Made in Italy, Reguzzoni (LN): tutelare prodotti nazionali ed europei dalla concorrenza sleale

Made in Italy, Reguzzoni (LN): tutelare prodotti nazionali ed europei dalla concorrenza sleale

Il vice-presidente dei deputati della Lega Nord Marco Reguzzoni ha presentato la seguente interrogazione parlamentare al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro degli affari esteri e al
Ministro per le politiche europee.

“Premesso che:

importanti settori del sistema produttivo sono fortemente minacciati dalla sleale concorrenza proveniente dai Paesi del sud-est asiatico, ove i metodi di produzione sono difficilmente
controllabili dall’Unione europea;

recentemente la Commissione europea ha aperto un’investigazione, dietro denuncia dei produttori europei, relativa al commercio sleale sull’importazione di tubi senza saldatura (SPT) dalla Cina;

le imprese cinesi ricevono molteplici sussidi dal Governo che permettono loro di vendere i prodotti a prezzi assolutamente inferiori rispetto a quelli praticati nei mercati europei, ostacolando
quindi la competitività del sistema delle imprese europee e nazionali;

i prezzi di esportazione dei tubi arrivano ad essere il 55 per cento inferiori ai prezzi di quelli prodotti in Europa, mentre il volume delle esportazione cinesi di questo prodotto si è
quadruplicato dal 2006 al 2008, con il conseguente ampliamento della loro quota di mercato in Europa, che è passata dal 7 per cento del 2006 al 21,5 per cento nel 2008;

come risultato dell’aggressiva strategia di esportazione, la Cina è passata dalle trascurabili esportazioni nel mercato comunitario fino al 2005, a 133.000 tonnellate nel 2006, a 450.000
tonnellate nel 2007 e a 485.000 tonnellate nel 2008;

la produzione cinese di tubi senza saldatura continua ad aumentare e negli ultimi tre anni si è addirittura duplicata, passando da 9 milioni di tonnellate nel 2005 a 18 milioni di
tonnellate nel 2008. In questo momento la Cina rappresenta il primo Paese produttore di SPT ricoprendo circa il 50 per cento della produzione mondiale;

questi risultati sono legati al continuo incremento della capacità produttiva che risulta di gran lunga superiore alla crescita della domanda interna. I produttori cinesi hanno quindi
l’assoluta necessità di crescere nei mercati di esportazione, facendo temere per il futuro, dove le stime di crescita della produzione sono ancora più alte, l’adozione di
strategie sempre più aggressive nei confronti dei mercati europei;

dal 2005 al 2008 l’export totale degli SPT cinesi è aumentato di 4 volte, da 1,4 milioni di tonnellate a 6 milioni di tonnellate, mentre il valore delle importazioni cinesi è
rimasto molto marginale senza far registrare una crescita significativa, la quale si riferisce in ogni caso a prodotti di alta qualità non forniti dai produttori cinesi;

la Cina rappresenta una minaccia per l’industria europea di SPT anche perché ulteriori e nuovi impianti produttivi verranno completati nei prossimi anni per un’ulteriore capacità
pari a 7 milioni di tonnellate;

all’inizio dell’anno nella riunione annuale «EU-China Steel Contact Group» a Pechino le industrie siderurgiche cinesi non hanno accettato di ridurre le esportazioni ed anche il
Governo di cancellare o almeno di ridurre i sussidi;

molti Paesi hanno da tempo adottato misure contro le esportazioni cinesi; il Canada, ad esempio, ha imposto dazi alle importazioni dalla Cina dall’80 per cento al 120 per cento e gli Stati
Uniti hanno già avviato iniziative antidumping;

le imprese europee e nazionali non sono in grado di sostenere l’aggressiva concorrenza proveniente dalle aree emergenti, che è ingiustamente favorita da costi di produzione e di
manodopera molto bassi, dovuti a scarse misure di tutela del lavoro e alla mancanza di ogni controllo sulla qualità dei prodotti;

la redditività dell’industria europea, infatti, è scesa dal 16,3 per cento nel 2006, al 7,9 per cento nel terzo trimestre 2008 ed al 4,3 per cento nell’ultimo trimestre del 2008,
mentre nel primo trimestre del 2009 la stessa è stata addirittura negativa con -1,52 per cento;

la produzione di tubi senza saldatura richiede investimenti enormi in impianti ed in tecnologia; si tratta di un’industria a capitale intensivo, dove un utile di bilancio del 12 per cento
è il minimo richiesto per poter mantenere attualizzati gli investimenti, un valore questo ottenibile se il mercato non è distorto dalle importazioni in dumping;

emerge quindi l’esigenza di una politica europea che garantisca l’applicazione di misure maggiormente protettive per i mercati comunitari al fine di prevenire forme di concorrenza sleale a
danno dei produttori nazionali ed europei;

la Commissione europea ha imposto dazi provvisori sulle importazioni dei tubi senza saldatura che vanno dal 15 per cento al 25 per cento, valori che avendo una natura provvisoria sono stati
tenuti prudentemente bassi. Sarebbe, pertanto, opportuno adottare misure più stringenti nel caso di applicazione di dazi definitivi:

Chiede di sapere:

se i Ministri interrogati intendano attivarsi presso l’Unione europea affinché vengano adottate disposizioni più stringenti per la tutela dei prodotti nazionali ed europei dalla
concorrenza sleale, attraverso la promozione di azioni europee antidumping, restituendo maggior impulso e competitività al sistema produttivo del Paese;

se è nelle intenzioni del Governo sollecitare, in ambito comunitario, l’impiego di dazi antidumping, che siano più rigorosi, tenendo conto dei bassi prezzi praticati
dall’industria di tubi senza saldatura che sono importati dalla Cina.

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