Stati generali del latte a Cremona

Stati generali del latte a Cremona

“La produzione di latte italiano è penalizzata dall’assenza di un accordo interprofessionale nazionale”. Lo ha rimarcato Federico Vecchioni agli “Stati generali del Latte”, nell’ambito
della Fiera internazionale del Bovino da Latte di Cremona (summit per fare il punto sulla situazione del settore lattiero-caseario e su come uscire dalla crisi).

“Il mondo della trasformazione – ha detto – preferisce governare i fabbisogni modulando le forniture con il latte d’importazione, che ovviamente influenza le dinamiche mercantili, senza dare
certezze agli allevatori italiani. E’ questo uno degli elementi di debolezza del sistema, inspiegabile sotto il profilo delle relazioni contrattuali: va affrontato e risolto per il bene
dell’intera filiera”.

“La definizione di un contratto è un atto di responsabilità non eludibile, che apre le porte ad un rapporto fra gli attori della filiera certamente più proficuo”.

Si è poi soffermato sulle tematiche comunitarie: “A Bruxelles si è cominciato ad affrontare la grave crisi del settore lattiero-caseario ma la dotazione finanziaria è
insufficiente”.

Quindi sui ricorsi respinti agli splafonatori, ha detto: “Indubbiamente l’atteggiamento della magistratura è diverso dal passato. E’ necessario che tutta la vicenda giudiziaria venga
definita in tempi rapidi. Per voltare finalmente pagina”.

E’ ancora vivo l’eco della manifestazione del giorno precedente proprio davanti al quartiere fieristico di Cremona. “Siamo scaramantici. Abbiamo annunciato il funerale dell’agricoltura
perché vogliamo fermamente allungarle la vita – ha sottolineato Vecchioni. Ci vogliono defunti, ma non gliela daremo vinta”.

Il presidente di Confagricoltura ha ricordato la situazione: il settore lattiero sopporta una crisi profonda, migliaia di stalle hanno chiuso i battenti e quelle rimaste rischiano di fare
altrettanto, perché non si può vendere il latte allo stesso prezzo di dieci anni fa. Oggi come ieri, il latte spot viene venduto a 30-31 centesimi al litro. Ma i costi di
produzione sono cresciuti del 30%. E si sono persi migliaia di posti di lavoro di addetti. Da ciò la provocazione di inscenare il funerale dell’agricoltura italiana a Cremona”.

Leggi Anche
Scrivi un commento