Hu Jintao lascia il G8 e torna subito in Cina per la crisi nello Xinjiang

Hu Jintao lascia il G8 e torna subito in Cina per la crisi nello Xinjiang

La situazione interna cinese non è affatto tranquilla dopo gli scontri del fine settimana nello Xinjiang, al punto che il presidente Hu Jintao, a poche ore dall’inizio del G8, ha
precipitosamente lasciato l’Italia per far ritorno in Cina e prendere direttamente in mano le redini di una situazione di imprevista difficoltà. All’Aquila è rimasta, comunque, la
delegazione cinese, ma il presidente ha temuto che – durante la sua assenza – la crisi potesse aggravarsi.

I precedenti: 156 morti e 1.500 arresti

Vi sarebbero almeno 156 morti e 1.500 arresti, in Cina, nella regione dello Xinjiang (è la parte evidenziata in rosso dalla cartina) per scontri motivati da ragioni etniche con uno
sfondo politico. E la protesta si allarga.

E’ stato un massacro i cui contorni non sono ancora chiari: nelle violenze di ieri a Urumqi, nella regione cinese del Xinjiang, decine di persone hanno perso la vita e più di 800 sono
rimaste ferite.

Centinaia gli arresti effettuati. Lo hanno dichiarato alla stampa locale dirigenti del partito comunista cinese, indicando che si è trattato di una rivolta di grandi proporzioni.

Le vittime potrebbero aumentare

Le fonti hanno aggiunto che il bilancio delle vittime potrebbe ancora crescere. Nelle foto e nei filmati comparsi su internet a partire dalla notte scorsa, quando si è diffusa la notizia
degli incidenti, si vedono civili sanguinanti e feriti, ma nulla che lasci intuire le reali dimensioni della violenza.

Gli stessi gruppi di esuli uighuri, che hanno contatti con la popolazione del Xinjiang, hanno denunciato la repressione, affermando che la polizia cinese aveva aperto il fuoco su una
manifestazione “pacifica”, ma si sono finora limitati a parlare di un “numero imprecisato” di vittime.

Gli incidenti dopo una manifestazione di protesta

Nei suoi primi dispacci, Nuova Cina non precisa l’etnia delle vittime tra le quali, aveva affermato in precedenza, ci sarebbe almeno un agente della Polizia armata del popolo (Pap), il corpo
paramilitare addetto al controllo dell’ordine pubblico.

Gli incidenti sono stati innescati da una manifestazione di protesta per l’assassinio di due uighuri avvenuto il 26 giugno nel sud della Cina in scontri tra operai cinesi e uighuri nei quali
due giovani della minoranza musulmana sono rimasti uccisi.

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