Si agli OGM, si agli agrofarmaci. “Pane e pace”, di Antonio Pascale
16 Maggio 2012
Un libro a favore dei meriti dell’alimentazione, contro il fanatismo della natura ed a favore di un mondo di pace per tutti.
Questo è “Pane e Pace” testo di Antonio Pascale edito da Chiarelettere.
Il libro è modellato sull’autore, capace di unire competenza e originalità politica.
Infatti, Pascale è un ispettore agrario, che da 23 anni si occupa delle stime dei danni delle calamità naturali sui terreni agricoli. A questo va a fianco un voto politico
decisamente orientato a sinistra. Ma un essere di sinistra non conforme: contro il modo di sentire di tale sezione politica, Pascale è un deciso sostenitore dell’intervento umano
sulla natura, anche con misure controverse come gli OGM e gli agfro-farmaci.
Come spiega il libro, l’amore per la natura incontaminata e l’odio per l’intervento umano deriva “Dal peggiore inquinante che esiste, quello culturale. È il sapere nostalgico, quello che
sostiene che tutto ciò che avveniva in passato ha valore, mentre ciò che viene prodotto nel presente è corrotto”. Infatti, di fronte ad una realtà di miseria e
raccolti scarsi (“La resa della terra era bassissima ed i prodotti scarsi” si è costruito un passato artificiale, “Un immaginario bucolico fuorviante, pensano a un mondo che sarebbe
bello esistesse, ma non c’è…”.
Contro tali idee, il testo mette sul piatto una realtà, cruda ma effettiva: “Se non interveniamo sulla natura, la natura torna a essere quello che è: selvaggia”. E tale
intervento, anche con metodi contestati ha dato risultati innegabili: “Quando sono nato, c’erano tre miliardi di persone sul pianeta. Ora sono quasi sette. E come si fa a sfamare così
tante bocche? Intervenendo sulla natura, per far funzionare meglio l’agricoltura”.
Così, nonostante una fede politica ben definita, il testo fornisce argomenti nettamente contro “Moltissimi intellettuali, soprattutto di sinistra, quelli che pensano che il passato
è “ideale” e quindi non ha senso muoversi in avanti…I santoni della sinistra bio-illogica”.
Ecco allora nomi come “Carlo Petrini di Slow Food, che nel suo decalogo pubblicato sull’Espresso per dire “No agli Ogm” sostiene che le piante mal sopportano le modifiche genetiche, che
è come dire, per fare un corrispettivo letterario, che Dante ha scritto Lo cunto de li cunti. O Mario Capanna, che diffonde in tv la leggenda metropolitana dell’Ogm detto
“fragola-pesce”. O Dario Fo, che quando parla di teatro sa cosa dice, ma quando parla di genetica no”.
Invece, l’uomo deve intervenire sulla natura: così facendo, conclude Pascale, si arriverà ad un periodo di pace e maggiore stabilità politica perchè, “Più
pane, più pace”. Lo sosteneva il Premio Nobel per la pace 1970, l’agronomo Norman Borlaugh, lo ribadisce il collega Antonio Pascale.
Antonio Pascale, “Pane e pace. Il cibo, il progresso, il sapere nostalgico”, Chiarelettere 2012, 7,5 Euro
Matteo Clerici





