La medicina Tradizionale: un complesso di saperi e competenze

La medicina Tradizionale: un complesso di saperi e competenze

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1976), la medicina tradizionale in Africa è “l’insieme di tutte le conoscenze, l’utilizzo di sostanze, di
misure e di pratiche spiegabili e non, basate sulle fondamenta socio-culturali e religiose di una specifica comunità, che si appoggiano esclusivamente sulle esperienze vissute e le
osservazioni trasmesse di generazione in generazione, oralmente e per scritto, ed utilizzate per diagnosticare, prevenire o eliminare un disequilibrio del benessere fisico, mentale e sociale”.

La definizione ufficiale mette in risalto alcune caratteristiche delle medicine tradizionali, complessivamente riscontrabili anche in altri popoli originari el continente americano ed asiatico:
imprescindibilità tra la dimensione tecnica e culturale della terapia, centralità della dimensione spirituale, importanza dell’esperienza e dell’osservazione, trasmissione
familiare del sapere, visione olistica della salute.

La medicina tradizionale è un complesso di saperi e competenze, che abbraccia sia la dimensione concettuale che quella pragmatica, dimensioni che si sostengono e si giustificano
reciprocamente. I trattamenti tradizionali si basano sull’utilizzo di piante naturali, che è accompagnato quasi sempre dall’esecuzione di rituali e di formule verbali che concorrono a
conferire al rimedio il suo potere terapeutico.
La medicina tradizionale è quindi un insieme di tecniche farmacologiche, religiose, rituali, magiche, che acquisiscono senso proprio dalla loro interazione e si radica nei dispositivi
culturali di una comunità specifica che a tale risorsa fa riferimento per curarsi.

Le conoscenze e competenze della pratica terapeutica tradizionale possono non essere immediatamente riconducibili ad una logica empirico-scientifica che ne verifica la validità e
la veridicità attraverso la sperimentazione ed il metodo razionale. Infatti, sebbene la medicina tradizionale ricorra ad un sistema di causalità razionale per identificare
l’origine e la ragione dell’evento patologico, l’interpretazione che viene data della malattia fa riferimento spesso alla dimensione spirituale. Oltre alla diversità dei meccanismi
eziologici, la medicina tradizionale si contraddistingue dalla biomedicina anche per ciò che riguarda l’efficacia terapeutica, che nel caso di trattamenti tradizionali si svincola
dall’ideologia dell’oggettività e si dispone su un piano che potrebbe essere definito della a-razionalità, perché non regolato cartesianamente dall’imperativo della
spiegazione fondata sulla ragione, ma contaminato fortemente dalla sfera del magico e del simbolico.

Le conoscenze della medicina tradizionale in Africa vengono apprese quasi sempre all’interno della famiglia, attraverso un apprendistato prolungato nel tempo, che si sostanzia
principalmente con le esperienze e con le osservazioni personali o trasmesse dagli anziani. Non ci sono istituzioni dedite all’insegnamento della pratica terapeutica tradizionale, ma sono le
singole unità familiari a preparare i “prescelti” delle nuove generazioni alla cura delle malattie secondo le proprie specifiche competenze, secondo un percorso di vera e propria
iniziazione.


Nelle culture indigene amazzoniche, procedendo anche qui con una certa generalizzazione, a fianco di una sfera “domestica” di cura dei malesseri più diffusi attraverso erbe
(conoscenze patrimonio delle donne e trasmesse da madre a figlia), vi è la sfera medico-rituale. In questo caso, gli “apprendisti” vengono adottati da un “maestro
anche esterno ai nessi familiari. Il percorso da apprendista a maestro dura moltissimi anni, con lunghi ritiri nel bosco, periodi prolungati di digiuno ed altre prove.

La medicina tradizionale è preposta concettualmente ed operativamente alla prevenzione e cura delle malattie e viene utilizzata nei processi di costruzione della salute, con lo scopo di
diagnosticare e eliminare ogni disequilibrio psico-fisico e sociale dell’individuo. La malattia viene infatti concepita come il risultato della rottura di uno stato di equilibrio interno
all’individuo o tra esso e l’ambiente in cui vive, visibile ed invisibile, e conseguentemente il trattamento tradizionale affronta l’evento patologico in modo complesso ed articolato,
considerando la dinamica di interazione tra le diverse parti della persona e con il contesto che la circonda.
L’approccio olistico della medicina tradizionale contrasta con quello biomedico, secondo il quale vengono trattati separatamente i singoli organi come se fossero i soli responsabili del
malessere dell’individuo, e pone invece al centro dell’intervento la condizione complessiva del malato e la sua totale situazione esistenziale ed ambientale.
 
In America Latina, laddove persistono radici indigene profonde, alla patología come rotura dell’equilibrio individuo/consteso, si somma spesso una dimensione
comunità/contesto, richiedendo pratiche collettive che ricompongano un “ordine-del-mondo” e una coerenza culturale messa in discussione dall’infrazione di alcune regole.

Le prerogative messe in evidenza non vogliono però determinare una rappresentazione irreale ed omologante delle singole pratiche terapeutiche tradizionali: non si può infatti
parlare di un’unica medicina tradizionale in Africa o in America, dove ne esistono manifestazioni diverse secondo i contesti in cui si originano, né si può pensarle staticamente,
come se fossero sistemi di cura immobili ed isolati, non soggetti al cambiamento.
Elemento comunque comune tra le diverse medicine tradizionali è la condivisione del modo di percepire e raffigurarsi il mondo tra il terapeuta ed il malato: è tale rapporto di
interrelazione coerente e d’intesa tra i due soggetti, facenti riferimento allo stesso immaginario e ad una visione socio-culturale compartecipata della malattia e dell’ambiente, ad assumere
una rilevanza fondamentale nel trattamento e nell’efficacia della cura tradizionale. 
Al carattere integrale della medicina tradizionale, che assume e tratta l’individuo nella globalità dei fattori che lo possono riguardare, quella di tipo occidentale oppone un carattere
settoriale e specialistico, vantando una ipertecnologizzazione, che però la rende disinteressata alla dimensione socio-culturale del soggetto malato ed incapace di coglierlo in relazione
all’ambiente esterno, dal momento che essa interpreta sempre la malattia come la conseguenza di cause disfunzionali naturali di tipo biologico-chimico.
 
I sistemi terapeutici tradizionali andini ed amazzonici, per esempio, sono di fatto ampiamente “contaminati” da elementi, riferimenti simbolici, oggetti re-interpretati, provenienti
dalla cultura occidentale o meticcia. Va quindi colta la natura dinamica di questi sistemi di conoscenze, che per questo possono essere definiti “sistemi aperti” ed ancora “vivi“,
capaci di assumere, decodificare e ricostruire percorsi e simboli all’interno del loro orizzonte culturale.

A partire dagli anni ’70, la politica sanitaria internazionale ha cominciato ad interessarsi alla medicina tradizionale, riconoscendone progressivamente l’importanza come risorsa terapeutica ed
accettando il ruolo rilevante dei terapeuti tradizionali per il soddisfacimento dei bisogni di salute. In Africa, in accordo con i principi dell’assistenza sanitaria di base, i guaritori sono
stati coinvolti in programmi di sviluppo comunitario, soprattutto in materia di nutrizione, salute materno-infantile, programmi di vaccinazione, lotta contro le malattie trasmissibili e
trattamento delle affezioni croniche, riciclandoli per renderli in grado di somministrare delle cure primarie, anche utilizzando i rimedi tradizionali giudicati validi. L’idea alla base di
simili interventi è stata quella di integrare la medicina tradizionale all’interno del sistema sanitario nazionale, non senza ambiguità però sul ruolo da attribuirle.
La logica dell’integrazione, infatti, presuppone la fusione dei due sistemi di cura, a vantaggio di quello convenzionale che è in grado di esercitare una pressione maggiore nel loro
rapporto di forza, con conseguente assimilazione o fagogitamento delle risorse terapeutiche tradizionali.

Terra Nuova, che da tempo si occupa di medicine tradizionali all’interno del Programma Bandiagara in Mali, promuove l’articolazione tra medicina tradizionale e quella
convenzionale, contro ogni dinamica riduzionista di annullamento delle differenze. Articolare le due medicine, infatti, significa favorire il consolidamento di un loro rapporto negoziale e
paritario e costruire un sistema di collaborazione tra gli operatori dei due sistemi di cura all’insegna del rispetto sincero e del mutuo riferimento dei malati. Una simile formulazione
progettuale è stata possibile anche grazie al processo di riflessione e confronto riguardante i temi delle medicine tradizionali a cui TN, insieme ad altre ONG italiane e straniere, ha
partecipato negli ultimi anni.
 
Un percorso simile in quanto ad approccio strategico ed operativo, è quello realizzato nel Progetto interculturale e produttivo Yayusa, che si svolge con una popolazione
indigena dell’amazzonia peruviana.

www.terranuova.info

Leggi Anche
Scrivi un commento