Le sirene della tavola: così le grandi industrie dell’alimentare stregano il consumatore

Le sirene della tavola: così le grandi industrie dell’alimentare stregano il consumatore

Nel mondo della sanità degli Stati Uniti, il nome di David Kessler, è piuttosto famoso (o famigerato, dipende dai punti di vista).

Come responsabile della Food and Drug Administration, Fda, (incarico mantenuto sotto due presidenti diversi) Kessler ha combattuto numerosi battaglie.

Tra i suoi scontri più cruenti, ricordiamo quelli con le multinazionali del tabacco, a cui ha imposto normative severe e di cui ha scoperto le tecniche per creare dipendenza nei
fumatori; Kessler ha anche puntato la lente sul mondo dei farmaci e degli alimenti, facendo pressione affinchè sulle etichette comparissero i valori nutrizionali.

Ora, a seguito di un incontro burrascoso con 2 biscotti al cioccolato, il dottor Kessler si è di nuovo interessato al mondo degli alimenti, facendo una scoperta quantomeno inquietante.

Nel suo libro, “The end of overeating: taking control of the insatiable american appetite” (“La fine dell’eccessivo consumo di cibo: come tenere sotto controllo l’insaziabile appetito
americano”) David Kessler afferma che i produttori di alimenti usino tecniche simili ai “fratelli” dell’industria delle sigarette: la manipolazione del prodotto affinchè nel consumatore
nasca il desiderio, difficilmente sopprimibile, di comprare dosi successive.

Il volume spiega come, combinando in diversi modi grassi, zuccheri e sale, le grandi industrie possano influenzare il cervello umano creando circolo vizioso di feedback che stimola
incessantemente il nostro desiderio di mangiare, lasciandoci smaniosi di continuare a farlo, anche quando siamo sazi.

Leggendo si può così scoprire, ad esempio, come le grandi catene della ristorazione offrano “cibo estremamente appetibile, che richiede di essere masticato poco e va giù
con grande facilità”
.

Oppure come le barrette di cioccolato Snickers siano prodotte con “tecnica straordinaria”: quando le si mastica, infatti, lo zucchero si scioglie, il grasso si fonde, il caramello
avvolge le noccioline così che la confluenza di più aromi porti il palato a provare un’esperienza quasi estatica.

Non si faccia l’ errore di considerare la vicenda come una semplice questione di chimica “meccanica”: le tecniche impiegate dai produttori di cibo danno vita ad una complessa esperienza
multisensoriale.

Spiega Kessler: “Il mio obiettivo è spiegare alle persone quello che accade a livello cerebrale quando mangiano un dato alimento, e spiegare loro in che modo il loro cervello sia
letteralmente prigioniero di quell’alimento”.

Oltreché spiegare come agiscono i produttori, il volume dà anche qualche consiglio ai consumatori: mangiare troppo, ad esempio, non è sintomo di poca volontà quanto
della “sottomissione” alla stimolazione.

A tal proposito, Kessler è convinto che (ancora una volta) si possano applicare i meccanismi del tabacco, inducendo negli individui una ripugnanza per (alcuni) cibi simile al disgusto
che alcuni provano per le sigarette.

Sarò per queste proposte, o magari per lo stile con cui sono scritte: sta di fatto che il libro di Keller sta rapidamente scalando le classifiche di vendita, ed è già un
best-seller.

Il segreto di tale successo?

Forse l’ onestà dell’autore perchè, spiega il veterano della Fda, “Probabilmente non mi sarei interessato a cercare di capire per quale motivo non sappiamo resistere di fronte
a certi cibi se io stesso non lottassi di continuo contro questo fenomeno: ho perso chili e li ho ripresi più volte e ho abiti di ogni taglia, ormai”
.

Matteo Clerici

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