SLA, i traumi sono un fattore di rischio

SLA, i traumi sono un fattore di rischio

Vi è un preciso legame tra l’insorgenza della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) ed i traumi. Più un soggetto è vittima di traumi, più diventa probabile la
manifestazione della malattia.

Questa la conclusione di una ricerca dell’Istituto Mario Negri di Milano, diretta dal dottor Ettore Beghi.

Gli studiosi hanno lavorato nel periodo settembre 2007-aprile 2010, coinvolgendo 631 volontari: 377 malati di SLA e 754 sani (gruppo di controllo), tutti intervistati e messi in relazione per
sesso ed età. Secondo il dottor Beghi, tale primo livello di analisi ha portato a galla “Un’associazione tra l’evento ‘trauma’ e la patologia, documentando un rischio relativo di 1,51”,
attribuendo al trauma l’etichetta di fattore di rischio.

Il passo successivo è stato verificare se e quanto il numero di traumi influisse sulla possibile comparsa della SLA.

L’indagine ha mostrato una relazione lineare: al crescere dei traumi subiti cresceva la probabilità di sclerosi. E tale informazione è stata confermata da operazioni di controllo,
come limitare l’analisi ai traumi avvenuti 5 anni prima l’esordio della patologia escludendo così eventi forse occorsi in epoche successive all’inizio dei sintomi. Al contrario, non
è stata poi trovata correlazione tra sede fisica del trauma e sito d’insorgenza della SLA.

Il dottor Beghi riassume così i dati ottenuti: “Si può dunque concludere che l’evento ‘trauma’ sia un fattore di rischio per la SLA, soprattutto se ripetuto e causa di
disabilità. Tale associazione è statisticamente significativa soprattutto tra i maschi e nel gruppo di pazienti ad esordio spinale”.

Oltre a tale scoperta, l’investigazione del team del Mario Negri si è imbattuta in un fattore positivo, già verificato da altre ricerche.

Si tratta del ruolo del caffè, in grado di agire da scudo. Tutti i test condotti hanno provato l’effetto anti SLA della bevanda. Ruolo che il caffè svolge anche contro malattie
simili: ” Recenti studi sul Parkinson, malattia neurodegenerativa come la Sla, hanno confermato l’azione benefica della caffeina in questo tipo di patologie”.

La ricerca di Breghi e colleghi ha poi consentito di illustrare l’andamento di un’altra indagine, condotta dalla dottoressa Caterina Bendotti, del laboratorio di Neurobiologia Molecolare del
Dipartimento Neuroscienze del Mario Negri.

L’equipe della dottoressa Bendotti ha utilizzato cellule staminali da cordone ombelicale su cavie animali affette da da degenerazione motoneuronale.

Allora, spiega la Bendotti, “E’ emerso che il ruolo benefico di queste cellule sulla progressione della malattia nei due modelli non è dovuto alla sostituzione cellulare ma, piuttosto,
alla produzione e secrezione da parte di queste cellule di fattori di crescita e citochine antinfiammatorie”.

Matteo Clerici

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