Sta bene il ricercatore Cnr coinvolto negli scontri nello Xinjiang

Sta bene il ricercatore Cnr coinvolto negli scontri nello Xinjiang

Talvolta, la ricerca può diventare un’avventura non soltanto in senso scientifico. È quanto ha sperimentato Francesco Petracchini, il ricercatore del Consiglio nazionale delle
ricerche che si trovava per le attività di monitoraggio dell’aria svolte dall’Istituto di inquinamento atmosferico a Urumqi, nello Xinjiang, quando sono esplosi i sanguinosi scontri tra
cinesi di etnie uiguri e han.

“Ero in città da due settimane”, racconta il nostro ricercatore, “per curare l’installazione delle cabine per il monitoraggio atmosferico, insieme con altri colleghi italiani della ditta
Orion, nell’ambito dell’attività di supporto scientifico e tecnologico che il Cnr svolge in collaborazione con la locale agenzia ambientale, l’Emc-Enviromental monitoring center.
Domenica sera abbiamo cominciato a sentire spari e sirene, anche molto vicini a noi, dopo di che le forze dell’ordine hanno blindato il nostro albergo. Siamo rimasti bloccati, ma in costante
contatto con il console Spadavecchia, fino a quando ci è stato detto di portarci velocemente in aeroporto, dove abbiamo preso un volo per Shangai”. Momenti di comprensibile tensione,
dunque, “anche se eravate probabilmente più preoccupati voi in Italia, che avevate notizie più precise sull’entità degli scontri”.

Il presidente del Cnr, Luciano Maiani, si è messo immediatamente in contatto con Petracchini: “Abbiamo avuto una lunga conversazione telefonica: l’ho trovato molto sereno, nonostante
l’accaduto, e soprattutto intenzionato a tornare appena possibile a Urumqi per proseguire il lavoro. Devo dire che è una grande ragione di orgoglio per il nostro Ente avere giovani
ricercatori che dimostrino tanto coraggio e passione, ben al di là di quelli che sono i loro stretti doveri professionali. Mi auguro che la situazione possa tornare presto alla calma,
anche per riprendere la nostra attività scientifica che, oltre a fornire un importante contributo per la qualità della vita dei cittadini cinesi, rappresenta, come tutta la
cooperazione internazionale, un invito alla collaborazione e alla coesistenza pacifica”.

“Conto di completare il mio lavoro”, conferma il ricercatore dell’Iia-Cnr, “che consiste nell’installazione delle centraline per il monitoraggio dell’aria e nell’assistenza ai tecnici locali,
sia per la manutenzione, sia per l’elaborazione dei dati. La città infatti, come altre aree cinesi, patisce un forte inquinamento, condizionato anche dalle condizioni meteorologiche.
Trasferire tecnologie e competenze all’estero è un’attività appassionante, specialmente in un Paese che rappresenta la frontiera futura del nostro pianeta. È anche una
grande soddisfazione, come ricercatore e come Ente, che la Cina si sia affidata a noi, tanto che dopo aver lavorato alcuni anni in un grande gruppo privato sono tornato al Cnr per svolgere
questo lavoro e mi trovo in Cina ormai da oltre due anni”. Il 32enne Petracchini, laureato in Ingegneria ambientale a Roma e dottorando presso l’università Ca’ Foscari di Venezia,
è un cosiddetto ‘precario’, il cui contratto viene rinnovato annualmente: “Devo dire però che anche questa è un’ulteriore sfida che mette alla prova la nostra
capacità di acquisire nuovi contratti e dunque di guadagnaci la fiducia dei partner internazionali”.

L’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr è molto presente nei progetti internazionali (VII Programma quadro Ue, Geos, inquinamento transfrontaliero, etc.) e opera in Cina sin dal
2002 quando, sotto la direzione di Ivo Allegrini, ha impiantato un’articolata e innovativa rete di rilevamento della qualità dell’aria e del traffico urbano, composta da stazioni fisse,
unità mobili, stazioni di saturazione con campionatori passivi, centro di controllo e laboratorio chimico in alcuni centri urbani e industriali della Cina. “Il successo del progetto Air
quality monitoring system, che rientra in un programma di cooperazione coordinato dal nostro ministero dell’Ambiente”, ricorda l’attuale direttore dell’Istituto, Nicola Pirrone, “è stato
tale che ci è stato affidato anche il monitoraggio della qualità dell’aria a Pechino prima e durante i Giochi olimpici. E oggi siamo presenti nello Xinjiang, a Shangai e Pechino
e, nell’ambito dell’UNEP Mercury Programme (il programma ambiente delle Nazioni Unite sul mercurio), del Gruppo Earth Observations (GEO), della convenzione internazionale UNECE-LRTAP
sull’inquinamento atmosferico globale, abbiamo in corso una cooperazione anche con centri di ricerca e università cinesi per la realizzazione della rete mondiale di monitoraggio del
mercurio in atmosfera”.

 “Lo sviluppo di progetti come questi rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese, oltre a costituire uno dei molti esempi di consulenza che il Cnr può fornire a
livello internazionale, aprendo importanti prospettive per lo sviluppo di collaborazioni e joint-ventures”, conclude il presidente del Cnr, Luciano Maiani.

Sta bene il ricercatore Cnr coinvolto negli scontri nello Xinjiang

Sta bene il ricercatore Cnr coinvolto negli scontri nello Xinjiang

Talvolta, la ricerca può diventare un’avventura non soltanto in senso scientifico. È quanto ha sperimentato Francesco Petracchini, il ricercatore del Consiglio nazionale delle
ricerche che si trovava per le attività di monitoraggio dell’aria svolte dall’Istituto di inquinamento atmosferico a Urumqi, nello Xinjiang, quando sono esplosi i sanguinosi scontri tra
cinesi di etnie uiguri e han.

“Ero in città da due settimane”, racconta il nostro ricercatore, “per curare l’installazione delle cabine per il monitoraggio atmosferico, insieme con altri colleghi italiani della ditta
Orion, nell’ambito dell’attività di supporto scientifico e tecnologico che il Cnr svolge in collaborazione con la locale agenzia ambientale, l’Emc-Enviromental monitoring center. Domenica
sera abbiamo cominciato a sentire spari e sirene, anche molto vicini a noi, dopo di che le forze dell’ordine hanno blindato il nostro albergo. Siamo rimasti bloccati, ma in costante contatto con
il console Spadavecchia, fino a quando ci è stato detto di portarci velocemente in aeroporto, dove abbiamo preso un volo per Shangai”. Momenti di comprensibile tensione, dunque, “anche se
eravate probabilmente più preoccupati voi in Italia, che avevate notizie più precise sull’entità degli scontri”.

Il presidente del Cnr, Luciano Maiani, si è messo immediatamente in contatto con Petracchini: “Abbiamo avuto una lunga conversazione telefonica: l’ho trovato molto sereno, nonostante
l’accaduto, e soprattutto intenzionato a tornare appena possibile a Urumqi per proseguire il lavoro. Devo dire che è una grande ragione di orgoglio per il nostro Ente avere giovani
ricercatori che dimostrino tanto coraggio e passione, ben al di là di quelli che sono i loro stretti doveri professionali. Mi auguro che la situazione possa tornare presto alla calma,
anche per riprendere la nostra attività scientifica che, oltre a fornire un importante contributo per la qualità della vita dei cittadini cinesi, rappresenta, come tutta la
cooperazione internazionale, un invito alla collaborazione e alla coesistenza pacifica”.

“Conto di completare il mio lavoro”, conferma il ricercatore dell’Iia-Cnr, “che consiste nell’installazione delle centraline per il monitoraggio dell’aria e nell’assistenza ai tecnici locali, sia
per la manutenzione, sia per l’elaborazione dei dati. La città infatti, come altre aree cinesi, patisce un forte inquinamento, condizionato anche dalle condizioni meteorologiche.
Trasferire tecnologie e competenze all’estero è un’attività appassionante, specialmente in un Paese che rappresenta la frontiera futura del nostro pianeta. È anche una grande
soddisfazione, come ricercatore e come Ente, che la Cina si sia affidata a noi, tanto che dopo aver lavorato alcuni anni in un grande gruppo privato sono tornato al Cnr per svolgere questo lavoro
e mi trovo in Cina ormai da oltre due anni”. Il 32enne Petracchini, laureato in Ingegneria ambientale a Roma e dottorando presso l’università Ca’ Foscari di Venezia, è un cosiddetto
‘precario’, il cui contratto viene rinnovato annualmente: “Devo dire però che anche questa è un’ulteriore sfida che mette alla prova la nostra capacità di acquisire
nuovi contratti e dunque di guadagnaci la fiducia dei partner internazionali”.

L’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr è molto presente nei progetti internazionali (VII Programma quadro Ue, Geos, inquinamento transfrontaliero, etc.) e opera in Cina sin dal
2002 quando, sotto la direzione di Ivo Allegrini, ha impiantato un’articolata e innovativa rete di rilevamento della qualità dell’aria e del traffico urbano, composta da stazioni fisse,
unità mobili, stazioni di saturazione con campionatori passivi, centro di controllo e laboratorio chimico in alcuni centri urbani e industriali della Cina. “Il successo del progetto Air
quality monitoring system, che rientra in un programma di cooperazione coordinato dal nostro ministero dell’Ambiente”, ricorda l’attuale direttore dell’Istituto, Nicola Pirrone, “è stato
tale che ci è stato affidato anche il monitoraggio della qualità dell’aria a Pechino prima e durante i Giochi olimpici. E oggi siamo presenti nello Xinjiang, a Shangai e Pechino e,
nell’ambito dell’UNEP Mercury Programme (il programma ambiente delle Nazioni Unite sul mercurio), del Gruppo Earth Observations (GEO), della convenzione internazionale UNECE-LRTAP
sull’inquinamento atmosferico globale, abbiamo in corso una cooperazione anche con centri di ricerca e università cinesi per la realizzazione della rete mondiale di monitoraggio del
mercurio in atmosfera”.

“Lo sviluppo di progetti come questi rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese, oltre a costituire uno dei molti esempi di consulenza che il Cnr può fornire a livello
internazionale, aprendo importanti prospettive per lo sviluppo di collaborazioni e joint-ventures”, conclude il presidente del Cnr, Luciano Maiani.

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