi contengono sali minerali, secondo perché la diluizione delle urine comporta anche la diluizione di quelle
sostanze che inibiscono la formazione dei cristalli e quindi dei calcoli.

A proposito ecco, l’opinione della dottoressa Bernardi: “In ogni caso il vantaggio dell’apporto di liquidi è senz’altro maggiore rispetto ai rischi”. Bere aiuta infatti a
diminuire la parte non disciolta dei sali.

Il consiglio della specialista è di “incrementare l’assunzione di liquidi fino a 2 litri al giorno usando acqua con basso contenuto di sodio e calcio”. Quindi “si può bere
acqua di rubinetto o comunque che abbia un contenuto di calcio inferiore a 50-60 mg per litro, ma ad esempio si deve limitare il latte per la presenza di calcio, il caffè e i succhi di
frutta per la presenza in questi di elevate quantità di ossalati”.
Niente acqua gassata, che può acidificare le urine.

Una piccola digressione, infine, sugli alcolici.

In generale sono dannosi ma limitate quantità di birra e vino rosso possono essere utili.

La prima infatti può aumentare gli inibitori della cristallizzazione, proteggendo dallo stress ossidativo, mentre il secondo ” può produrre una significativa riduzione di tutte
le cause di mortalità cardiovascolare per l’effetto antiossidante e alcalinizzante delle urine”.

Matteo Clerici

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